L’assegno universale destinato alle famiglie con figli si rivolgerà a tutti, anche alle partite Iva e agli incapienti. Ad assicurarlo è la ministra della Famiglia, Elena Bonetti, intervenendo in audizione alla commissione parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza. “L’assegno universale si rivolge a tutti, anche alle partite Iva e agli incapienti, è universale proprio per questo”, assicura la ministra. Che parla anche dei tempi per l’approvazione dell’assegno universale e del Family Act, con un’attesa che si preannuncia abbastanza lunga. Anche se Bonetti ritiene che il disegno “è in fase di trasmissione alle Camere” e si vuole accelerare sul capitolo riguardante l’assegno universale per i figli: “Dovrebbe essere calendarizzato in Aula la settimana prossima”.

In generale, nel Family Act vengono contenuti – secondo la ministra – i “primi principi di tutta una riforma fiscale. Un governo che fissa principi che riconoscono finalmente le persone inserite anche in un contesto familiare e riconoscono le famiglie come soggetti contributivi è elemento non solo di intenzionalità, ma di fattiva progettualità che stiamo mettendo in campo”. La riforma delle misure per la famiglia, secondo Bonetti, deve essere varata con l’apporto di tutto il Parlamento. E su questo spiega di aver visto, in commissione, “grande collaborazione con le forze di opposizione: auspico che questo provvedimento possa assumere questa dimensione di compiutezza grazie al contributo di tutto il Parlamento. O vinciamo tutti insieme o non vince l'Italia”.

La ministra, in audizione, parla anche della scuola, con l’intenzione del ministero di “aprire gli istituti per le attività di recupero dai primi di settembre. Le scuole paritarie rappresentano nel nostro Paese una parte fondamentale del sistema pubblico della nostra istruzione. Senza questa realtà, non potremo garantire in alcune zone il diritto all'accesso ai servizi educativi”. Infine, Bonetti tocca anche il tema della condizione femminile in riferimento al mercato del lavoro: “Dobbiamo riuscire a rompere quella situazione inaccettabile nel nostro Paese per cui una donna su due lavora, al Sud una su tre. Stiamo tenendo in naftalina potenziale energia di produzione di valore anche economico. Aumentare il lavoro femminile, anche grazie alla deducibilità dei servizi domestici, tanto per citare una misura, consente di aumentare il Pil del Paese”.