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La destra riscrive il reato di violenza sessuale, non si parla più di “consenso”: cosa prevede ora

Il centrodestra aveva bloccato la riforma sul reato di violenza sessuale a novembre, dopo una polemica interna sul passaggio che prevedeva il “consenso libero e attuale” della vittima. Ora è arrivata la nuova versione del ddl, scritta dalla senatrice della Lega Giulia Bongiorno: la “volontà contraria” all’atto sessuale andrà valutata “tenendo conto della situazione e del contesto”, si legge. La norma non parla più di “consenso”.
A cura di Luca Pons
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Sparisce l'idea di "consenso", si ripiega su quella di "volontà" e "dissenso". Il centrodestra fa un passo indietro sulla violenza sessuale, e nella nuova riforma depositata oggi in commissione Giustizia al Senato si ‘rimangia' il punto centrale della norma che pochi mesi fa aveva avuto il via libera unanime di maggioranza e opposizioni. Quel testo era poi stato bloccato proprio dalla destra, dopo una polemica interna animata soprattutto dalla Lega. Ora, dopo mesi di lavori e ipotesi, è arrivata la riformulazione scritta da Giulia Bongiorno, senatrice del Carroccio, avvocata ed ex ministra, nonché presidente della stessa commissione Giustizia. E il testo è pronto ad accelerare: sarà votato martedì prossimo in commissione.

Cosa dice il nuovo reato di violenza sessuale e che fine ha fatto il "consenso"

La riforma sostituisce del tutto l'articolo 609-bis del Codice penale, quello che sanziona la violenza sessuale. Oggi il testo è piuttosto generico: viene punito "chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali ". Colpito anche chi approfitta di "condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto", o finge di essere qualcun altro.

La nuova riformulazione punisce "chiunque, contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti".  Scompare la parola che aveva fatto scoppiare la polemica, cioè "consenso". Nella norma proposta e poi bocciata dalla destra doveva essere "libero e attuale" da parte della vittima, altrimenti era stupro. Ora si parla di "volontà".

La legge specifica subito dopo: "La volontà contraria all'atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso". L'atto sessuale può essere contrario anche se è "commesso a sorpresa", oppure "approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso". Per legge quindi bisognerà valutare se la vittima poteva esprimere dissenso, cioè dire "No". Se poteva (in base al "contesto" e alla "situazione") e non l'ha fatto, sarà più difficile che arrivi una condanna.

Quando lo stupro può essere di "minore gravità"

Anche la pena cambia rispetto ad oggi. Il Codice penale al momento prevede sei-dodici anni di carcere. La nuova legge dà la stessa pena se l'abuso viene commesso "mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa". Ma, in aggiunta, punisce anche tutti i casi che non rientrano in questa definizione con quattro-dieci anni di carcere.

L'ultimo comma della legge specifica una attenuante che oggi è: "Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi". La riformulazione chiarisce che il fatto può essere di minore gravità "per le modalità della condotta e per le circostanze del caso concreto, nonché in considerazione del danno fisico o psichico arrecato alla persona offesa".

Bongiorno: "È il punto di equilibrio che cercavamo"

La senatrice Bongiorno ha commentato: "Credo che questo testo trovi il punto di equilibrio che cercavamo". Secondo la leghista, la nuova norma "mette al centro la volontà della donna e nello stesso momento cerca di scongiurare quelle ipotesi di strumentalizzazione che avevano un po’ preoccupato alcuni". Ma le opposizioni si preparano a dare battaglia: saltato del tutto l'accordo che aveva portato a un via libera unanime, sul testo si raccenderanno le polemiche.

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