L’Italia sarà suddivisa in tre differenti aree. Tre zone utili per individuare le misure da applicare a partire dal prossimo dpcm, come annunciato durante le comunicazioni alla Camera dei deputati dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Il prossimo dpcm individuerà tre aree corrispondenti ad altrettanti scenari di rischio”, afferma il presidente del Consiglio. Il primo dei tre livelli sarà nazionale. Conte ricorda che sul territorio nazionale “non si segnalano livelli di rischio elevato”, ma serviranno alcune misure, come il coprifuoco (probabilmente alle 21), la chiusura dei centri commerciali nei weekend e la didattica a distanza al 100% nelle scuole superiori, oltre alla riduzione della capienza dei mezzi del trasporto pubblico al 50%.

Il secondo livello riguarda le Regioni in cui si presenta una situazione ritenuta critica, stando alle parole dello stesso presidente del Consiglio. Infine, la terza area è quella delle Regioni che hanno un rischio più elevato, tanto da ipotizzare delle zone rosse locali e lo stop a molte attività e agli spostamenti non necessari. A inserire le Regioni in una delle tre aree sarà un’ordinanza del ministro della Salute, come sottolinea sempre Conte. E la decisione “dipenderà dal coefficiente di rischio della Regione, dopo la combinazione di diversi parametri. Sempre con ordinanza del ministero della Salute si potrà uscire da un’area a rischio ed entrare in un’altra”.

Quali sono i criteri per individuare le 3 aree

I criteri per individuare le 3 aree sono diversi. Sicuramente c’è l’indice Rt, con un monitoraggio che però non è ancora chiaro se sarà provinciale o, come lascia intuire Conte, regionale. La strategia va modulata sulla base della criticità dei singoli territori, misurando una più elevata circolazione del virus e i rischi per la tenuta del sistema sanitario regionale. Ogni misura verrà presa sulla base del principio di “proporzionalità ed adeguatezza”, assicura il presidente del Consiglio, sulla base del livello di rischio “concretamente rilevato nei territori”. Conte parla di “criteri scientifici predefiniti, oggettivi”, sulla base dei quali “introdurre un regime differenziato”.

Le aree a rischio e le 11 Regioni più critiche

Conte sottolinea che l’Italia va verso uno scenario di tipo 4, con “specifiche criticità su alcune Regioni”. Il presidente del Consiglio, inoltre, aggiunge che ci sono “11 Regioni e province autonome a rischio elevato o molto elevato”. Le 11 Regioni, secondo il monitoraggio settimanale dell'Iss, dovrebbero essere: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto. Attualmente, sulla base dei dati della scorsa settimana, l’Rt nazionale si attesta a 1,7, ma “in alcune Regioni il dato è superiore alla media nazionale”. Inoltre, l’altro allarme lanciato è che “esiste un’alta probabilità che 15 Regioni superino nel prossimo mese” le soglie critiche riguardanti la pressione sui servizi sanitari.