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La destra vuole le associazioni antiabortiste nei consultori: arriva l’emendamento nel decreto Pnrr

Con un emendamento al decreto Pnrr, la destra apre le porte dei consultori alle associazioni pro-vita. Subito la reazione delle opposizioni, che denunciano “l’ennesimo attacco al diritto all’aborto” e alla “libertà delle donne di autodeterminarsi”.
A cura di Annalisa Girardi
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Dalla destra "è in corso un attacco pesante alla libertà delle donne di scegliere sul proprio corpo". Così la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, commenta l'emendamento al decreto Pnrr, che apre le porte dei consultori alle associazioni pro vita. "Ce lo aspettavamo da questa destra che ovunque governa cerca di minare l'attuazione della 194 e di restringere il diritto delle che cercano di avere accesso ad una interruzione volontaria di gravidanza", ha aggiunto, sottolineando la gravità del "blitz della destra" per permettere alle associazioni antiabortiste di entrare nei consultori e "incidere psicologicamente e in modo inaccettabile, violento sulle donne che cercano di avere accesso alla interruzione volontaria di gravidanza".

Precisamente, l'emendamento al decreto Pnrr – su cui il governo ha posto la fiducia – stabilisce che i consultori si possano avvalere delle associazioni nel terzo settore "che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità". È stato presentato da Fratelli d'Italia.

"La destra continua a mostrare la sua natura nostalgica e la sua visione oscurantista e patriarcale, cercando in ogni modo di erodere i diritti delle donne. L'emendamento al decreto sul Pnrr sul coinvolgimento delle associazioni pro-life nei servizi di consultorio rappresenta l'ennesimo attacco della maggioranza e un affronto diretto alla dignità e all'autonomia delle donne. È vergognoso che mentre altri paesi progrediscono nella protezione dei diritti di genere, l'Italia faccia passi indietro", commenta la deputata dem Silvia Roggiani. Per poi aggiungere: "A pochi giorni dal voto del Parlamento europeo di includere il diritto all'aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell'UE, la destra italiana continua a dimostrare un atteggiamento retrogrado e discriminatorio nei confronti delle donne, ignorando i progressi della società moderna e soprattutto le necessità delle donne. Invece di continuare a porre ostacoli, la maggioranza dovrebbe piuttosto considerare di incrementare i finanziamenti per i consultori pubblici, per garantire servizi adeguati e dignitosi che ancora mancano in troppe regioni".

Sempre dal Pd, la senatrice Cecilia D'Elia – promettendo che il suo partito farà opposizione dentro e fuori al Parlamento per tutelare la libertà delle donne – ha aggiunto: "La destra al governo è contro le donne e lo dimostra introducendo con un blitz una norma al dl Pnrr che mina la libera scelta delle donne in tema di procreazione e aborto. Il governo dispone che le Regioni possano coinvolgerle all'interno dei consultori le associazioni antiabortiste. Invece di garantire alle donne servizi, lavoro e stabilità economica il governo sceglie di attaccare la libertà di scelta e di indebolire, con l'introduzione di figure appartenenti ad associazioni senza competenze e professionalità specifiche, presidi fondamentali per la salute sessuale e riproduttiva come sono i consultori".

Anche dal Movimento Cinque Stelle non sono mancate le critiche: "La maggioranza non si smentisce mai e anche nel decreto sul Pnrr riesce a inserire un attacco al diritto all’aborto", si legge in una nota degli esponenti M5s alle commissioni Affari Sociali di Camera e Senato. Che poi conclude: "È l’ennesima offesa ai diritti della donna e alla sua autodeterminazione. Viviamo in un Paese in cui il diritto all’interruzione di gravidanza è già sotto attacco, in cui è già difficile accedere alla pratica, in cui le donne devono viaggiare fuori provincia o addirittura fuori regione per riuscire ad abortire. E mentre altri Paesi inseriscono la tutela del diritto all’interruzione di gravidanza in Costituzione, l’Italia sceglie di fare un ulteriore passo indietro".

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