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Lexus, il comico dello scherzo a Meloni a Fanpage.it: “Ingenua e vanitosa come tutti i politici, così l’abbiamo ingannata”

Vovan e Lexus smentiscono la versione del governo italiano: “Primo contatto per telefono, non via e-mail”. “Non parliamo con Cremlino o servizi, ma potrebbero averlo fatto i nostri capi”. Meloni “ingenua e vanitosa, come altri politici”. Presto “altri scoop per dimostrare le magagne che l’Occidente nasconde”.
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A cura di Riccardo Amati
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Il ritardo nella pubblicazione dello scherzo telefonico a Giorgia Meloni “è dovuto solo a esigenze della produzione e del Canale televisivo che ci ospita”. Che però è il Primo canale della Tv di Stato, del tutto sottomesso al Cremlino. Il duo comico specializzato in clamorose beffe telefoniche che immancabilmente sostengono la narrativa del regime di Putin smentisce contatti diretti con le autorità e i servizi segreti, ma ammette che produzione ed editore potrebbero averne. “Vogliamo mostrare quello che i media liberali occidentali non mostrano”, dice a Fanpage.it “Lexus”, ovvero Alexei Stolaryov — parlando anche a nome del collega “Vovan”, all’anagrafe Vladimir Kuznetsov. E già dalla prossima settimana annuncia altri “scherzi” a capi di governo, già registrati e in attesa di esser messi inn onda. “La nostra arma, anche con Meloni, è stata la vanità dei vostri politici”. E la leggerezza degli uffici diplomatici degli stessi, evidentemente. Lexus smentisce parte della ricostruzione fatta da Palazzo Chigi sulla telefonata maledetta, ma non entra nei particolari “per proteggere le fonti”. Da bravo giornalista. Ci mancherebbe.

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È solo dall’11 ottobre scorso che gli scherzi di Vovan e Lexus sono sbarcati sul canale di punta della televisione russa. L’Intenzione del Cremlino di utilizzare i loro scoop a scopi propagandistici è evidente. I due cominci da tempo hanno successo con esclusive che spesso diventano parte del processo politico. Quando non ne costituiscono addirittura l’agenda.

Abbiamo raggiunto Lexus via Telegram a Mosca.

Perché avete pubblicato solo il 1° novembre uno scherzo registrato un mese e mezzo fa?

Per esigenze di programmazione. Volevamo pubblicare la telefonata con Meloni prima. Ma abbiamo un’agenda per la messa in onda. Concordata con la produzione e con l’editore. Ci sono anche esigenze pratiche di pezzatura (lunghezza dei servizi, ndr). E abbiamo altri scherzi telefonici con primi ministri da metter in onda dopo quello con la vostra Primo ministro. C’è una scaletta da rispettare.

Ah, altri primi ministri? Europei? Occidentali? Chi avete la settimana prossima?

Non posso anticipare niente, come capirete. Rovinerei il nostro lavoro. Ma vedrete che sarà interessante anche dalle vostre parti. Voglio solo sottolineare che la programmazione, anche su internet, dipende ovviamente dal nostro editore: il canale televisivo su cui va in onda il nostro show Perviy Kanal, (il Primo canale della tivù di Stato russa, ndr).

I vostri “scherzi telefonici” hanno implicazioni politiche. Non vengono discussi con le autorità russe? Succederebbe in molti Paesi. E la Russia di oggi non mi pare certo una possibile eccezione…

Non abbiamo comunicato al Cremlino che avremmo chiamato Meloni. Penso che anche il Cremlino lo abbia saputo dai media, della nostra telefonata.

Ma per carità, Alexei! Per quel poco o tanto che sappiamo del regime di Putin, questa versione è proprio improponibile. E lei lo sa benissimo…

Può darsi che il canale televisivo abbia contattato le autorità. Ma di sicuro né io né il mio collega Vovan (al secolo Vladimir Kuznetsov, ndr) abbiamo preventivamente contattato il Cremlino o nessuno del governo per discutere della nostra intenzione di prendere in giro la vostra presidente del Consiglio.

Ma il canale lo sapeva, giusto?

Certo che sì.

Quindi, è possibile che il canale abbia avvertito il Cremlino?

Non lo so. È possibile. So che volevamo mandare in onda lo scherzo con Meloni prima, e che non è stato possibile per motivi di edizione. Motivi tecnici. C’è da dire che le decisioni del canale spesso non sono molto rapide, in questi casi.

Non succede solo in Russia, Alexei. Ma torniamo all’essenza del vostro scoop. Come siete riusciti a beccare Meloni? Attraverso contatti con le ambasciate?

No, niente ambasciate. Ma, come dicevo, proteggo le mie fonti.

Comunque, L’ufficio diplomatico del nostro presidente del Consiglio sembra avere problemi di sicurezza, no?

Tutti li hanno.

Non sia troppo diplomatico, Alexei…

Ma chiedetelo a Palazzo Chigi. Il fatto è che siamo piuttosto bravi. Meloni non è mica la prima vittima dei nostri scherzi telefonici. Per esempio, abbiamo giocato col segretario generale della Nato, Stoltenberg. La Nato ha forse una sicurezza inferiore a quella del governo italiano? Sinceramente non lo so.

