Inizio scuola rinviato per il caldo, D’Aprile (Uil): “Modificare calendario non risolve il problema”
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A pochi giorni dall'inizio del nuovo anno scolastico il ministro dell'Istruzione Valditara ha annunciato uno stanziamento per affrontare il problema delle alte temperature negli edifici scolastici. Una misura che però non è considerata bastevole da addetti ai lavori e sindacati, che chiedono un rinvio dell'inizio delle lezioni, previsto da calendario già da lunedì 7 settembre a Bolzano (le ultime scuole ad aprire saranno quelle pugliesi, giovedì 17 settembre).
"Abbiamo deciso un contributo di 20 milioni di euro destinato alle istituzioni scolastiche per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento, con l’obiettivo di migliorare le condizioni e il comfort per gli studenti e personale scolastico. Questo intervento si inserisce nell’impegno del Ministero per sostenere concretamente le scuole e accompagnarle nell’affrontare le esigenze legate alla qualità degli ambienti in cui si svolgono le attività didattiche. Stiamo lavorando anche a un piano più ampio per l’efficientamento energetico nelle scuole. Ci aspettiamo, inoltre, che gli enti locali – Comuni, Province e Città metropolitane – nell’ambito delle rispettive competenze, facciano la loro parte contribuendo agli interventi necessari nelle scuole”, ha scritto in una nota diffusa ieri il titolare di Viale Trastevere Giuseppe Valditara.
Ma risposta del governo di fronte alle alte temperature al di sopra della media, che continueranno anche per le prossime settimane, è giudicata insufficiente. Per questo ieri la Flc Cgil ha chiesto al governo di spostare in avanti l'inizio delle lezioni, facendo slittare la partenza al 1 ottobre.
Le temperature sono troppo alte per iniziare a tornare in classe già a partire dalla prossima settimana e via via in tutta Italia fino al 17 settembre, come prevede il calendario scolastico: e così la Flc Cgil chiede di spostare l'inizio delle lezioni "se non ci sono le condizioni per rispettare il decreto 81 su salute e sicurezza" anche perchè "ci sono stati tre mesi per fare dei lavori ma non è stato fatto nulla e in alcuni territori è invivibile stare 5-6 ore in classe in 20-30 persone. Ci sono delle ragioni che valgono per tutti, non solo per i cantieri in mezzo alla strada", sottolinea la numero uno della Flc Cgil, Gianna Fracassi.
Avevamo già affrontato questo tema a luglio nella nostra newsletter dedicata al mondo della scuola ‘La Nostra Scuola', e ci eravamo appunto domandati quali soluzioni prospettasse l'esecutivo per settembre. Dagli ultimi dati ufficiali del ministero risulta che nell'anno scolastico 2023-2024 su 61.307 edifici scolastici censiti solo 3.967 disponevano di condizionatori, cioè appena il 6%.
Anche i pediatri hanno lanciato l'allarme sui rischi connessi al cambiamento climatico, e ritengono per questo che la scuola non dovrebbe partire prima del 1 ottobre. Il pediatra Italo Farnetani, sentito dall'Adnkronos Salute, la scelta di rimandare l'avvio dell'anno scolastico è urgente e "appare ancora più razionale alla luce dei cambiamenti climatici. Da tempo, infatti, il mese di settembre è caratterizzato da temperature insolitamente elevate, spesso prossime ai 40 gradi, come indicano anche le previsioni dei servizi meteorologici, nei limiti delle proiezioni a lungo termine. Il calendario scolastico nazionale stabilisce che entro il 17 settembre – pur con le differenze regionali – tutti gli studenti italiani debbano aver iniziato le lezioni. Ciò significa avviare l'attività didattica in condizioni climatiche che definire ‘africane' non è un'esagerazione. E questa scelta presenta rischi concreti". Per esempio stress psicofisico e problemi di adattamento ai ritmi scolastici oppure un calo del rendimento.
Il rebus non è di facile soluzione, visto che mantenere le scuole chiuse ancora per qualche giorno metterebbe in difficoltà le famiglie, che nei mesi estivi come di consueto sono alle prese con complicati esercizi di equilibrismo nel tentativo di occuparsi dei bambini, che non possono certamente rimanere da soli a casa. Anche per questo per esempio la Regione Emilia-Romagna quest'anno ha fatto un esperimento, anticipando il rientro in classe addirittura al 31 agosto, offrendo ai bambini dai 6 agli 11 anni attività ludiche e ricreative.
