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Manovra 2024

Le misure sulle pensioni nella manovra portano verso la sostenibilità del sistema, dice l’Upb

Da un lato Quota 103 per riproporre canali temporanei di pensionamento con requisiti ridotti, dall’altro i tagli per rendere sostenibile il sistema in futuro: l’Ufficio parlamentare di bilancio promuove la politica previdenziale del governo.
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A cura di Tommaso Coluzzi
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Un sistema pensionistico più sostenibile, grazie ai tagli – tanto contestati – del governo Meloni. Tagli su cui, tra l'altro, non è detta neanche l'ultima parola, come nel caso dei medici. In audizione in Senato sulla manovra, la presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari, ha giudicato positivamente – in generale – le misure dell'esecutivo sulla previdenza: "Sono volte a preservare la sostenibilità del sistema pensionistico – ha detto l'economista – Alla riproposizione, sebbene a condizioni più stringenti, dei canali temporanei di pensionamento con requisiti ridotti rispetto agli ordinari, si affiancano misure volte a incidere positivamente e strutturalmente sull'evoluzione futura della spesa pensionistica come l'anticipo dell'adeguamento alla speranza di vita dei requisiti per l'uscita anticipata e la parificazione delle aliquote di rendimento dei dipendenti pubblici".

L'Upb ha visto nella manovra Meloni un cambio di direzione rispetto agli ultimi anni: da un lato Quota 103 con le penalizzazioni è sempre più uno scivolo per lasciare prima il lavoro a patto di un ricalcolo dell'assegno interamente con metodo contributivo, dall'altro i tagli – ad esempio alle pensioni dei dipendenti pubblici – servono a garantire la sostenibilità del sistema nel medio-lungo termine. "Su orizzonti lunghi il ricalcolo della quota retributiva per alcune categorie di lavoratori pubblici ha un impatto finanziario significativo – si legge nel comunicato di Upb – da oggi al 2043 i risparmi cumulati ammonterebbero a 32,9 miliardi (21,4 al netto della fiscalità), la maggior parte dei quali si realizzeranno negli anni in cui è atteso il manifestarsi della gobba pensionistica. Tuttavia, nei prossimi anni (fino al 2028-2030) il ricalcolo richiede un sacrificio a livello individuale, parzialmente compensabile negli effetti con un posticipo del pensionamento di uno o due anni".

Sullo sfondo, però, restano i problemi pensionistici dei giovani: bassa contribuzione e discontinuità. Su questo, il governo Meloni non ha fatto sostanzialmente nulla: "Sarebbe opportuno non limitare il dibattito ai soli cambiamenti delle regole e dei parametri del sistema pensionistico, ma di abbracciare tematiche più ampie del mercato del lavoro, del rafforzamento degli altri istituti di welfare rivolti alle età più giovani, della fiscalità e della crescita, con specifica apertura inclusiva per i giovani".

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