Sa chi è Francesco Talò?

Si, so chi è.

Quindi sa che è il responsabile dell’Ufficio diplomatico della presidente del Consiglio Meloni. Lo avete mai contattato?

La mia risposta è no.

È vero che — come riferito dal governo italiano — il vostro primo contatto per chiedere di parlare con Meloni è stato via e-mail?

No, il primo approccio è stata una telefonata. Poi c’è stata una fitta catena di contatti. Ma quello iniziale è stato al telefono, E non vi darò altri dettagli, per i motivi che vi ho già detto.

Quando avete cercato Meloni, sapevate che era all’Assemblea dell’Onu e che stava parlando con diversi leader africani? È per questo che vi siete inventati la telefonata di un leader africano?

Non sapevamo dove fosse Meloni quando abbiamo iniziato a contattare i suoi uffici.

Non mi dica che non sapevate che in quei giorni Meloni stava parlando con gli africani: è questo che ha aperto la strada al vostro “scherzo”. Mica vi sarà venuto in mente di impersonare il presidente della Commissione dell’Unione africana così per caso?

Queste sono cose che dovreste chiedere allo staff del vostro primo ministro, non a me. Come capirà, ho il dovere etico e deontologico di proteggere le mie fonti. Comunque, siamo noi ad aver ricevuto la chiamata, quando abbiamo potuto parlare con Meloni. Poteva essere ovunque, per quanto ci riguarda.

Che impressione avete avuto della nostra presidente del Consiglio?

Era empatica, aveva voglia di parlare, di confrontarsi. Di chiedere oltre che dichiarare. Una persona piena di emozioni. Cosa non comune, quando giochiamo con personaggi di spicco della politica.

Francamente, Alexei: voi siete bravi ma l’accento del finto interlocutore del nostro Primo ministro non aveva niente ma proprio niente di africano e somigliava parecchio all’accento del sud della Russia (“Lexus” è di Novorossiysk, sul Mar Nero). Anche chi non sa né il russo né lo swahili se ne sarebbe accorto, con un minimo di attenzione e sensibiità. Non è che Meloni è stata un po’ ingenua?

Sì, come molti altri politici nostre vittime. Certo, Meloni ha candidamente ammesso che non solo lei ma anche altri politici europei hanno perplessità sulla guerra in Ucraina. E questo è il punto politico più clamoroso della telefonata. Ma se prendete anche il vicepresidente degli Usa, o il capo della Nato — anch’essi nostre vittime — sono apparsi parecchio ingenui. Quanto Meloni e anche di più.

E che pensa in generale del livello di ingenuità, e quindi del valore e delle capacità, della classe politica e dell’establishment europei e occidentali?

Sono umani. E hanno tutti una caratteristica molto umana: la vanità. Questa è la nostra arma più efficace. Ci approfittiamo della loro vanità. Tutti vogliono ascoltare cose belle su di loro. E noi parliamo dicendo le cose che vogliono sentire, per poi passare alle domande vere.

Alexei, lei e il suo collega Vladimir siete molto popolari in Russia. La gente vi vuole bene. Ma tutti, sia chi sostiene il governo sia chi lo critica, sostengono che voi abbiate contatti con i servizi segreti o con le autorità e che per questo riusciate a fare quel che fate. O addirittura che lo facciate su loro ordine. Come si difende?

Non abbiamo alcun contatto con i servizi di sicurezza. Probabilmente ne avete di più voi che non io e Vladimir. E non è mai stata prodotta alcuna prova di queste accuse nei nostri confronti, delle quali siamo consapevoli. Nessuno sopra di noi ci ha mai chiesto chi sarà il nostro prossimo obbiettivo, né ne ha mai suggerito alcuno.

Però, come diceva poc’anzi, il vostro team della produzione e il vostro editore Pervy Kanal,— ovvero il governo — sono informati e hanno potere decisionale sulle scalette e sulla programmazione.

Ovviamente è così.

Avete mai avuto semaforo rosso su una vostra proposta? Su uno scherzo telefonico conn valenza politica?

Abbiamo solo le nostre red line, in armonia con le linee editoriali del canale.

Sì Alexei, ma lei sa bene che negli ultimi anni la linea editoriale dei media russi è quella del Cremlino. I media indipendenti sono stati chiusi o costretti a portare la loro sede all’estero.

Ogni testata ha la sua linea editoriale. E si può scegliere se lavorare per la TV di Stato o per Dozhd, che sta all’opposizione.

Però Dozhd dalla Russia è stata cacciata. Lei dovrebbe andare in Olanda, se volesse lavorare per Dozhd TV. Un’ultima domanda: lei parlava di linee rosse autoimposte. Ma molti, se non tutti, i vostri scherzi telefonici risultano di supporto alla narrativa del Cremlino. Perché, visto che dite di essere indipendenti dalle autorità?

Perché vogliamo proporre letture della realtà diverse da quelle dei media occidentali. Rispettiamo le posizioni di giornalisti occidentali non-mainstream, come Seymour Hersh, per esempio. Siamo vicini a quelle posizioni. Siamo conservatori, direi. Non siamo nella corrente liberale. Vogliamo mostrare le realtà che media come occidentali come la Cnn non mostrano mai.

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