Nel novembre 2014 l'Unione europea aveva da poco annunciato nuove sanzioni nei confronti di Mosca per l'annessione della Crimea. A marzo, infatti, con un referendum la penisola avrebbe scelto di entrare far parte della Federazione Russa con un voto che, però, che non è mai stato riconosciuto dalla comunità internazionale. Sono quindi seguite sanzioni economiche e politiche al Paese. L'allora eurodeputato Matteo Salvini, già leader della Lega Nord, aveva quindi deciso di viaggiare a Mosca accompagnato da un delegazione del Carroccio, come dimostra un'intervista pubblicata su una rivista russa, per mostrare la sua opposizione ad una decisione che, secondo il suo partito, danneggiava le esportazioni italiane verso il Paese. Uno dei tanti viaggi che diversi esponenti di via Bellerio faranno negli anni seguire, culminati nell'incontro con alcuni funzionari del Cremlino su cui si è concentrata l'inchiesta dei presunti finanziamenti russi a sostegno della campagna politica alle elezioni europee. E soprattutto, una visita a cui ha partecipato anche Gianluca Savoini, al centro delle polemiche ora: in quell'occasione Salvini, che ora sta cercando in tutti i modi di prenderne le distanze, lo aveva definito il suo rappresentate ufficiale.

Il viaggio a cui fa riferimento l'intervista, curata da Eliseo Bertolasi, giornalista di Sputnik Italia, e pubblicata da International Affairs, è avvenuto fra il 10 e il 15 ottobre 2014. Oltre a Salvini e Savoini, presentato dall'articolo come il presidente dell'associazione Russia-Lombardia e rappresentate della delegazione, erano presenti l'eurodeputato, Claudio D'amico, il presidente della Lega Nord a Milano, Paolo Grimoldi, il deputato leghista e direttore di radio Padania, Alessandro Morelli, gli associati a Russia-Lombardia, Max e Gian Matteo Ferrari, e il giornalista del Corriere della Sera, Stefano Cavicchi. Lo scopo della visita, si legge nell'articolo, è quello di stabilire delle relazioni volte a ridurre le conseguenze delle sanzioni alla Russia, che dimostravano di avere un effetto boomerang sull'economia italiana. L'impatto negativo, si spiega, è dovuto al calo degli export verso la Russia. Per questo, l'intervista vuole "informare sui reali o meno benefici che le sanzioni avrebbero portato agli interessi nazionali, che il governo italiano dovrebbe proteggere". La delegazione italiana a Mosca, viene specificato, ha incontrato l'allora capo della Commissione affari esteri, Alexei Pushkov, e l'allora presidente della Duma di Stato, Sergei Naryshkin. "Al giorno d'oggi è importante costruire relazioni, non solo fra gli Stati, ma anche fra singole regioni e partiti politici", ha detto in quell'occasione Salvini. Fanpage.it ha quindi tradotto l'intervista integrale: eccola.

L'intervista a Matteo Salvini e Gianluca Savoini

Eliseo Bertolaso: "Salvini, la sua delegazione è tornata recentemente da Mosca. Come è andata la vostra visita? Si può già parlare di qualche risultato?"

Matteo Salvini: "La visita ha avuto anche più successo di quanto ci aspettavamo. Il nostro scopo a Mosca era quello di affinare le relazioni con quei contatti a cui hanno lavorato nei mesi scorsi i miei rappresentati ufficiali, Gianluca Savoini e Claudio D'Amico. È stato lui, già membro del Parlamento europeo presso la delegazione italiana all'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, a fornirci una ragione per venire in Russia, permettendoci di incontrare importanti rappresentati del governo a Mosca e in Crimea. Una visita che è quindi culminata con il presidente della Duma, Sergei Naryshjin, grazie al quale siamo stati invitati ad assistere ai dibattiti nell'Aula. Siamo poi stati presentati ai deputati che erano presenti, che ci hanno applaudito e ringraziato per la posizione che abbiamo assunto in relazione alle sanzioni contro la RussiaAbbiamo ricevuto anche un caloroso benvenuto al Palazzo presidenziale di Simferopol, dove abbiamo incontrato il primo ministro della Crimea, Sergej Valer'evič Aksёnov, il presidente del Parlamento di Crimea, Vladimir Andrijovič Konstatinov, e il rappresentate ufficiale di Vladimir Putin, Oleg Belaventsev. Il primo risultato della nostra visita è stata la firma di un accordo fra il partito della Lega Nord e quello di Russia Unita, un'intesa in tema di cooperazione su temi che ci accomunano e che sono oggetto di discussione nelle istituzioni europee, in cui siamo entrambi rappresentati. Mi è stato detto che si è trattato di un documento senza precedenti fra la Russia e un partito europeo (non solo italiano). Si è anche trattato del primo passo per altri accordi su questioni di estrema importanza, di cui vedremo presto i risultati".

