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Luigi Ferrajoli: “Armi crimine contro l’umanità, l’unica garanzia della pace è il disarmo globale”

Guerra nucleare, collasso climatico, disuguaglianze: per il giurista Luigi Ferrajoli l’unica via è una Costituzione della Terra che vincoli stati e grandi potenze.
Luigi Ferrajoli a destra, il presidente brasiliano Lula a sinistra
Luigi Ferrajoli a destra, il presidente brasiliano Lula a sinistra

Guerre in corso, crisi climatica, disuguaglianze crescenti e democrazie sotto pressione: il mondo sembra arrancare senza una rotta. Anzi, peggio: con una rotta disegnata dalle autocrazie dell'ultradestra, affamate di egemonia nel panorama politico mondiale. Per il giurista Luigi Ferrajoli, massimo teorico contemporaneo del garantismo e presidente di Costituente Terra – nonché promotore dell'evento "Europa, una via per ritrovare i propri valori fondanti e tornare protagonista nel mondo", in programma oggi alla Fondazione Giuseppe di Vittorio a Roma – è urgente riscrivere le regole del gioco. Per questo è stato ideato il progetto di una Costituzione della Terra: riformare l'ONU, disarmare gli Stati, garantire diritti sociali universali. Non un'utopia, ma "l'unica risposta realistica".

Professore cos'è esattamente "Costituente Terra" e come nasce il progetto di una Costituzione della Terra?

“Costituente Terra” è un’associazione sviluppatasi in questi anni soprattutto in Europa e in America Latina, a sostegno del progetto di una Costituzione della Terra da me elaborato in due libri – Per una Costituzione della Terra. L’umanità al bivio del 2022 e Progettare il futuro. Per un costituzionalismo globale, del 2026, pubblicati entrambi da Feltrinelli e tradotti in più lingue – e, inoltre, in un terzo libro, Per una Federazione della Terra, che uscirà anch’esso con Feltrinelli nel prossimo settembre. Questo progetto può sembrare, con i tempi bui che corrono, un’utopia. E invece, è la sola risposta realistica e razionale a un futuro di catastrofi che può concludersi con l’estinzione dell’umanità. Stiamo vivendo il momento più drammatico della storia umana. Il futuro del genere umano è minacciato da tre flagelli: 1) il pericolo di una guerra nucleare, in un mondo sempre più armato, dominato dalla logica del nemico, dal disprezzo per il diritto e dalla legge del più forte; 2) il riscaldamento climatico che se non arrestato produrrà in tempi non lunghissimi la distruzione delle condizioni di vita e l’inabitabilità del pianeta; 3) la crescita delle disuguaglianze e delle violazioni dei diritti umani. L’umanità può salvarsi da un’insensata auto-distruzione solo se sarà capace di attuare una svolta: la trasformazione della Carta dell’Onu in una Costituzione della Terra che imponga limiti, vincoli e controlli agli odierni poteri selvaggi delle grandi potenze nucleari e dei mercati globali, attraverso il disarmo globale, la tutela dei beni vitali della natura e la creazione di istituzioni globali di garanzia della salute, dell’istruzione e della sussistenza di tutti gli esseri umani.

Lei propone una rifondazione costituzionale dell'ONU basata su tre valori: pace, tutela della natura e uguaglianza nei diritti fondamentali. In cosa consisterebbe concretamente questa riforma?

Pace, tutela della natura (cioè delle condizioni di vita sul nostro pianeta) e uguaglianza di tutti gli esseri umani nei diritti fondamentali, sono i tre valori o principi universali e vitali che nessuno Stato, da solo, può realizzare e che richiedono una rifondazione del patto di convivenza stipulato 81 anni fa con la carta dell’Onu e poi con le tante carte internazionali dei diritti umani. Quel patto – una sorta di costituzione embrionale del mondo – è fallito, e non poteva non fallire. Per una ragione elementare. La carta dell’Onu e le altre tante carte internazionali promettono pace e diritti. Ma queste promesse sono solo parole perché sono prive di garanzie. E quali sono queste garanzie, senza le quali la pace, la tutela dell’ambiente e i diritti umani sono destinati a restare enunciazioni retoriche, del tutto prive di effettività? La prima garanzia, suggerita dall’esperienza delle nostre democrazie costituzionali, è l’introduzione della rigidità della Carta dell’Onu e delle varie carte dei diritti umani, cioè la loro sopra-ordinazione a tutte le altre fonti, statali e internazionali, garantita da una Corte costituzionale globale in grado di annullare le violazioni dei principi in esse stabiliti. Il secondo ordine di garanzie consiste nell’introduzione, in questo nuovo patto di costituzionalizzazione dell’Onu che ho chiamato Costituzione della Terra, delle garanzie di tutti i principi e i diritti in esso stabiliti. Il costituzionalismo globale in tale patto progettato dovrà essere non solo un costituzionalismo e un garantismo dell’uguaglianza, tramite le garanzie universali dei diritti di libertà e dei diritti sociali di tutti gli abitanti della Terra, ma anche, e soprattutto, un costituzionalismo e un garantismo della sopravvivenza, che dovrà riguardare i beni: da un lato i beni micidiali, come le armi, che una Costituzione della Terra deve mettere al bando come beni illeciti, tramite norme penali che proibiscano e puniscano severamente la loro produzione e il loro commercio; dall’altro i beni vitali da tutelare quali beni fondamentali, tramite garanzie che invece ne assicurino la conservazione e l’integrità e li rendano accessibili a tutti. Sono le garanzie più importanti perché sono dirette a impedire l’estinzione dell’umanità: la pace, che va garantita dalle guerre e dal pericolo della loro degenerazione in conflitti nucleari; l’ambiente naturale, che va garantito dal riscaldamento climatico che sta producendo la progressiva inabitabilità di parti crescenti del pianeta.

