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Opinioni

La violenza è sempre l’ultimo rifugio degli imbecilli: che la vittima sia un poliziotto o i manifestanti

I difensori degli omicidi dell’ICE oggi si sono svegliati “contro la violenza”. Diamo loro una notizia: la violenza è sempre l’ultimo rifugio degli imbecilli, e nessuno oggi in Italia difende quel vomitevole attacco contro il poliziotto. Nessuno. Perché noi non siamo come voi, che per formulare un giudizio contro la violenza guardate prima se l’autore ha la maglia griffata del rappresentante dello Stato italiano, oppure no. A noi la violenza repelle prima di tutto come azione, e non in funzione di chi la subisce.
A cura di Saverio Tommasi
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L’aggressione al poliziotto, dopo la fine della manifestazione
L’aggressione al poliziotto, dopo la fine della manifestazione

Alla destra italiana hanno messo le pile nuove nel giocattolo, e si è svegliata. La destra italiana è uscita dal torpore dell'accondiscendenza agli omicidi dell'ICE, e con le immagini del poliziotto picchiato ieri sera a Torino, è ringalluzzita. La sensazione è questa: una destra che oggi si è svegliata contro le opposizioni, come se quel poliziotto lo avesse menato Elly Schlein, o avessero filmato Nicola Fratoianni prenderlo a calci. Per il resto il poliziotto lo hanno già messo in secondo piano, strumentalizzato giusto per quello che faceva loro comodo. È un atteggiamento che al gran ballo dell'ipocrisia starebbe bene al centro della sala.

L'atteggiamento di chi chiede una condanna è ipocrita per un motivo preciso: nessuno difende l'aggressione subita dal poliziotto, ieri a manifestazione finita. Tutti l'hanno condannata. Ripeto: nessuno, né destra né sinistra, a parte quei criminali che ne sono stati autori e che certamente non si identificano con l'opposizione democratica, può difendere quell'attacco. E ci mancherebbe altro, perché quelle immagini sono strazianti. Quell'azione è stata vomitevole.

La differenza fra destra e sinistra sta ancora una volta qui: nel modo di reagire alla violenza, nell'utilizzare (oppure no) doppi standard nella formulazione di un giudizio. Nel guardare gli autori prima di dire se è sbagliato, oppure no, agire l'abuso. Cari commentatori di destra, vi aiuto io: è sempre sbagliato. Abbiate il coraggio di dirlo, svegliatevi ogni volta che la democrazia traballa e non soltanto quando come ieri picchiano – con un'azione criminale, ça va sans dire – un servitore dello Stato in divisa.

Il fatto è questo: quando qualche criminale, facendosi scudo della divisa, picchia e brutalizza un manifestante, da destra si elevano orde di difensori per la divisa. Come se indossare una maglia griffata da parte dello Stato sollevasse in automatico da ogni responsabilità penale sull'uso della violenza. Eppure in quel caso la destra non ha dubbi: per loro il poliziotto agisce sempre bene e i manifestanti se la sono cercata. In tutti quei casi la destra italiana non ha il coraggio della condanna e sono capaci soltanto di lisciare il pelo dalla parte dove soffia il potere.
Perché loro – questa è la sensazione – non hanno problemi con la violenza, ma soltanto quando è agita da qualcuno che non percepiscono del loro giro.

Per me la questione è invero abbastanza semplice: io penso che la violenza sia sempre l'ultimo rifugio degli imbecilli. Non la strumentalizzo quando mi serve perché mi repelle sempre, in quanto la reputo disfunzionale e dannosa alla causa, qualunque sia la causa.

E ricordiamolo: dieci contro uno è comunque e sempre un'azione fascista.

Un pensiero, stretto, al poliziotto ferito.

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Sono giornalista e video reporter. Realizzo reportage e documentari in forma breve, in Italia e all'estero. Scrivo libri, quando capita. Il più recente è "Siate ribelli. Praticate gentilezza". Ho sposato Fanpage.it, ed è un matrimonio felice. Racconto storie di umanità varia, mi piace incrociare le fragilità umane, senza pietismo e ribaltando il tavolo degli stereotipi. Per farlo uso le parole e le immagini. Mi nutro di video e respiro. Tutti i miei video li trovate sul canale Youmedia personale.
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