Osteggiato e ostacolato da mesi il ddl Zan contro l'omofobia e la misoginia ha subito un nuovo rinvio, questa volta un passaggio formale. Andrea Ostellari ha applicato il regolamento in modo preciso: "Non c'è nessuna decisione sulla calendarizzazione" del ddl Zan. "In modo unanime l'ufficio di presidenza ha votato l'accorpamento di altri 4 ddl che riguardano la stessa materia del ddl Zan. È una questione di metodo, si sapeva già prima. Ora invieremo la richiesta alla presidente Casellati e vedremo i tempi", ha spiegato il leghista Ostellari lasciando l'ufficio di presidenza della commissione Giustizia, durante il quale M5S, Pd, Leu e Iv hanno chiesto di poter discutere la legge.

In pratica il presidente della commissione Giustizia al Senato Ostellari durante l'ufficio di presidenza sulla calendarizzazione del ddl Zan contro l'omofobia ha chiesto di abbinare gli altri quattro ddl sullo stesso tema, che sono in sede redigente. Si tratta del ddl n. 1176, primo firmatario Maiorino (M5S) "modifiche agli articoli 604 -bis e 604 -ter del codice penale e istituzione della giornata nazionale contro l'omotransfobia nonché dei centri antiviolenza per le vittime di omofobia e transfobia", assegnato 4 luglio 2019; del ddl n. 1430, primo firmatario Unterberger (Aut) "modifiche al codice penale in materia di contrasto dell'istigazione all'odio e alla discriminazione di genere" assegnato il 14 gennaio; il ddl n. 1613, primo firmatario Evangelista (M5S) "modifica gli articoli 604 -bis e 604 -ter del codice penale e ulteriori misure volte alla prevenzione e al contrasto del linguaggio d'odio" assegnato il 25 febbraio 2020 ( sede redigente); e ancora il ddl n. 59, Cirinnà (Pd) "disposizioni in materia di contrasto alle discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere" assegnato il 3 luglio 2018.

Questo step allungherà probabilmente i tempi: con l'accorpamento di più testi assimilabili, prima di una eventuale calendarizzazione la proposta di legge già approvata dalla Camera dovrà essere riassegnata alla sede referente. La decisione spetta alla presidente Elisabetta Casellati.

"Si trattava di un problema tecnico da risolvere in base all'articolo 51 del regolamento del Senato. Non conosciamo i tempi", ha spiegato Ostellari. "Si tratta di un passaggio tecnico indispensabile", ha aggiunto il senatore Simone Pillon della Lega. "D'altra parte siamo in presenza di un testo ideologico, per cui la nostra posizione non cambia".

"Ora speriamo che non ci siano più scuse. Speriamo che la presidente Casellati ci dia risposte tra oggi e domani per poter andare in ufficio di presidenza la prossima settimana e chiedere la calendarizzazione del ddl Zan", ha detto Franco Mirabelli del Pd. Mentre Anna Rossomando, responsabile diritti del Pd e membro della Commissione Giustizia, ha dichiarato: "Siamo sicuri che il presidente della Commissione sarà garante dei lavori. Noi siamo per la serenità". Alessandra Maiorino (M5S) considera la decisione "una melina", pur ritenendola formalmente corretta. Secondo la senatrice "il centrodestra farà tutto l'ostruzionismo possibile. Per quanto riguarda la calendarizzazione, noi facciamo affidamento sulla sensibilità mostrata dalla presidente Casellati sul tema della violenza contro le donne, visto che il ddl si occupa anche di misoginia".

"Continua a essere ripetuto con insistenza che la proposta Zan metterebbe a rischio la libertà di espressione o addirittura la libertà di manifestare i propri convincimenti religiosi. Per replicare a questa vera e propria fake news è sufficiente leggere l’articolo 4 della proposta di legge, che specifica che ‘sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti'. Cosa c’è da capire ancora?", ha commentato la senatrice del Pd Monica Cirinnà della commissione Giustizia.

"Si è e si resta liberi di dire la propria e di credere in quel che si vuole: ma non si può essere liberi di istigare alla discriminazione, all’odio e alla violenza. Il minimo, in una democrazia matura, per garantire pari dignità a tutte e tutti. Chi aveva espresso queste preoccupazioni in buona fede, ha accolto con soddisfazione questa norma, che segna un punto di equilibrio fondamentale. Chi era ed è in malafede continua a sollevare inesistenti polveroni, perché vuole essere libero di continuare a predicare e praticare la discriminazione", ha concluso Cirinnà.