La partita dell’acciaio tra Piombino e Taranto: cosa c’è dietro l’esposto del Codacons all’Antitrust

Nell'industria italiana per la produzione dell'acciaio, il polo nettamente più grande è quello dell'ex Ilva di Taranto, da anni in crisi. Un altro stabilimento storico è quello di Piombino, dove l'ultimo altoforno è stato spento nel 2014 e demolito. Un progetto di rilancio per Piombino è in corso: lo porta avanti Metinvest Adria, una joint venture che unisce il gruppo italiano Danieli e quello ucraino Metinvest. Contro il progetto, però, si è lanciato più volte Antonio Gozzi, il presidente di Federacciai, federazione che rappresenta le aziende siderurgiche italiane. Gli attacchi di Gozzi sono stati così duri da spingere l'associazione di consumatori Codacons a un esposto: ha chiesto all'Antitrust e alla Commissione europea di verificare se Federacciai sta provando a scoraggiare la concorrenza in modo illegale.
Perché l'impianto di Piombino è così importante
La storia dell'acciaieria di Piombino, come spesso avviene per i grandi stabilimenti industriali italiani, è lunga e complessa. Nata come privata ed entrata nel consorzio Ilva oltre cento anni fa, fu statalizzata durante il fascismo e restò per decenni sotto il controllo dell'Iri, per poi essere separata dall'Ilva e venduta nuovamente a privati negli anni Novanta (oggi infatti è nota anche come ex Lucchini). Tra crisi e cessioni, nel 2014 lo storico altoforno venne spento.
Oggi restano attive solo la Liberty Magona, nata nel 1865 e prossima a essere venduta, e un impianto di laminazione che è controllato (per ora) dalla multinazionale indiana Jsw. Nell'impianto di Jsw ci sono circa 1.300 dipendenti, ma la quasi totalità è in cassa integrazione.
In questa situazione, il progetto di Metinvest Adria si presenta come un'iniziativa per rilanciare la produzione. Con due forni elettrici – meno inquinanti dei vecchi altiforni – dovrebbe arrivare a produrre 2,7 milioni di tonnellate di acciaio all'anno, che potrebbero tornare utili alle aziende italiane.
L'Italia infatti ha una grande produzione siderurgica, la seconda in Europa, ed esporta circa sei milioni di tonnellate all'anno, ma allo stesso tempo deve importare parecchio (circa 6,6 milioni di tonnellate). Il motivo è che esportiamo un certo tipo di acciaio (i prodotti detti "lunghi", come travi e barre, usati soprattutto in edilizia), mentre ne importiamo un altro tipo: le lastre di acciaio ‘grezze', arrotolate in bobine chiamate "coils". Queste servono per produzioni diverse, come auto, elettrodomestici e così via.
Il nuovo stabilimento di Piombino dovrebbe produrre proprio questi "coils". L'intenzione dichiarata di Metinvest Adria sarebbe di colmare il vuoto nel mercato italiano, sfruttando anche la posizione vantaggiosa della città toscana (con un porto industriale e collegamenti capillari a strade e ferrovie). Si punterebbe ad assumere tra 800 e mille persone, in teoria provenienti in buona parte dai dipendenti cassaintegrati dello stabilimento Jsw.
Perché Federacciai è contraria al progetto Metinvest Adria
Federacciai raccoglie 128 aziende, che producono il 95% dell'acciaio italiano. Peraltro, alcune di queste aziende sono controllate proprio da Danieli e di Metinvest. Il presidente della federazione Antonio Gozzi più volte, negli ultimi anni, si è schierato apertamente contro la nuova iniziativa.
Uno dei casi più recenti è quello dell'ultima assemblea nazionale, avvenuta a novembre dello scorso anno. Nella sua relazione, Gozzi ha detto che la federazione ha "forti perplessità, anche giuridiche, sull’intervento che lo Stato, con ingentissime risorse pubbliche, sta facendo per favorire l’investimento di uno straniero a Piombino", parlando di "aiuti di Stato puri". Diversi organi di stampa hanno riportato i commenti di Gozzi sullo stabilimento, definito "non strategico", "economicamente non sostenibile nel medio periodo" per il "livello di debito eccessivo di cui è gravato", "sovradimensionato rispetto alle esigenze di mercato".
Secondo Federacciai per alimentare i forni elettrici di Piombino servirebbero infatti "tre milioni" di tonnellate di rottami, "in un mercato già corto", cioè con scarsità di materiali. Cosa che creerebbe "un fattore di fortissima destabilizzazione per tutta l'elettrosiderurgia italiana". In più, l'impianto è accusato anche di andare "in concorrenza" con Taranto e in generale con gli ex impianti Ilva: "Noi non accetteremo che si realizzi un impianto che fa concorrenza all’ex Ilva con i soldi dello Stato", ha detto sempre Gozzi.
