Domani, martedì 30 giugno, verrà presentato il testo base della proposta di legge contro l'omotransfobia e la misoginia. L'evento si terrà alle ore 18 presso la Sala stampa della Camera dei Deputati. Presenti Alessandro Zan (Pd), relatore del provvedimento e i parlamentari primi firmatari dei disegni di legge che sono poi confluiti nel testo base, gli onorevoli Boldrini, Scalfarotto, Perantoni e Bartolozzi. La legge, che punta a modificare gli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, è attesa da quasi 25 anni: la prima proposta di legge che affrontava la questione risale al 1996, ed era stata presentata da Nichi Vendola.

Il provvedimento modifica la legge Mancino del 25 giugno 1993, estendendo agli episodi d'odio fondati sull’omofobia e sulla transfobia i reati già previsti nel codice penale, aggiungendo alla discriminazione "razziale, etnica e religiosa" quella fondata "sul genere e sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere". Ed è questa una delle novità della legge: vuole essere un nuovo strumento per combattere anche il sessismo e la misoginia. Le donne sono infatti il primo bersaglio di episodi d'odio c'erano proprio le donne, in numero maggiore rispetto alla comunità lgbt.

Gli attacchi dalla Cei

Nelle ultime settimane non sono mancate le polemiche dai Vescovi italiani, secondo cui una legge contro l'omofobia non serve in Italia, perché non si sarebbe alcun vuoto normativo: "Un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell'ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio".

Secondo la Conferenza episcopale italiana inoltre, introdurre nuove norme a tutela delle persone Lgbt "rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui, più che sanzionare la discriminazione, si finirebbe col colpire l'espressione di una legittima opinione, come insegna l'esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte".

A queste critiche ha risposto Laura Boldrini, in un'intervista a Fanpage.it: "La Cei ha sbagliato ad esprimere la sua avversità al testo, in modo così netto, prima ancora di leggere il testo base. Io non so chi abbia dato queste informazioni, errate, ai Vescovi. Ma chi lo ha fatto non ha reso un servizio alla collettività. La legge non colpisce chi diffonde idee. Bisogna ribadire che non è in discussione in nessuno dei testi la libertà di opinione. Non c'entra nulla il bavaglio alla libertà di pensiero, è fuori dal nostro perimetro". Nel testo infatti si specifica che viene punito "chi istiga a commettere o commette" atti di discriminazione o di violenza, e non interviene sulla "propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio". Per questo le stesse associazioni lgbt lo considerano un testo tutto sommato moderato.