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Covid 19

L’Unione europea chiede di lasciare le frontiere aperte nonostante i focolai

Nonostante ci sia stata una risalita dei contagi in tutto il Continente la Commissione Ue ha inviato lo scorso 7 agosto una lettera ai partner europei, chiedendo di limitare le restrizioni a circostanze del tutto eccezionali e soprattutto di agire in modo coordinato: “La risposta deve essere proporzionata, coordinata e basata su prove scientifiche”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Aumentano i casi nel mondo e i Europa. Oggi l'Oms ha comunicato i numeri mondiali della pandemia, sottolinenando che nelle ultime 24 ore si sono registrati 294mila casi, il numero di contagi giornalieri più alto dall'inizio dell'emergenza. In Francia c'è stato un nuovo picco: ben 3.310 contagi nelle ultime 24 ore, un vero e proprio record, come ricordano i media francesi citando i dati del ministero della Salute. Sono stati inoltre segnalati 17 nuovi focolai, che ora a livello nazionale ammontano a a 252. I casi totali registrati nel Paese hanno raggiunto 253mila, poco meno dell'Italia.

Eppure l'Europa ha lanciato un appello: no alla chiusura delle frontiere in assenza di dati certi. I danni economici sarebbero devastanti, dopo il calo del Pil dell'11,7% registrato nel secondo trimestre, dopo i lockdown nazionali.

Per questo la Commissione Ue ha inviato lo scorso 7 agosto una lettera di quattro pagine ai partner europei, nella quale i commissari chiedono di limitare le restrizioni a circostanze del tutto eccezionali e soprattutto di agire in modo coordinato. Per Bruxelles la situazione sanitaria sarebbe "volatile", con una situazione epidemiologica che varia molto da Paese a Paese. Pertanto, sebbene la decisione sulla chiusura delle frontiere sia in capo agli Stati, sottolinea: "Data l'esperienza dell'inizio della pandemia, ci teniamo a sottolineare che il coordinamento resta fondamentale per garantire chiarezza e prevedibilità per i cittadini e le imprese, soprattutto nel settore dei viaggi".

Tre mesi fa il Commissario all'Economia, Paolo Gentiloni, in un'intervista a El Paìs, aveva assicurato: "Avremo una stagione turistica estiva". Ed effettivamente con i turisti che si sono mossi da un Paese all'altro si è spostato anche il virus. E così in sole 24 ore lo scorso venerdì la Germania ha sconsigliato ai suoi cittadini di viaggiare in Spagna, perché considerata una "zona a rischio".

Il Regno Unito ha imposto una quarantena di due settimane ai viaggiatori provenienti dalla Francia. E lo stesso ha fatto Parigi con chi proviene dalle isole britanniche e vuole entrare in Francia. I Paesi Bassi hanno invece raccomandato di non recarsi in sei province spagnole (Madrid, Isole Baleari, Burgos, Salamanca, Almería e Navarra). E in questo modo l'Ue teme possa verificarsi la stessa situazione frammentaria sulle chiusure dei confini che si è verificata nelle prime fasi della pandemia.
La situazione insomma sta peggiorando. Nella lettera inviata il 7 agosto la Commissione Ue, rivolgendosi ai governi nazionali, dice: "Dobbiamo garantire che l'UE sia pronta per i focolai, ma allo stesso tempo evitare una seconda ondata di azioni non coordinate alle frontiere interne".

"Il ripristino di restrizioni e controlli alle frontiere inefficaci deve essere evitato. La risposta deve essere proporzionata, coordinata e basata su prove scientifiche", aggiunge il testo inviato agli ambasciatori dei Ventisette e del Regno Unito dal direttore generale della Giustizia, Salla Saastamoinen, e dal suo omologo per l'Interno, Monique Pariat.

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