Eliseo Bertolaso: "Lei ha anche già incontrato il presidente Putin a Milano. Anche in quell'occasione la discussione si è concentrata sull'opposizione alle sanzioni contro la Russia?".

Matteo Salvini: "L'ambasciatore russo in Italia, Sergei Razoc, che ha piacevolmente chiacchierato con noi mentre attendavamo l'incontro con Putin, ci ha informato della visita di tre giorni del presidente a Milano, che arrivava direttamente da Belgrado. Dopo aver incontrato il presidente ucraino Petro Oleksijovyč Porošenko, il presidente Putin ha voluto incontrarci per un tè insieme. Naturalmente abbiamo parlato anche delle assurde sanzioni che sono state imposte alla Russia da una timida Unione europea che non sta proteggendo gli interessi dei suoi cittadini, ma quelli delle oligarchie economiche, delle lobby e dei potenti. Ma abbiamo anche discusso altri punti importanti, come la protezione dell'autonomia nazionale contro l'immigrazione clandestina e la difesa dei nostri valori tradizionali".

Eliseo Bertolaso: "È chiaro che l'utilizzo delle sanzioni contro la Russia ha anche avuto un effetto boomerang sulle aziende italiane, specialmente nel Nord del Paese. Ha qualche dato a disposizione che permetterebbe di calcolare l'ammontare delle perdite?".

Matteo Salvini: "L'Italia ha già perso 5 miliardi di euro. Come se non ci fosse già in corso una seria crisi economica nel Paese. La metà di queste perdite pesano sulla produttività, il commercio e il settore agricolo nelle regioni del Veneto e della Lombardia".

Eliseo Bertolaso: "La Russia non è solo un partner economico affidabile, ma negli ultimi anni si è anche trasformato in uno di vitale importanza. Questo perché ha garantito un mercato alle esportazioni dei prodotti italiani, assicurando così anche posti di lavoro in un periodo in cui il nostro Paese è colpito dalla crisi economica. Speriamo che prima o poi qualcuno nel governo italiano ci spieghi come, per proteggere gli interessi nazionali, siamo arrivati ad una decisione contro la Russia che danneggia gravemente anche il nostro Paese. Ha qualche idea sul perché queste decisioni sconsiderate sono state prese?".

Matteo Salvini: "Questo è un governo che non ha eletto nessuno. Il governo è capeggiato da un primo ministro che è solo capace di parlare e che si incontra con Angela Merkel ogni mese, la vera sponsor degli ultimi tre esecutivi italiani. La risposta alla sua domanda è contenuta in questo fatto. Questi signori vengono messi al loro posto da alcune autorità europee, per cui devono rispondere a queste e fare ciò che loro dicono. Così, in accordo con queste, hanno approvato le sanzioni alla Russia che stanno distruggendo la nostra economia. Ovvio, c'è qualcuno che ci guadagnerà da questa storia, ma non saranno certo gli italiani".

Eliseo Bertolaso: "Nel panorama politico italiano attuale, la Lega sembra l'unico partito politico che non rimane alle parole ma passa anche alle azioni per proteggere le esportazioni verso la Russia, mostrando quindi di interessarsi di economia e occupazione. È così?".

