Dunque. Con calma, davvero. Il Partito Democratico oggi sulla sua pagina Facebook (che ormai sta diventando gentista come un gruppo qualsiasi sulle "lasagne della mamma" o "prima gli italiani, renziani") decide di pubblicare un'immagine che riprende una dichiarazione del segretario Matteo Renzi. Roba da togliere il fiato:

"Noi non abbiamo il dovere morale di accoglierli" e "aiutarli davvero a casa loro" sono le stesse frasi che Salvini si porta sempre in tasca per scaldare le piazze (fisiche e virtuali) propinando paura e disperazione in cambio di un un pugno di voti. Dentro quelle frasi c'è la banalizzazione e la disumanità (perché non smetteremo di dirlo, anche se dovesse accadere che il restare umani finisse fuori moda più di quanto lo sia ora) di chi ha scambiato la politica per un salotto televisivo in cui svezzare e legittimare gli istinti peggiori. Ma, soprattutto, dentro questa frase c'è l'evidenza (la milionesima evidenza) di un partito che non ha nulla a che vedere con le sue radici, con i suoi intenti originari e nemmeno con quel "popolo di centrosinistra" a cui Renzi si rivolge dandolo per scontato come se fosse un'eredità conclamata arrivata da qualche zia morta in giro per il mondo.

La pagina Facebook del Partito Democratico, vista la mole di insulti ricevuti anche dai suoi stessi iscritti per il post, ha deciso poco dopo di cancellare l'immagine. Del resto se si pensa alla politica come un turbinio di slogan è normale che una "svista" un po' troppo a destra sia vissuta come un banale incidente di percorso da cancellare con un clic. Peccato però che il senso del pensiero renziano rimanga scritto a chiare lettere nel libro che Renzi ha scritto per Feltrinelli e uscirà il 12 luglio nelle librerie: nell'anticipazione dal sito del PD (che sbadati eh?) si ritrova tutto parola per parola. E non solo "l'aiutiamoli a casa loro" ma anche e addirittura un passaggio sulla "logica buonista e terzomondista per cui noi abbiamo il dovere di accogliere tutti quelli che stanno peggio di noi" , una difesa sull'identità con un bel trucchetto da prestigiatore in dizionario ("La parola “identità” è una parola positiva, non negativa. Identità non è il contrario di integrazione: il contrario di integrazione è disintegrazione") e addirittura un bullismo di specie ("Può dialogare, contaminare e farsi contaminare chi ha un’identità forte, della quale non si vergogna. Chi viene qui deve fare i conti con la nostra identità").

Insomma, quella frase non è un incidente di percorso, no: è proprio il fulcro di un pensiero che Renzi rivendica con orgoglio, tanto da meritarsi un libro.

Ma l'abisso morale è un altro: come può il Renzi che attraversava contrito Lampedusa al braccio di Giusi Nicolini trasformarsi in un Salvini qualsiasi? Per voti, semplicemente. Per quella sua fallace convinzioni che la gente possa votare uno che finge di essere di centrosinistra e strizza l'occhiolino a destra senza voler capire che, sia destra o sia sinistra, da sempre la gente preferisce l'originale. Per un mero calcolo politico (e per un'insana passione per il potere e il suo raggiungimento) ancora una volta il segretario democratico riesce a scontentare quasi tutti provando a lisciarli.

Ma c'è un ultimo punto sostanziale: come ci si può fidare di un uomo che dice tutto e il suo contrario in un lasso così breve di tempo? Come può cambiare il Paese chi si cambia ogni ora per piacioneria? Come possono essere affidabili le posizioni politiche di qualcuno che è così agile a rinnegarle? Quanti sarebbero pronti a scommettere sulla sua lealtà, tra l'altro alle sue stesse idee? Non basta tutto questo?