
Chissà perché nessuno o quasi ricorda che pure la vittima Abanoub Youssef era figlio di stranieri, ma non aveva coltelli con sé
L'“emergenza maranza” è stata pianificata con attenzione e cura.
Annunciata dai palchi della politica, dagli editorialisti sui quotidiani, dai talk show di Retequattro e dintorni, dalle bestioline sui social e da sondaggi che certificano – bontà loro – una paura costruita ad arte. Mancava solamente l’episodio di cronaca, che puntualmente è arrivato a La Spezia, dove un giovane particolarmente problematico prima che marocchino -. “aveva l’abisso dentro”, ha raccontato una sua ex insegnante – è diventato l’archetipo del nuovo allarme sociale: il giovane di origine straniera – il maranza, per l’appunto – col coltello in mano che presto o tardi ucciderà i nostri figli, per soldi o per gelosia, se non facciamo qualcosa.
Sono sempre le stesse storie, sempre gli stessi pregiudizi: quelli che da piccolo, nella mia piccola città di provincia del nord, sentivo sui figli delle persone di origine meridionale, poi albenese, rumena, ora nord africana. Del resto, per dirla con le parole del sindaco di La Spezia Pierluigi Peracchini, “l’uso del coltello è solo di certe etnie”. Et voilà, ecco che un problema di ordine giovanile, o tutt’a più di ordine sociale, diventa un problema etnico. O, se preferite, razziale.
Nulla che non abbiamo già visto in altre epoche, con altri attori, dicevamo. Di nuovo, rispetto al passato, ci sono due cose.
La prima: che è un’idea che non si sussurra più a bassa voce, premessa dal sempiterno “non sono razzista, ma”. E un’idea che, ora come ora, è puro senso comune per buona parte della popolazione italiana: gli stranieri delinquono di più perché sono stranieri. E vagli a spiegare che le persone di origine straniera che delinquono in Italia sono lo 0,4% di tutta la popolazione di origine straniera che risiede in Italia, 4 ogni mille. Ti diranno che ci sono 996 eccezioni che confermano la regola. La loro regola.
La seconda: questo non vuol dire che non abbiamo problemi di integrazione dei giovani stranieri, sia chiaro. Ma mi ricordate chi voleva far frequentare loro classi separate perché disturbavano le lezioni? Chi voleva escluderli dalle mense scolastiche e farli mangiare in classe chiedendo loro documenti di difficile reperimento per “dimostrare” che non fossero famiglie nullatenenti o quasi? Chi da sempre prova a sabotare ogni progetto di educazione all’affettività nelle classi e ora se la prende con un giovane che aveva idee distorte (e patriarcali) legala all’affettività? E chi è che fino a ieri spingeva per una legislazione sempre più lasca a proposito di possesso delle armi?
Dura pensarci, se sono loro stessi a urlare fortissimo per la repressione brutale di un'emergenza che – anche ammesso che sia tale – hanno contribuito in larga parte a creare. Ancora di più se, ovviamente, incolpano la parte avversa, la non destra, con le solite desuete accuse di lassismo e buonismo, come se un buon processo di integrazione peggiori le cose rispetto a una cattiva (o mancata) integrazione.
Per dire: le proposte anti-maranza della Lega – basta ricongiungimenti familiari facili, taglio dei benefici dell'accoglienza per i ragazzi che commettono reati, rimpatri più efficaci per i minori arrivati in Italia senza parenti – peggioreranno o miglioreranno la situazione, secondo voi? Aumenteranno o diminuiranno il disagio sociale dei giovani di origine straniera? Acuiranno o mitigheranno in loro la sensazione di sentirsi cittadini di serie b? Sono un modo per prevenire i problemi o per moltiplicarli, per poi poter puntare il dito e urlare ancora più forte?
La realtà è che ciclicamente serve un capro espiatorio, un nemico – possibilmente non votante – su cui scatenare rabbia e ansia sociale che altrimenti, nelle condizioni economiche in cui ci ritroviamo finirebbero per piovere addosso al governo.
E i ragazzini di origine straniera sono il capro espiatorio perfetto per il 2026.
Riusciranno i nostri eroi a cascarci anche questa volta? Le scommesse sono aperte.