Suggerisce di riformare l'Unione Europea introducendo garanzie sociali come un reddito di base europeo o un salario minimo continentale. Perché queste misure sarebbero decisive non solo sul piano sociale, ma anche per la tenuta democratica dell'Europa?

Nessun progetto federale – dall’Unione Europea all’Organizzazione delle Nazioni Unite  – è credibile e popolare se si riduce a un’opera di semplice ingegneria istituzionale, cioè all’introduzione delle sole norme organizzative delle funzioni federali di governo, non accompagnata da concreti contenuti di libertà e di giustizia sociale imposti da adeguate funzioni federali di garanzia. Un simile progetto sarà sempre inteso – e sarà sempre facile ai tanti populisti farlo intendere – come una semplice limitazione delle sovranità nazionali, di per sé priva di attrattive e di interesse. Mentre è solo l’introduzione di garanzie e di istituzioni di garanzia di beni e di diritti vitali – della pace, dell’ambiente, delle libertà, della sussistenza, della salute e dell’istruzione, in breve di quella che ho chiamato la dimensione sostanziale della democrazia – che può procurare consenso e popolarità, dapprima alle democrazie nazionali e poi all’Unione Europea e a una possibile Federazione della Terra. Se l’Unione Europea mostrasse non più solo il volto ostile dei pareggi dei pubblici bilanci e delle crescenti spese militari in danno delle spese sociali, ma il volto benefico di un’Europa sociale, o ancor meglio liberalsocialista, basata sulla garanzia dell’uguaglianza e dei diritti fondamentali, otterrebbe una ben più sicura legittimazione e si consoliderebbe come istituzione realmente unitaria sorretta dal consenso popolare. Solo su queste basi, d’altro canto, può formarsi un popolo europeo, fondato sull’uguaglianza e sulla conseguente solidarietà, e si garantirebbe la tenuta democratica dell’Unione. Pensiamo solo alla popolarità che l’Unione acquisterebbe, a dispetto di tutti i sovranismi e di tutti gli euroscetticismi, se introducesse, come nel nostro progetto di una Costituzione della Terra, un reddito universale di cittadinanza a garanzia della sussistenza, un salario minimo dei lavoratori di almeno il doppio del reddito di base, servizi sanitari e scolastici europei di carattere universale e gratuito in rapporto di sussidiarietà con quelli degli Stati nazionali e un fisco europeo realmente progressivo. Basterebbe una sola di queste misure a capovolgere l’immagine dell’Unione.

Stiamo assistendo all'affermazione di un pensiero di estrema destra sempre più aggressivo, che sta condizionando le politiche di molti stati e imponendosi come forza egemonica nel dibattito pubblico. Come si spiega questa avanzata “culturale” e politica, e quali strumenti possono essere messi in campo per contrastarla?

È vero: mentre le destre crescono grazie alla loro ostentata aggressività, le sinistre hanno paura della loro stessa identità progressista. Alla base di questa deriva ci sono due fattori. Il primo è il vuoto intellettuale e morale lasciato dal declino, fino all’afasia, delle culture politiche progressiste, sia della cultura liberale che di quella socialista. Il secondo, in parte conseguente al primo, è l’impotenza del diritto, che anche le sinistre hanno consentito di ignorare ai nuovi padroni del mondo. Questo crollo della politica e del diritto è dovuto a sua volta a molteplici fattori, il più rilevante dei quali è stato la totale liberalizzazione della circolazione dei capitali – altra operazione messa in atto in gran parte dalle sinistre, negli anni Novanta del secolo scorso – che ha determinato l’asimmetria tra il carattere globale dell’economia e della finanza e il carattere locale della politica e del diritto. Ne sono seguite la confusione o comunque la subalternità dei poteri politici a poteri economici e finanziari sempre più sregolati e selvaggi, in grado di imporre, con la minaccia della loro fuga all’estero, la riduzione delle imposte e con esse delle spese sociali, la demolizione del diritto del lavoro e l’assenza di limiti alla devastazione dell’ambiente. La forma di governo più funzionale a questa confusione o a questa subalternità, e al tempo stesso più in sintonia con le forze populiste che frattanto hanno preso il sopravvento in gran parte dell’Occidente, si è rivelata la semplificazione maggioritaria e talora personalizzata della rappresentanza, il reclutamento del ceto politico tramite la cooptazione dei fedeli e la trasformazione dei partiti in gruppi di potere sradicati dalla società.

