Il deputato di +Europa Riccardo Magi spiega a Fanpage.it le ragioni del suo No al referendum costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari. Per prima cosa evidenzia come nel nostro Paese ci sia già un "problema di rapporto tra cittadini ed eletti", affermando che la riduzione dei parlamentari non farebbe altro che porre ulteriori questioni di rappresentanza. "Quando si riduce troppo il plenum di un'assemblea si creano delle soglie di sbarramento implicite", afferma Magi. Un problema di pluralismo democratico che andrebbe a gravare specialmente su alcune Regioni, in particolare quelle più piccole. "Questo fa sì che il voto di un cittadino italiano di una Regione valga meno del voto di un cittadino italiano di un'altra Regione", avverte il deputato.

Magi affronta anche la questione economica: "Ci sono mille modi per fare davvero un risparmio di risorse pubbliche, in maniera molto più consistente. Qui noi parliamo di circa 50 milioni di euro l'anno, cioè si può risparmiare sulla pubblica amministrazione, si può risparmiare persino andando a toccare le indennità dei parlamentari o dei consiglieri regionali rimodulandole. Ci sono varie voci di spesa, si possono fare tante cose", afferma. Ma ribadisce: "Quello che è sbagliato è che si vada a tagliare il parlamento per un motivo di spending review, è proprio un livello di discorso che non andrebbe accettato dai cittadini, che contiene una truffa nei loro confronti".

Sulla posizione del Partito democratico, Magi sottolinea come i dem abbiano fatto, nelle prime tre letture della riforma costituzionale, "una dura opposizione", ma si siano poi ritrovati a cambiare opinione in quanto si tratterebbe di "una delle condizioni poste alla base della nascita del governo attuale". E denuncia: "Per poter giustificare e coprire questo cambio repentino, e anche abbastanza imbarazzante da un punto di vista delle motivazioni, è stato necessario dire che si sarebbero affiancati dei correttivi. Che a mio avviso sono delle toppe peggiori del buco". Il deputato riconosce come il sistema istituzionale abbia bisogno di riforme, ma sottolinea come questo tema meriterebbe un dibattito più ampio, "non il lancio di una nuova idea per provare a giustificare comportamenti incoerenti".

Magi avverte anche sull'influenza nell'esito del voto che l'accorpamento tra elezioni regionali e referendum potrebbe avere: "Nella storia italiana non c'è mai stato un accorpamento tra referendum costituzionale e altri tipi di elezioni. Questo perché un referendum costituzionale meriterebbe uno spazio autonomo, senza che questa scelta sia influenzata da altre di carattere politico. Evidentemente svolgere due campagne elettorali sovrapposte crea delle distorsioni sul voto".

E ancora: "Il Parlamento è di tutti. Si può anche essere in disaccordo con il 90% di chi in quel momento siede in Parlamento, ma questo di per sé è un'istituzione da preservare". Lanciando un appello agli elettori, Magi conclude: "Il Parlamento non è il luogo in cui siede chi vi vuole fregare. Provate a pensare al Parlamento come il luogo in cui devono essere rappresentate il più possibile tutte le idee. E provate anche a pensare che votando No voterete anche per correggere un errore che è stato fatto esattamente da quei parlamentari. Il referendum costituzionale serve a consentire in ultima battuta ai cittadini di opporsi a una riforma che è stata fatta frettolosamente e per motivi strumentali, cioè politici, e non per avere delle istituzioni migliori".