Verrà discussa domani in Senato la mozione, presentata fra gli altri anche dalla senatrice Liliana Segre, per l'istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto del razzismo, dell'intolleranza, dell'antisemitismo e per la lotta contro l'istigazione all'odio e alla violenza. La mozione n. 136, in particolare, si impegna contro la diffusione dell'hate speech, in linea con quanto recentemente stabilito dal Consiglio d'Europa che ha formato la "No hate parliamentary alliance" con l'obiettivo di fermare l'incitamento all'odio a livello internazionale. C'è bisogno, sottolinea la proposta, di creare "un organo del Senato per la tutela dei diritti umani".

Il testo che presenta l'iniziativa sottolinea come "negli ultimi anni si sta assistendo ad una crescente spirale dei fenomeni di odio, intolleranza, razzismo, antisemitismo e neofascismo, che pervadono la scena pubblica accompagnandosi sia con atti e manifestazioni di esplicito odio e persecuzione contro singoli e intere comunità, sia con una capillare diffusione attraverso vari mezzi di comunicazione e in particolare sul web". Mentre il cyberbullismo, specialmente nei confronti delle minoranze, continua a diffondersi, di fatto oggi "non esiste ancora una definizione normativa di hate speech", il che rende difficile perseguire sul piano penale forme di incitamento all'odio di questo tipo. Frank La Rue, relatore delle Nazioni Unite in materia di libertà d'espressione, ha specificato che anche quei comportamenti e termini che possono risultare offensivi, ma che non sono perseguibili penalmente dai singoli Stati, causano comunque preoccupazione in materia di tolleranza e convivenza civile.

Al momento, il riferimento più chiaro è quello alla raccomandazione n.(97) 20 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa del 30 ottobre 1997: nel documento con il termine di hate speech si intendono "tutte le forme di incitamento o giusticazone dell'odio razziale, xenofobia, antisemitismo, antislamismo, antigitanismo, discriminazione verso minoranza e immigrati sorrette da entocentrismo o nazionalismo aggressivo".

Che cosa si intende con hate speech

Quando si parla di hate speech, in realtà, si sta facendo riferimento a diverse norme di comportamento, dall'incitamento all'odio verbale, all'istigazione e all'apologia. A livello pratico, comportamenti di questo tipo si possono verificare sia quando c'è un incoraggiamento esplicito e diretto alla violenza, ma anche in caso di riferimenti al passato (come, per esempio, nei confronti della Shoah). Nel testo della mozione ci sono anche riferimenti che richiamano palesemente la situazione attuale nel Paese, per cui "incitamento è anche sostenere azioni come l'espulsione di un determinato gruppo di persone dal Paese o la distribuzione di materiale offensivo verso determinati gruppi".

Già nel 2014, ricorda il documento, fu lanciata una campagna nazionale contro l'hate speech nel contesto del programma promosso dal Consiglio d'Europa. L'operazione italiana era rivolta in special modo all'odio inline, in quanto solo nel nostro Paese già nel 2012 "circa il 41% dei casi di discriminazione segnalati erano da ricondurre al web".

La diffusione dell'odio online

"Il fenomeno denunciato è purtroppo in crescita in tutte le società più avanzate", continua la mozione spcificando che la normativa fondamentale di riferimento può anche ritrovarsi nel Patto internazionale, firmato a New York il 19 dicembre 1966, in materia di diritti civili e politici, attuato in Italia dieci anni più tardi con la legge n.881, per cui viene espressamente vietato ogni appello all'odio nazionale, razziale o religioso e ogni forma di incitamento alla discriminazione alla violenza.

Tutto questo oggi viene racchiuso dall'espressione hate speech. Nonostante questa non venga indicata nella Cedu, la Corte europea dei diritti dell'uomo, venne comunque utilizzata per le prima volta nel 1999. Tuttavia, si è sempre evitata una definizione specifica del fenomeno, andando di volta in volta ad analizzare le specificità dei casi concreti. Questo perchè l'espressione rimane difficile da definire, e si presta ad applicazioni arbitrarie che potrebbero risultare discutibili.

Tuttavia secondo una decisione dell'Unione europea del 2008 (2008/913/GAI del Consiglio del 28 novembre), gli Stati membri devono garantire la punibilità dei discorsi di incitamento all'odio contro gruppi di persone o minoranze, in riferimento alla razza, al colore, alla religione o all'etnia. Inoltre, anche l'Osce, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea si è impegnata (decisione 9/2009) a combattere e sanzionare i crimini d'odio basati su razzismo o xenofobia.

La normativa italiana

A livello nazionale, le leggi di riferimento più rilevanti sono quelle del "3 ottobre 1975, n. 654, di recepimento della Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale del 1966 e il decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, "decreto Mancino", che reprime l'incitamento alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi".

Il 16 giugno 2016, si ricorda inoltre, è stata approvata la decisione del Consiglio d'Europa, per cui viene attribuita " rilevanza penale alle affermazioni negazioniste della Shoah, ma in genere di tutti gli atti di genocidio e di crimini di guerra e contro l'umanità". La fine della XVII legislatura, tuttavia, ha ostacolato l'approvazione della "legge Fano", la quale aveva lo scopo di combattere qualsiasi tipo di apologia al fascismo. Durante quella stessa legislatura, tuttavia, la Camera dei deputati ha potuto istituire una Commissione sui fenomeni di odio, intolleranza, razzismo e xenofobia.

La proposta di Liliana Segre

Anche il Senato deve quindi "onorare la sua tradizione e l'impegno per la salvaguardia dei diritti fondamentali delle persone". La mozione firmata da Liliana Segre, in discussione domani a palazzo Madama, prevede quindi l'istituzione di una "Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza, costituita da 25 componenti". Il compito della Commissione sarà quello di osservare, studiare e proporre iniziative riguardo al controllo dei fenomeni di intolleranza, razzismo, istigazione all'odio e violenza basati su etnia, religione, provenineza, orientamento sessuale o identità di genere. "Essa controlla e indirizza la concreta attuazione delle convenzioni e degli accordi sovranazionali e internazionali e della legislazione nazionale", ma ha anche una funzione propositiva in materia di eleborazione di una normativa adeguata.