Il Senato si prepara a votare non una, ma due mozioni di sfiducia al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Oltre a quella presentata dal centrodestra, infatti, Palazzo Madama è chiamato ad esprimersi anche sulla mozione presentata da Emma Bonino. Il testo di +Europa non si concentra sulle polemiche in merito alla scarcerazione dei boss mafiosi durante l'emergenza coronavirus, o sullo scontro con il magistrato Nino Di Matteo in merito alla dirigenza del Dap, ma accusa il Guardasigilli di una generale mala gestione del ministero. "Il ministro Bonafede non è all’altezza di una giustizia giusta per tutti e la sua gestione di una giustizia già malata rischi di portarci a una giustizia comatosa", ha commentato Bonino alla vigilia del voto.

In Aula la senatrice ha illustrato la mozione. "Sono felice che le ragioni per cui l'ho proposta siano state condivise anche da parlamentari di altri partiti. Nelle discussioni in cui è in gioco la sopravvivenza di un ministro finiscono per prevalere elementi che non hanno a che fare con il tema in questione", ha affermato Bonino. "A quanti mi diranno che non si può sfiduciare il ministro per non mettere in crisi il governo, ricordo che qui si sta discutendo di altro. Si sta discutendo della politica in tema di giustizia", ha aggiunto.

Bonino ha quindi chiesto all'Aula di considerare i motivi per cui è stata presentata la mozione, senza legarli alla tenuta del governo. "Invito tutti a considerare che l'Italia non avrebbe alcun giovamento" ha detto, elencando poi le ragioni dietro la richiesta di sfiducia al ministro Bonafede. "C'è oggi chi ritorce contro Bonafede le sue stesse parole", ha aggiunto la senatrice, ricordando di quando il Guardasigilli affermava che in presenza di forti sospetti anche chi è "pulito" debba dimettersi.

Bonino ha quindi accusato Bonafede di populismo giudiziario. La senatrice ha quindi sottolineato che la più grande differenza tra la sua concezione e quella del Guardasigilli sta "nell'idea che la giustizia coincida con le manette e la pena nelle galere". In conclusione, Bonino ha affermato: "Sappiamo che della malattia della giustizia italiana lei è solo un sintomo e non un rimedio. Contribuisce a renderla cronica, diffondendo la paura della giustizia. Voglio una giustizia che restituisca ai cittadini la fiducia nel giusto processo".