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Mai così tanti poveri in Italia, ma guai a parlare di patrimoniale per i milionari, mi raccomando

ll rapporto Caritas di quest’anno dice che l’organizzazione pastorale non ha mai aiutato tanti poveri come quest’anno. E che i problemi sociali di questo Paese si chiamano solitudine, stipendi bassi e casa. Forse la politica dovrebbe occuparsi di questo anziché dibattere sulla remigrazione e fare scudo contro le tasse ai super ricchi.
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282.539. Tenete a mente questo numero, perché è il numero delle famiglie che nel 2025 sono state assistite dalla Caritas. Una ogni cento. Mai così tante. Partiamo da qui, anche se il rapporto presentato dall’organizzazione pastorale della chiesa cattolica ci dice molto altro sulla povertà in Italia, e sono numeri che spaventano. Che raccontano il nostro Paese meglio di qualunque propaganda politica e fanfara filo governativa. E che dicono alle forze politiche quali dovrebbero essere le priorità della politica, alla vigilia delle elezioni.

Ci dice, ad esempio, che gli interventi per ovviare alla povertà e alla solitudine degli anziani è in aumento del 191%. O, anche, che una famiglia povera su quattro è tale anche in presenza di almeno uno stipendio. E che quindi, oggi, non basta lavorare per chiamarsi fuori dalla soglia di povertà, perché aumentano i prezzi ma non gli stipendi. E non a caso, più del 60% del lavoro povero si concentra al Nord. Caritas ci dice anche che un povero su due ha un problema che si chiama casa. Il 35% non ce l’ha proprio, mentre più di un povero su dieci non riesce a stare dietro a mutuo, affittto o bollette.

E non c’è niente di meglio di questi numeri per raccontare che il vero fallimento politico del governo Meloni sia stato nell’incapacità conclamata di incidere su ciascuno di questi temi. Cresce l’occupazione, ma aumentano i lavoratori poveri. Via il reddito di cittadinanza, sostituito da niente o quasi. Un piano casa presentato alla chetichella che sfida il ridicolo per quanto circoscritto e senza soldi, così come del resto tutti gli interventi per cercare di abbassare le tasse sul lavoro.

E poi, il capolavoro finale. Perché ovviamente il giochino è sempre lo stesso: se aumenta la povertà, la colpa è dei poveri, ed è con loro che bisogna prendersela. Contro i poveri giovani, ad esempio, che non hanno voglia di lavorare, che non fanno più figli e fanno gli schizzinosi se lo stipendio è troppo basso. O contro i poveri stranieri, che signora mia siamo in troppi e se ne devono tornare a casa. O contro le povere donne, che sono sempre e costantemente più povere e peggio pagate degli uomini.

Mentre guai a dire che, forse, il problema di questo Paese è che ci sono troppe tasse sui redditi da lavoro e poche tasse sui grandissimi patrimoni. Che lasciare i soldi ai ricchi non fa sgocciolare ricchezza verso la base della piramide sociale, ma genera disuguaglianza. Che non c’è contrapposizione tra investire sulla crescita e sulla redistribuzione: redistribuisci, e il Paese crescerà. Che non agire, soprattutto, e lasciare che sia il mercato a farlo, è comunque agire per costruire una società sempre più disuguale, povera e sola.

Ecco: fossimo nella sinistra, forse partiremmo da qui per costruire l’alternativa alla destra della remigrazione e delle guerre tra poveri. Senza troppa paura di spaventare i super ricchi.

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019) e"Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024). Il suo ultimo libro è "Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell'Italia di Giorgia Meloni" (Rizzoli, 2025)
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