Concretamente, cosa dovrebbero fare gli stati, le istituzioni internazionali e la società civile per fermare le guerre in corso, promosse e alimentate da autocrati che sembrano agire oggi al di sopra di qualsiasi legge?

La sola garanzia realistica della pace è il disarmo globale e totale, attraverso la proibizione e la punizione come crimini contro l’umanità della produzione, del commercio e della detenzione di armi. Ѐ necessario, a tal fine, promuovere nel senso comune la percezione, in ogni guerra e in ogni assassinio, della corresponsabilità morale, al confine con il concorso penale per dolo eventuale, della produzione e del commercio delle armi. Queste fabbriche di morte si rendono accettabili con l’idea che le vittime delle armi prodotte o vendute sono anonime, impersonali, sconosciute, indeterminate e, soprattutto, solo possibili e comunque future. Ma queste vittime sicuramente ci saranno, perché le armi sono costruite per uccidere. Di qui la necessità della messa al bando di tutte le armi – non solo delle armi nucleari, ma di tutte le armi da fuoco – come unica garanzia della pace e della sicurezza. Senza le armi le guerre sarebbero impossibili, e crollerebbe il numero dei 460.000 omicidi, in gran parte con armi da fuoco, che si verificano ogni anno nel mondo- La difesa delle armi – del diritto di produrle, di venderle, di acquistarle e di detenerle – equivale in realtà alla difesa della legge del più forte: della guerra nelle relazioni internazionali e della criminalità nelle relazioni interpersonali. Giacché le armi sono lo strumento della forza, e la loro difesa riflette la logica del nemico come unica logica vincente nei rapporti tra i popoli e tra le persone.

Lei ha dedicato gran parte della sua vita alla difesa e alla garanzia dei diritti. Oggi, guardando al mondo così come si presenta, cosa la preoccupa di più e cosa invece, nonostante tutto, la rende ancora fiducioso nel futuro della società?

Non avrei mai pensato di vedere un giorno lo sviluppo di un fascio-liberismo globale, irresponsabile ed ottuso, chiuso nella difesa miope e feroce di privilegi e di potere. Ciò che mi preoccupa è il vuoto intellettuale e morale delle forze che si dicono progressiste e che è stato anche la causa di questa loro regressione politica. Ciò che mi rende fiducioso è la forza della ragione. Il progetto di una Costituzione della Terra è letteralmente nell’interesse di tutti, non solo dei poveri e dei deboli, ma anche dei ricchi e dei potenti, perché viviamo tutti sul medesimo pianeta – siamo tutti sulla stessa barca – e le attuali politiche distruttive, siano esse militari o antiecologiche, sono in grado di travolgere tutti. Voglio perciò concludere con una nota di ottimismo. Lo scopo perseguito dal progetto di una Costituzione della Terra è mostrare la differenza tra ciò che è improbabile e ciò che è impossibile. Benché improbabile, a causa della difficoltà di arrestare la macchina impazzita del capitalismo, l’alternativa a quanto accade esiste ed è possibile. E se un fine morale è possibile, scrisse Kant, allora perseguirlo è un dovere morale. L’energia costituente in grado di promuovere il progetto di un costituzionalismo globale richiede perciò quello che più volte ho chiamato ottimismo metodologico, cioè la consapevolezza che un futuro di pace e di uguaglianza, in alternativa alle catastrofi incombenti, è possibile, oltre che necessario ed urgente. Si tratta di un ottimismo fondato sulla ragione. Le emergenze che minacciano il futuro dell’umanità, a cominciare da quella  ecologica, possono infatti provocare un risveglio della ragione e una mobilitazione universale, internazionale e intergenerazionale, all’insegna dell’unità, della cooperazione e della solidarietà dell’intero genere umano: perché la pace e il salvataggio delle condizioni di vita sul nostro pianeta sono nell’interesse di tutti, poveri e ricchi, deboli e potenti, giacché siamo tutti, letteralmente, sulla stessa barca e il pianeta Terra è realmente la nostra casa comune. La polis odierna, in breve, è sempre più chiaramente il mondo, che solo grazie a una rifondazione del patto di convivenza può passare dall’odierno stato di natura, nucleare ed ecologicamente distruttivo, allo stato civile. L’alternativa è semplice e drammatica: è tra il sogno di un’umanità pacificata, basata sull’uguaglianza e la solidarietà, e l’incubo di un’umanità in guerra permanente e votata all’estinzione.

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