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La Lega vuole impedire a chi non è nato in Italia di fare carriera politica: la proposta alla Camera

Solo chi ha la cittadinanza italiana potrà aspirare a fare carriera politica e rivestire le più alte cariche istituzionali dello Stato e di Regione. Lo prevede la proposta di legge costituzionale presentato dai deputati leghisti Andrea Barabotti, Gianangelo Bof, Laura Cavandoli, Fabrizio Cecchetti e Alessandro Giglio Vigna.
A cura di Giulia Casula
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Solo chi ha la cittadinanza italiana potrà aspirare a rivestire le più alte cariche istituzionali dello Stato e diventare presidente di Regione. È quanto prevede il disegno di legge costituzionale presentato alla Camera dai deputati della Lega Andrea Barabotti, Gianangelo Bof, Laura Cavandoli, Fabrizio Cecchetti e Alessandro Giglio Vigna. La proposta leghista punta così a impedire a chi non è nato in Italia di fare carriera politica nel nostro Paese.

Cosa dice la proposta di legge anti-immigrati della Lega

Sin dall'introduzione è chiara l'impronta identitaria e anti-immigrazione della Lega. "L’Italia, come tutti i Paesi caratterizzati da elevati livelli di benessere e civiltà, è oggi interessata da flussi migratori significativi, che rendono necessario mantenere alta l’attenzione sulla loro gestione e sul loro controllo. Parallelamente, il nostro Paese registra un andamento demografico fortemente negativo, segnato da un tasso di natalità tra i più bassi in Europa", si legge. "In questo quadro, assume un rilievo particolare la questione di come preservare l’identità nazionale, la continuità istituzionale e la fedeltà verso la Repubblica da parte di chi assume ruoli di maggiore responsabilità nelle istituzioni dello Stato e delle regioni. Davanti alle possibili trasformazioni sociali e ad alcune crescenti pressioni esterne, occorre garantire che, nei punti più sensibili dell’architettura costituzionale, la guida delle istituzioni sia affidata a cittadini che possiedono un legame originario e pieno con la Nazione", sostengono i deputati leghisti.

Il testo, presentato il 10 dicembre e ora pubblicato sul sito della Camera, è composto da quattro articoli, che puntano a modificarne altrettanti della Costituzione, i numero 63, 84, 92 e 122. Il ddl introduce per alcune cariche dello Stato e delle regioni un requisito ulteriore e più specifico: la cittadinanza italiana per nascita. Solo i cittadini italiani di diritto dunque, potranno aspirare a diventare presidente della Repubblica, presidente del Consiglio dei ministri, presidente del Senato e presidente della Giunta regionale. Come accade negli Stati Uniti, dove la condizione per accedere alla Presidenza "è previsto dalla Costituzione sin dall'origine", sottolineano i deputati nell'illustrazione della proposta di legge.

A differenza degli Usa, "un Paese plasmato da intensi flussi migratori fin dalla sua fondazione, in cui il requisito della cittadinanza per nascita per accedere alla Presidenza è previsto dalla Costituzione sin dall’origine, la maggior parte delle Costituzioni dei Paesi europei non contempla espressamente un analogo requisito", prosegue la proposta. "Ciò è dovuto anche al fatto che il fenomeno migratorio, in Europa e in particolare in Italia, ha assunto dimensioni significative soltanto in tempi relativamente recenti e non ha rappresentato, nelle fasi costituenti, un fattore di rilevanza tale da imporre una disciplina specifica per le cariche apicali dello Stato".

L'obiettivo è di "garantire che le figure poste al vertice dell’ordinamento istituzionale incarnino un legame originario, pieno e continuativo con la Nazione che sono chiamate a rappresentare e dirigere", si legge.

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