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L’Unhcr chiede al governo italiano di reinserire la protezione speciale per i migranti

In una lunga nota tecnica sul decreto Cutro, l’Unhcr commenta il testo approvato dal governo Meloni sulla gestione dei migranti e chiede di reinserire la protezione speciale appena eliminata.
A cura di Tommaso Coluzzi
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A due settimane dall'approvazione definitiva del decreto Cutro, varato dal governo dopo l'ennesima strage di migranti, è arrivata una nota tecnica dell'Unhcr in cui l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati commenta il testo sottolineandone i punti critici. Si comincia riconoscendo alle autorità italiane le difficoltà del caso, e anche lo sforzo compiuto "nell’individuare soluzioni per rispondere alla pressione migratoria e preservare l’integrità e l’efficienza del sistema di asilo, nell’interesse delle persone con bisogni di protezione internazionale".

Sulle procedure di frontiera e trattenimento dei migranti, l'Unhcr spiega che "possono essere esaminate in tempi più ristretti e in frontiera quelle domande di protezione internazionale che, in una fase iniziale di raccolta delle informazioni e registrazione, appaiano manifestamente infondate". Mentre il trattenimento "sarà ammissibile nel caso di domande manifestamente infondate, per un periodo limitato, e in ogni caso non eccedente le quattro settimane, allo scopo di concludere l’esame della domanda, fatta salva l’applicabilità delle previste garanzie legali e procedurali".

Nella nota si legge:

L’Unhcr ricorda, inoltre, che tutte le strutture individuate come possibili luoghi di trattenimento ai fini della procedura di frontiera, dovranno essere disciplinate in conformità con quanto previsto dalla Direttiva accoglienza (art. 10), quanto alle condizioni per il trattenimento dei richiedenti asilo, quali la disponibilità di spazi aperti, la possibilità di comunicare e ricevere visite (da parte di personale Unhcr, familiari, avvocati, consulenti legali e rappresentanti di organizzazioni non governative) e il diritto di essere informati delle norme vigenti nel centro.

E ancora, sul trattenimento, che è ciò che avviene – ad esempio – nei Cpr italiani:

La posizione dell’Unhcr, in linea con il diritto internazionale dei rifugiati e dei diritti umani, è che, in qualunque circostanza, il trattenimento dei richiedenti asilo dovrebbe essere generalmente evitato e considerato solo come misura di ultima istanza, in ogni caso non idonea per i minori e, in linea di principio, per le persone sopravvissute a violenza e trauma. Tra le circostanze eccezionali in cui il trattenimento potrà essere considerato rientrano, come già menzionato, le procedure di frontiera, nei limiti temporali e di casistica sopra evidenziati.

L'Unhcr chiede anche di valutare necessità, proporzionalità e ragionevolezza del trattenimento di un richiedente asilo, e di lavorare all’individuazione di misure alternative. Infine aggiunge:

Il trattenimento deve trovare fondamento in uno scopo legittimo, quale ad esempio l’esecuzione di una decisione definitiva di rimpatrio nei confronti di una persona che non abbia alcun bisogno di protezione o altro titolo di soggiorno. Efficaci interventi per potenziare i rimpatri, a partire da quelli volontari nell’ambito di idonei programmi, sono, quindi, imprescindibili, onde evitare di imporre inutili sacrifici della libertà personale alle persone.

Le Nazioni Unite esprimono anche "profonda preoccupazione" per l'eliminazione, con il decreto Cutro, dei servizi alla persona – come il supporto psicologico, l'informazione e l'orientamento legale, l'orientamento al territorio e la somministrazione di corsi di lingua italiana – e raccomanda la reintroduzione dei servizi.

Infine l'Unhcr si sofferma anche sulle forme complementari di protezione, come la protezione speciale, eliminata dal governo Meloni proprio con il decreto Cutro:

Si ribadisce la necessità di garantire una forma di protezione complementare alle persone che, in caso di rientro nel proprio Paese, rischino una violazione dei propri diritti fondamentali, così come tutelati dal sistema di protezione dei diritti umani internazionale e regionale.

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