Sospendere le vaccinazioni per i giovani con AstraZeneca e Johnson & Johnson e farlo in fretta. È questo il senso di un appello che un gruppo di scienziati e medici ha rivolto al governo, alla luce dei dati relativi alle somministrazioni di questi due farmaci, e agli effetti collaterali gravi ad essi connessi.

In questi giorni le Regioni hanno scelto di lanciare diversi ‘Open Day', per aprire le vaccinazioni anche alle fasce d'età fino ad ora escluse dalla campagna vaccinale, e in particolare ai ragazzi che devono affrontare la maturità. In questo modo un vaccino come AstraZeneca viene impiegato per l'immunizzazione dei giovani. Una scelta su cui il governo non si è pronunciato – anche perché la sanità è in capo alle Regioni – e che va in direzione opposta rispetto alle raccomandazioni dell'Aifa, la quale ha suggerito, ma non imposto, la somministrazione di questi due sieri in modo prioritario per i soggetti over 60. Si tratta però di famarci che sono stati approvati in via emergenziale, per i quali l'attività di farmacovigilanza deve proseguire.

Nello specifico i dati citati dagli scienziati nella lettera, un'iniziativa dell'Associazione Coscioni, riguardano analisi effettuate dall’Agenzia del Farmaco e dal Servizio Sanitario inglesi sui vaccini a vettore adenovirale, che possono provocare, in soggetti predisposti per motivi ancora sconosciuti, la trombosi venosa trombocitopenica (VITT è l'acronimo inglese), un disturbo raro che si presenta a distanza di 5-15 giorni dall'inoculazione del farmaco, e che può portare anche alla morte.

La fascia di età più a rischio è quella dai 20 ai 55 anni, soprattutto individui di sesso femminile. L'Aifa non ha fornito dati a sufficienza sulle vaccinazioni con AstraZeneca e Johnson & Johnson: non abbiamo dati disaggregati per fascia d'età e per sesso. Per il momento comunque abbiamo a disposizione più dati su AstraZeneca e meno su J&J.

Stando a quanto scrivono gli scienziati nella lettera, se nei primi studi su questi vaccini l’incidenza risultava di 1:100.000, con un terzo di casi fatali, gli ultimi dati forniti dall’Agenzia del Farmaco e dal Servizio Sanitario inglesi, aggiornati a metà maggio, mostrano che l'incidenza di eventi avversi è più elevata. La nota informativa del vaccino AstraZeneca dice che la VITT è un possibile effetto indesiderato che può interessare fino a 1 persona su 10.000.

Ma i rischi connessi alla vaccinazione dei più giovani sono maggiori dei benefici? È utile continuare a vaccinare gli under 40 per cercare di raggiungere l'immunità di comunità? O forse sarebbe meglio destinare per loro esclusivamente i vaccini a mRNA come Pfizer e Moderna? Lo abbiamo chiesto alla professoressa Valeria Poli, ordinaria di Biologia Molecolare all'Università di Torino e presidente della Società Italiana di Biofisica e Biologia Molecolare (SIBBM), che ha sottoscritto l'appello.

Tra i firmatari della lettera figurano anche Michele De Luca, co-presidente dell'Associazione Coscioni, Professore ordinario nel Dipartimento di Scienze della Vita e Direttore del Centro di Medicina Rigenerativa ‘Stefano Ferrari' dell’Università di Modena e Reggio Emilia; Gilberto Corbellini, professore ordinario di storia della medicina e docente di bioetica presso La Sapienza di Roma; Anna Rubartelli, docente di Biologia Cellulare e Molecolare; Gennaro Ciliberto, Presidente della Federazione Italiana Scienze della Vita e le immunologhe Anna Mondino e Giulia Casorati.

Professoressa Poli perché avete scritto questa lettera?

La lettera è stata scritta da medici e scienziati assolutamente pro vax, ci tengo a precisarlo. Siamo partiti dalle osservazioni che sono state fatte sugli effetti collaterali, rari, ma potenzialmente molto gravi, dei vaccini a vettore adenovirale. Si tratta di dati recenti, diffusi dalla Gran Bretagna. Per l'Italia invece non sappiamo con esattezza quante persone sono state vaccinate con AstraZeneca per fascia d'età e per sesso, perché Aifa fino ad ora non ha fornito i dati in modo disaggregato.

Perché vanno sospese subito le vaccinazioni con AstraZeneca e Johnson & Johnson per gli under 60?

Il rischio è che si verifichi una reazione avversa, molto ben documentata dagli scienziati tedeschi soprattutto. Si tratta di una patologia che non ha nulla a che fare con le normali trombosi, quelle provocate per esempio dalla pillola, che in effetti non sembrano aumentate dopo i vaccini. La VITT, trombosi venosa trombocitopenica indotta da vaccino, è una particolare patologia che si è verificata solo con i vaccini AstraZeneca e J&J – mentre su quello russo non sappiamo ancora nulla – e non con i vaccini a mRNA. Si presenta in almeno un caso su 50mila, ma più probabilmente in 2. Può verificarsi quindi in 4 casi ogni 100mila, tra gli under 55, soprattutto nelle donne, per motivi ancora non chiari. Più la fascia di età si abbassa più aumenta la frequenza della VITT, che ha effetti potenzialmente letali, nel 25-30% dei casi.

Da cosa è causata questa patologia?