Cosa c'entra l'ex Ilva nel risiko dell'acciaio
Il nodo di Taranto si lega a quello di Piombino, anche se non in modo ufficiale. Uno dei timori espressi da Federacciai è appunto che il nuovo stabilimento faccia una concorrenza che renda impossibile rimettere in piedi l'ex Ilva.
Nelle scorse settimane è emerso l'interessamento del fondo americano Flacks (che fa capo al miliardario britannico Michael Flacks) nei confronti dello stabilimento di Taranto. Il gruppo non ha esperienza siderurgica, già in passato ha acquisito aziende in declino – e non sempre con successo. Il governo Meloni ora, secondo le indiscrezioni, starebbe cercando dei partner industriali italiani da affiancargli.
Flacks sarebbe disposto alla collaborazione, ma nessuna singola azienda italiana sarebbe abbastanza grande da sobbarcarsi l'investimento. Dunque, si starebbe cercando di formare una ‘cordata', su spinta del ministero delle Imprese. Fra i dubbi degli industriali italiani, però, ci sarebbe proprio la rinascita dell'investimento di Piombino. Perché investire in uno stabilimento in crisi come quello di Taranto, se poi ne nascerà un altro che farà concorrenza partendo da condizioni economiche migliori?
Va detto che Metinvest Adria ha risposto alle critiche sollevate da Federacciai. Per quanto riguarda la concorrenza, l'amministratore delegato Luca Villa ha detto che "a Taranto e Cornigliano si producono laminati", mentre "noi ci fermeremo alle bobine, al semilavorato", quindi "è come se si dicesse che un’azienda di motori o pneumatici è in concorrenza con la Mercedes", come riportato dal Post. Sugli aiuti di Stato, Legambiente ha ricordato che "oltre al finanziamento di circa 320 milioni derivanti da un contratto di sviluppo", che può essere richiesto da "qualsiasi progetto industriale", non c'è "traccia di nessun altro impegno finanziario pubblico".
L'esposto del Codacons: "Federacciai cerca di scoraggiare chi dovrebbe investire in Piombino"
Le critiche continue e dure di Federacciai, e in particolare del presidente Gozzi, hanno scatenato più di una reazione. In passato, il sindaco di Piombino Francesco Ferrari ha accusato il presidente di "difendere equilibri corporativi e interessi privati". L'associazione dei consumatori Codacons è intervenuta direttamente con un esposto, chiamando in causa l'Antitrust (più correttamente chiamata Autorità garante della concorrenza e del mercato) e la Commissione europea. L'accusa alla federazione è di aver potenzialmente abusato della propria "posizione dominante" nel settore siderurgico per scoraggiare gli investimenti nel piano di Piombino.
"Quello di Federacciai sembra più che altro il tentativo di tutelare la posizione di vantaggio di poche acciaierie elettriche", ha dichiarato il Codacons. L'esposto, che Fanpage.it ha consultato, sottolinea i toni "sempre più intimidatori" di Gozzi, con "affermazioni non veritiere e lesive per il progetto", con l'intenzione di "discreditare il progetto agli occhi degli istituti bancari impegnati nella fase deliberatoria dei finanziamenti richiesti". Secondo l'associazione, insomma, sarebbe in atto un tentativo da parte di una minoranza ben organizzata di contrastare la realizzazione di un progetto utile per tutto il Paese".
Il presidente del Codacons, Gianluca Di Ascenzo, ha dichiarato a Fanpage.it che l'associazione è "sempre a favore della concorrenza", perché beneficia "il mercato e quindi, a volte direttamente, a volte indirettamente, anche il consumatore". La segnalazione avrebbe l'obiettivo di chiarire se le critiche di Federacciai "sono fondate o se invece, come sembrerebbe da una prima lettura, non ci sia in realtà una difesa di rendita di posizione di pochi rispetto ai molti".
L'interesse del Codacons sarebbe principalmente rivolto ai consumatori: "In generale, se c'è un impianto che può creare un un mercato più efficiente ne guadagniamo in posti di lavoro – che portano benessere sul territorio – e anche in risparmio per chi fa acquisti. L'acciaio è usato nell'edilizia, nell'automotive, nella produzione di elettrodomestici e così via. Se il mercato è più concorrenziale, questo può portare a un abbassamento dei prezzi".