L'epidemia di coronavirus inizia finalmente a rallentare e in molte Regioni l'indice Rt si ferma attorno all'1. Lo afferma l'Istituto superiore di sanità nel suo monitoraggio settimanale, che prosegue sottolineando: "Inoltre per la prima volta da molte settimane, l'incidenza calcolata negli ultimi 14 giorni è diminuita a livello nazionale". Sono dati incoraggianti, rimarcano gli esperti, che "segnalano l'impatto delle misure di mitigazione realizzate nelle ultime settimane". C'è però un indice di allarme e riguarda la situazione negli ospedali. L'Iss registra infatti un lieve aumento nelle ospedalizzazioni, sia per quanto riguarda l'area medica che le terapie intensive. La pressione sul servizio sanitario è "ancora molto elevata e complessivamente non è in regressione".

Anche alla luce di questo elemento, continuano gli esperti, "l'incidenza rimane troppo elevata per permettere una gestione sostenibile e il contenimento". Per fare questo bisogna raggiungere livelli di trasmissibilità significativamente inferiori a 1, che si traducono in una diminuzione dei nuovi casi e in una conseguente riduzione della pressione sugli ospedali. Nel periodo preso in esame l'indice Rt è pari a 1,08 sul territorio nazionale. "Sebbene in miglioramento, permane una diffusa difficoltà nel mantenere elevata la qualità dei dati riportati al sistema di sorveglianza", aggiungono gli esperti, sottolineando come una conseguenza possa essere una "sottostima della velocità di trasmissione e dell'incidenza".

Ben dieci Regioni rimangono a rischio alto. Si tratta di Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, provincia autonoma di Bolzano, Puglia, Sardegna e Toscana, cui si aggiunge la Calabria, considerata "non valutabile". Le altre sette sono a rischio moderato, ma con una elevata probabilità di progredire a rischio alto nel prossimo mese. Ragion per cui "questo andamento non deve portare a un rilassamento prematuro delle misure o a un abbassamento dell'attenzione nei comportamenti". Per la stessa ragione, va mantenuta la "drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone".

In altre parole, bisogna evitare tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo ed è necessario restare a casa il più possibile. Concludendo, questi numeri, anche se migliori di quelli delle ultime settimane, non permettono comunque una gestione sostenibile dell'epidemia. E quindi non devono portare a un rilassamento prematuro delle misure o a un abbassamento dell'attenzione.