I vettori adenovirali in qualche modo facilitano la formazione di auto-anticorpi contro le piastrine, coinvolte nel processo di coagulazione del sangue. Gli auto-anticorpi riconoscono una proteina delle piastrine, che si chiama FP4, si attaccano alle piastrine e le attivano, provocando una catena di eventi che portano alla formazione dei trombi. Questi coaguli sono particolarmente frequenti nei vasi venosi profondi e concentrati in particolar modo nei vasi della milza e del cervello. Per un farmaco, soprattutto in fase sperimentale, bisogna sempre analizzare il rapporto rischio-beneficio. Proprio in questi ultimi giorni abbiamo avuto tre casi di VITT: una 40enne di Lucca, per la quale i genitori hanno anche presentato un esposto; poi una studentessa 18enne di Genova e un carabiniere 45enne di Catanzaro. Per questi ultimi due in realtà non è stata ancora fatta una diagnosi di laboratorio, ma il quadro è preoccupante.

In questo caso secondo lei i rischi superano i benefici?

Il rapporto rischio-beneficio rispetto ai potenziali effetti del Covid fino alla morte per delle persone sopra i 60 anni è molto a vantaggio del vaccino. La VITT tra l'altro per questa fascia di popolazione ha meno frequenza. Quella tra i 40 e i 60 anni è una fascia un po' grigia. Per i 18-40enni sani, senza altre patologie, ci sarebbe invece un rischio veramente risibile di riportare grossi danni dal Covid, se si ammalassero. Mentre gli stessi hanno un rischio definito, anche se raro, di contrarre la VITT. E di questi come dicevamo il 25-30% può anche morire, in modo totalmente inutile.

Per lei quindi non è una buona idea vaccinare 500mila maturandi?

I giovani vanno assolutamente vaccinati. Noi abbiamo sempre detto che i 30-50enni devono essere vaccinati subito dopo aver messo in sicurezza fragili, perché sono quelli che molto più probabilmente fanno da serbatoio, perché hanno molti più contatti sociali. Io sono a favore della vaccinazione anche dei teenagers, ma con il vaccino giusto. I vaccini non sono tutti uguali. È stato fatto passare questo messaggio per superare la diffidenza su AstraZeneca, dopo i casi avversi che erano stati registrati, dopo che il farmaco è stato sospeso e poi riavviato. I vaccini sono tutti efficaci, ma non sono tutti uguali. Ci sono quelli che vanno bene per gli ultrasessantenni e quelli che vanno bene per i giovani.

Ma non si rischia così di mancare l'obiettivo del raggiungimento dell'immunità di comunità?

Se un giovane di 18 anni deve aspettare due settimane in più per vaccinarsi non succede nulla, non rischia di morire come un 80enne. L'immunità di comunità necessariamente dovrà coinvolgere la vaccinazione dei ragazzi, e quando sarà permesso anche dei bambini più piccoli.

Su Astrazeneca e Johnson&Johnson Aifa però si è limitata a fare una raccomandazione. Perché il governo non si esprime su questo?

Secondo me sia l'Ema sia l'Aifa sono state molto cerchiobottiste, non hanno voluto forse impaurire i potenziali vaccinandi. Avrebbero dovuto essere più perentorie nelle loro indicazioni, che per altro sono state infrante dai presidenti di Regione. Il governo ha lasciato correre, ha dato quasi l'impressione di voler esaurire le dosi di AstraZeneca. Magari dietro le quinte ha anche incoraggiato il ricorso agli Open Day aperti a tutte le fasce di età, che ovviamente si sono riempiti di giovani che in questa fase non si possono ancora prenotare. Ma anche solo rischiare una morte lo ritengo totalmente non etico.

Lei farebbe vaccinare suo figlio ventenne con questi vaccini?

No, se posso evitarlo. Ma è maggiorenne, quindi se decidesse di vaccinarsi non potrei farci niente.

E questo vale anche per i richiami, cioè per chi ha già ricevuto la prima dose di AstraZeneca?

Sì, questo discorso vale anche per la seconda dose, per quelle fasce di età. Mentre non si conoscono ancora vere condizioni predisponenti per la VITT, come il fatto di aver avuto altre trombosi in precedenza o di assumere la pillola. Quest'ultima può causare delle trombosi venose, che non c'entrano assolutamente nulla con la patologia di cui stiamo parlando.

Ma ci sono degli esami che si possono fare per capire se un soggetto è a rischio VITT?

Non ci sono al momento esami preventivi. C'è un unico esame di laboratorio che può dimostrare la presenza di questi anticorpi, ma si esegue dopo la somministrazione del farmaco. Sarebbe molto più semplice comunque fare solo Pfizer al di sotto di una certa età. Persino in Inghilterra, che sono i veri produttori di AstraZeneca, negli ultimi due mesi non lo stanno più dando al di sotto dei 40 anni. Anche a chi ha fatto la prima dose con il siero di Oxford viene data come seconda dose Pfizer o Moderna, non c'è nessuna controindicazione dal punto di vista dell'efficacia, perché si tratta dello stesso antigene. Si possono mixare i vaccini, ci sono studi che lo dimostrano.

Ema e Aifa hanno autorizzato il vaccino Pfizer per i 12enni. Che ne pensa?

Io sono favorevole, i dati sono molto chiari. Sono venuti fuori alcuni casi di miocardite, soprattutto nei giovani maschi vaccinati con Pfizer, ma sono patologie facilmente controllabili, non gravi.