La pandemia di coronavirus ha colpito duramente quasi tutti gli strati del tessuto economico. Tra questi, il mondo dei servizi non ha fatto eccezione. "La pandemia è stata un momento di presa di consapevolezza di questo settore, che ha avuto sicuramente un'importanza non solo per la difesa della collettività, ma soprattutto per uscire da questa fase di emergenza che ancora stiamo vivendo, proprio perché i servizi sono essenziali e vitali per l'uomo", ha detto Lorenzo Mattioli, presidente di Confindustria Servizi HCFS, in un'intervista con Fanpage.it commentando l'impatto dell'emergenza coronavirus su questo comparto.

Anche in questo settore, ove possibile, nei mesi di lockdown si è ricorsi allo smart working: "Lo smart working è sicuramente stato un modo per accelerare un processo già partito. Cercheremo di prenderne la parte migliore. Non tutti i mali vengono per nuocere e credo che il futuro ci darà una nuova dimensione di questo servizio. Credo che il futuro ci regalerà un 50% in smart working, ma l'altro 50% sarà necessariamente fatto dal vivo".

Nell'intervista con Fanpage.it Mattioli ha parlato anche della scadenza del blocco dei licenziamenti, che si avvicina, definendo però quel momento come affrontato troppo dal punto di vista ideologico e politico, e poco da quello concreto: "Essere imprenditori è chiaro che vuol dire poter agire facendo il bene dell'azienda e della collettività. Io credo che questa sarà un'opportunità per aprire nuovi posti di lavoro. La pandemia deve anche essere opportunità. Non mi spaventa il blocco dei licenziamenti, ma mi preme che vengano formate le persone".

Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, però, i servizi sono passati in secondo piano rispetto a molte altre attività: "Lo dico con dispiacere perché avevamo molte aspettative. Ma credo che su questo si possa ragionare perché siamo un settore in grande crescita", ha sottolineato Mattioli. E rispetto al futuro del comparto, il presidente di Confindustria Servizi HCFS ha affermato di immaginarselo come nel Nord Europa: "Vogliamo portare una cultura che è tipica anglosassone. Noi non vogliamo che lo Stato si sostituisca alle imprese, vogliamo che le imprese siano libere di fare il loro lavoro, ma con regole semplici e chiare. Come per il codice degli appalti, bisogna velocizzare queste attività. Non possiamo metterci anni per aggiudicare una gara"