La tassa di due euro sui piccoli pacchi verso il rinvio: quando inizieremo a pagarla e chi dovrà farlo

Con tutta probabilità, la tassa di due euro sui piccoli pacchi inviati in Italia da Paesi fuori dall'Ue sparirà ancor prima di essere entrata davvero in vigore. E tornerà più avanti, in estate. Questa almeno è la proposta fatta da Forza Itali con un emendamento al nuovo decreto Milleproroghe: rinviare l'imposta al 1° luglio 2026, quando partirà anche una tassa europea sui piccoli pacchi (del valore di tre euro) che quindi renderà il sistema più omogeneo.
Come funziona la tassa di due euro sui piccoli pacchi
Il governo ha lanciato la tassa sui piccoli pacchi con l'ultima legge di bilancio. L'importo è di due euro per ciascuna spedizione con un valore dichiarato al di sotto dei 150 euro che arriva da un Paese extra-Ue. L'obiettivo più o meno esplicito è compensare la concorrenza di colossi del commercio online come Shein e Temu, che applicano prezzi molto bassi.
La tassa colpisce le spedizioni destinate a consumatori finali, anche provenienti dal commercio elettronico (quindi dallo shopping online). Sono incluse anche le spedizioni destinate ad operatori commerciali e quelle inviate da un privato a un altro privato. Ufficialmente è in vigore già dal 1° gennaio, ma l'Agenzia delle Dogane ha chiarito che non sarà a regime fino al 1° marzo: servono dei tempi tecnici per adeguare le procedure.
A pagare il contributo deve essere chi presenta la dichiarazione in dogana, quindi teoricamente è un costo che pesa sui venditori. Tuttavia, è facile immaginare che questi provino a scaricarlo sui clienti. Oppure ad aggirarlo del tutto, come sta avvenendo dall'inizio dell'anno.
Perché molti stanno aggirando la tassa
Le Dogane hanno riportato che, tra il 1° e il 20 gennaio, dai Paesi extra-Ue è arrivato in Italia il 36% in meno di pacchi rispetto all'anno scorso nello stesso periodo. Il calo, secondo i rappresentanti del settore logistico e dei trasporti, è dovuto proprio alla nuova tassa.
Come ha spiegato l'economista Lucia Visconti Parisio a Fanpage.it, infatti, se l'importazione del pacco avviene "alle frontiere italiane, i due euro vanno versati. Se invece avviene in Francia, e poi dalla Francia quel pacco è spedito in Italia, il contributo non si paga più". Insomma, la soluzione più immediata per i venditori è semplicemente dirottare le spedizioni su un altro Paese europeo, e poi da lì effettuare il trasporto in Italia con camion o altri mezzi.
La proposta di FI: via dal 1° luglio 2026 insieme all'Europa
Proprio per questo, il centrodestra sta provando a correggere l'errore in corsa. Nel decreto Milleproroghe varato dal governo Meloni, che adesso si trova in Parlamento, Forza Italia ha proposto uno slittamento al 1° luglio.
L'emendamento è firmato da Erica Mazzetti, deputata in commissione Ambiente. Si chiede di aggiungere una scadenza dall'inizio di luglio, quando dovrebbe avere il via un'altra imposta sostanzialmente identica, ma a livello europeo. Questa è stata decisa dal Consiglio europeo lo sorso anno, e la data di inizio è fissata proprio al 1° luglio. L'importo previsto di tre euro per pacco, invece di due.
Naturalmente, sarebbe ben diverso applicare una tassa del genere se fosse in vigore in tutti i Paesi europei. A quel punto diventerebbe quasi impossibile, o perlomeno molto più complicato, aggirarla.
Il rinvio per l'Italia avrebbe un costo. Il governo aveva stimato di incassare circa 122,5 milioni di euro dalla tassa quest'anno. Quindi, rinviandola di sei mesi se ne perderebbero la metà, sulla carta: poco più di 61 milioni di euro. L'alternativa, però, potrebbe essere non incassare affatto quei soldi e in più vedere sempre più voli dirottati su altri Paesi, con una perdita di guadagni per il settore logistico in Italia.