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8 Dicembre 2017
11:55

L’appunto di Falcone ritrovato: “Berlusconi è in contatto con i boss di Cosa Nostra”

Un foglietto ritrovato, con la grafia di Falcone, getta un’ombra sui rapporti tra Berlusconi e la mafia siciliana: “Cinà in buoni rapporti con Berlusconi. Berlusconi dà 20 milioni a Grado e anche a Vittorio Mangano”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Un foglietto ritrovato nell'ufficio del giudice Falcone, al Palazzo di Giustizia di Palermo, trasformato in museo. A raccontarlo è Salvo Palazzolo su Repubblica. Un foglietto importante, perché in poche righe il magistrato ha appuntato considerazioni e notizie pesanti che accusano Silvio Berlusconi. "Cinà in buoni rapporti con Berlusconi. Berlusconi dà 20 milioni a Grado e anche a Vittorio Mangano", poche parole scritte nella grafia inconfondibile di Falcone.

A scoprire il foglio formato A4 è stato un suo stretto collaboratore, Giovanni Paparcuri, che dopo essere andato in pensione accoglie nel "bunker" del pool antimafia i visitatori. Qualche giorno fa, l'uomo stava sfogliando alcuni scritti di Falcone conservati al museo, quelli che contengono le vecchie dichiarazioni del pentito Francesco Marino Mannoia, utilizzate ormai in centinaia di processi. All'improvviso, si è imbattuto nel foglietto che parla proprio di Berlusconi, che non era mai stato notato prima. Falcone potrebbe averlo scritto come promemoria. Paparcuri ha subito informato la procura. Ma nei verbali ufficiali del collaboratore di giustizia Mannoia, che risalgono al 1989, non c' è traccia di riferimenti a Berlusconi. Interpellato dal cronista del quotidiano su questo appunto Mannoia ha risposto: "Non ricordo. Sono ormai anziano e malato. E poi non posso rilasciare alcuna dichiarazione alla stampa". Ufficialmente, non è mai risultata alcuna indagine di Falcone su Berlusconi.

Il leader di Forza Italia è nuovamente indagato dalla procura di Firenze nell'inchiesta sui mandanti occulti delle stragi del 1993. E il suo braccio destro, Marcello Dell'Utri, sta scontando una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa.

Chi sono i personaggi citati nel foglietto? Gaetano Cinà era un mafioso amico di Dell'Utri, e Gaetano Grado è un boss palermitano molto attivo a Milano negli anni Settanta. Vittorio Mangano è invece il mafioso che prestava servizio a villa Arcore come stalliere. Se quell'appunto esiste possiamo ipotizzare che Mannoia si sia rifiutato di firmare il verbale dopo aver raccontato i fatti a Falcone, visto che la sua dichiarazione non è stata registrata. Ma proprio quell'appunto confermerebbe i fatti che hanno portato alla condanna di Dell'Utri, proprio perché vengono nominati tutti i protagonisti coinvolti nel caso. Cinà e dell'Utri erano coimputati nello stesso processo, il primo per mafia, il secondo per concorso esterno nello stesso procedimento.

Come sottolinea Palazzolo, Falcone probabilmente non avrebbe dimenticato quell'appunto, e forse Paolo Borsellino ne era a conoscenza. In un'intervista rilasciata da Borsellino il 21 maggio 1992, due giorni prima della strage di Capaci, i giornalisti Jeanne Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi gli chiedono conto di Dell'Utri e il giudice risponde: "Non è stato imputato nel maxiprocesso. So che esistono indagini che lo riguardano e che lo riguardano insieme a Mangano".

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