Matteo Salvini: "Lo dicono i fatti. Le uniche due regioni che, senza sorprese, sono parte dei documenti ufficiali contro le sanzioni alla Russia, sono state il Veneto e la Lombardia, entrambe sotto l'amministrazione della Lega Nord. Il Veneto ha anche avuto una reazione più forte: infatti il governatore Luca Zaia ha inviato al governo una lettera di condanna alle sanzioni, firmata dalla Regione. La Lombardia invece ha votato per una delibera contro le sanzioni. Le altre regioni hanno fatto qualcosa? No! Qualcuno, oltre alla Lega, ha mai fatto qualcosa a riguardo in Parlamento? No! Ci sono altri partiti all'Europarlamento i cui esponenti indossano, come noi, le magliette con scritto ‘No alle sanzioni contro la Russia'? Nessuno!".

Eliseo Bertolaso: "Torniamo alla geopolitica. Signor Savoini, gli scontri in Ucraina continuano e come sappiamo non si è ancora raggiunta una tregua. Kiev continua a reprimere le insurrezioni nel Donbass, una regione che, da parte sua, è invece determinata a continuare la lotta per la completa indipendenza. Secondo lei, sarà possibile trovare una soluzione in questo conflitto fratricida?".

Gianluca Savoini: "È ovvio che solo i nervi di ferro del presidente Putin sono riusciti ad evitare che il conflitto sfociasse in una guerra vera e propria. Da mesi ormai il governo ucraino continua con una tattica di provocazioni senza fine nei confronti di Mosca, sperando che in questo modo intervengano le truppe russe, provocando una guerra. Questo scenario, ovviamente, avrebbe delle conseguenze drammatiche, che potrebbero portare all'intervento della NATO e irrompere in un più ampio conflitto a livello internazionale. Chi ci guadagnerebbe? Sicuramente né la Russia o l'Ucraina, che si trova già nella posizione di agnello sacrificale sull'altare degli interessi della politica globale, che cerca di indebolire la Russia e l'Europa, minando alla cooperazione e alla fratellanza fra i nostri territori. Questo perché l'Unione europea non è la vera Europa, ma un gruppo di tecno-burocrati e banchieri internazionali che stanno seguendo i loro interessi. È chiaro che non sono interessati al destino dell'Ucraina. Per loro l'Ucraina è solamente la scusa per mostrare le loro posizione contro la Russia. Per fortuna sempre più cittadini europei hanno capito il loro gioco sporco. C'è solo una possibile soluzione al conflitto: trasformare l'Ucraina in un'Unione federale divisa in due parti che godono entrambe di un alto livello di autonomia. Da una parte ci sarebbe l'Ucraina filo-occidentale, che vede erroneamente nell'Unione europea la soluzione ai suoi problemi economici. Dall'altra parte ci sarebbe un Ucraina contraria al regime di Kiev e che prende le parti della Russia, con la quale sente un legame storico e culturale, ma anche economico e commerciale. Non vedo altro modo di risolvere la questione".

Eliseo Bertolaso: "La Crimea ora è parte della Russia, e il Donbass non si arrenderà. Considerando questi punti, non sarebbe meglio per Kiev smettere di fidarsi dei consigli dell'Occidente, che usa l'Ucraina solo come un ariete contro la Russia?".

Gianluca Savoini: "Sta arrivando l'inverno e direi che l'Ucraina sta già soffrendo il freddo. C'è la possibilità che la Russia chiuda i suoi oleodotti per i clienti insolventi, che già devono parecchi soldi a Mosca. Nessuno a quel punto sarebbe disponibile a pagare i conti ucraini per il gas e il riscaldamento, né l'Unione europea e sicuramente non gli americani. I cittadini ucraini allora inizierebbero allora a non riporre più la loro fiducia incondizionata verso chi non ha la minima intenzione di sostenere i problemi finanziari di Kiev, ma che allo stesso tempo ha finanziato le sue proteste e tutto ciò che ne è conseguito. Speriamo che gli ucraini presto non si fidino più delle autorità al potere attualmente, specialmente dal momento che la elezioni di ottobre sono state fittizie, poiché il Donbass non ha votato".