17 Luglio 2012
01:14

Matrimoni gay: cosa succede nel Pd? Intervista a Cristiana Alicata

“La Sinistra che non vuole il matrimonio per gli omosessuali è quella più retrograda”. Cristiana Alicata, membro della direzione regionale del Pd Lazio: “I problemi di Bindi, Fioroni e Bersani non sono gli stessi della società di oggi”. Sul segretario: “Se non sei capace di leggere il tuo tempo, vuol dire che questo non è più il tuo tempo”
A cura di Enrico Nocera
Assemblea Pd

Che succede nel Pd? Spaccature e divisioni sembrano essere all'ordine del giorno. Un partito forse troppo grande, privo di un'identità definita, che anche durante l'ultima assemblea di sabato scorso ha mostrato evidenti crepe. Motivo del contendere, oltre alle primarie, i diritti delle coppie omosessuali, con la parola “matrimonio” che sembra ancora indigesta all'ala più conservatrice del partito. Per fare un po' di chiarezza, abbiamo intervistato Cristiana Alicata, una degli esponenti più giovani del partito, con delega ai Diritti del XV Municipio di Roma e membro della direzione regionale del Pd Lazio: «C'è un ala del partito, quella di Fioroni, Bindi, Marini e Costa, che è la più arretrata e retrograda, che ragiona ancora per categorie invece che concentrarsi sui cambiamenti in atto nella società».

Alicata mostra di avere le idee chiare, non lesinando critiche al suo stesso partito: «La Sinistra che ha osteggiato l'estensione del matrimonio agli omosessuali è la stessa Sinistra che non governa da 6 anni, quella che non si preoccupa dei cittadini e delle loro esigenze, quella che non riesce a trovare nuovi modelli economici per questo Paese in ginocchio». La questione del matrimonio per i gay non è, secondo Alicata, riconducibile alle sole istanze promosse dagli omosessuali, non è qualcosa di circoscritto a una certa categoria di persone, «ma una cosa che riguarda tutti, un chiaro segno che una certa dirigenza del Pd non è capace di ascoltare le parole delle persone e degli elettori». Una frattura tra base e vertice che si può risolvere solo in un modo: «Con quelli che io chiamo i “nativi”: coloro che sono nati Democratici, non provenendo da altri partiti ormai defunti. Quei giovani di 30, 40 anni che riescono a comprendere i problemi dei cittadini perché vivono, ogni giorno, quelle stessi problemi che non sono di Bindi, D'Alema, Fioroni o Marini». Nemmeno di Bersani? «Nemmeno i suoi. Io penso che se uno non è più capace di interpretare il suo tempo, vuol dire che quello non è più il suo tempo».

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