E c'è anche chi, come il sindacato Gilda degli insegnanti, è del tutto contrario all'idea di rimandare l'apertura delle scuole: "Sarebbe l'ennesima beffa – ha commentato Carlo Vito Castellana, coordinatore del sindacato – significa non riuscire a garantire i diritto allo studio in modo adeguato". Abbiamo raccolto la posizione di Giuseppe D'Aprile, segretario generale della Uil Scuola Rua.
Come giudicate l’annuncio dello stanziamento di Valditara di 20 milioni di euro per dotare gli edifici scolastici di apparecchi ed edifici per il raffrescamento?
Sicuramente si tratta di un fatto positivo. Finanziare le scuole statali significa investire nel futuro del Paese. Però non basta. Servono un piano straordinario di investimenti e l’installazione di impianti di climatizzazione in tutte le scuole italiane. Non si può agire solo in seguito alle emergenze, ciò che conta davvero è la quotidianità. Serve una pianificazione di medio e lungo periodo. È ora di denunciare le inadempienze che possono avere conseguenze gravi e pretendere un maggiore impegno per la sicurezza nelle scuole da parte di tutti gli attori coinvolti attraverso interventi organici e strutturati nel tempo. Prevenire e non curare rappresenta la soluzione giusta.
La Cgil ieri ha chiesto di rinviare l’inizio delle lezioni, visto che in aule sovraffollate il rischio è che ci siano di nuovo episodi di svenimento in classe, come accaduto durante gli esami di Maturità. Vi unite all’appello?
Una strada percorribile ma che non risolverebbe il problema. Gli studi che si occupano del cambiamento climatico dimostrano che i periodi di caldo intenso si stanno allungando – iniziano a maggio e finiscono a ottobre – e interessano sempre più mesi nei quali le scuole sono aperte, con conseguenze sul benessere, sulla salute e sulla capacità di apprendimento degli studenti, oltre che sulle condizioni di lavoro di tutto il personale scolastico. Una situazione resa ancora più difficile nelle classi numerose, dove la presenza di molti alunni in spazi spesso non adeguati e scarsamente ventilati può accentuare gli effetti delle alte temperature.
Il vero problema è l’arretratezza di una parte consistente del nostro patrimonio edilizio scolastico, progettato e costruito in condizioni climatiche molto diverse da quelle attuali. Circa sei edifici scolastici su dieci risalgono a prima del 1975 e la stragrande maggioranza delle scuole italiane sono ancora prive di sistemi di condizionamento.
Per questo occorre intervenire in modo strutturale, investendo nella climatizzazione e nella ventilazione delle aule, ma anche in interventi di efficientamento e ammodernamento degli edifici, dall’isolamento termico alle schermature solari.
Tutti i sindacati oggi incalzano il governo, denunciando il problema del cambiamento climatico. C’è anche chi, come la Gilda degli insegnanti, è contro il rinvio dell’inizio delle lezioni, perché significherebbe non riuscire a garantire il diritto allo studio. Resta però il punto: con 40 gradi è pericoloso fare lezioni. Come se ne esce quindi?
In Inghilterra e Galles, per il caldo eccessivo, sono stati chiusi 1.000 istituti, in Francia 13.500 plessi e in Italia, nonostante il D. Lgs. 81/2008 raccomandi per i mesi estivi, nei luoghi di lavoro, una temperatura compresa tra 24°C e 27°C, si continua a lavorare a scuola in condizioni disumane facendo leva sulla serietà, sulla professionalità e sulla dedizione del nostro personale.
La sicurezza non riguarda soltanto il rischio di un crollo o di un incendio. Significa anche proteggere la salute di studenti e personale di fronte a temperature ormai estreme. Il cambiamento climatico non è più un’ipotesi futura. È la realtà con cui conviviamo ogni giorno e l’edilizia scolastica deve adeguarsi.
Nel caso però di un rinvio dell’inizio lezioni a ottobre, si porrebbe ancora una volta il tema delle famiglie, che hanno difficoltà a tenere a casa i minori. Come rispondete?
Il tema va affrontato con realismo. Se spostiamo l’inizio delle lezioni a ottobre per evitare il caldo di settembre, cosa facciamo poi a giugno, quando le temperature possono essere altrettanto elevate? Non possiamo rincorrere il clima modificando continuamente il calendario scolastico. Lo stesso vale per la stagione invernale quando gli impianti di riscaldamento, spesso inefficienti, non consentono di far fronte alla rigidità delle temperature.
Invece, adeguare gli istituti scolastici al cambiamento climatico significherebbe, implicitamente, soddisfare le esigenze di tutti fermo restando che resta prioritario il benessere lavorativo del personale e del 93% dei ragazzi del nostro Paese che frequentano le scuole statali.