I consiglieri togati del Csm hanno chiesto l'apertura di una pratica a tutela dei magistrati fiorentini e a "presidio dell'autonomia e indipendenza della giurisdizione", a seguito degli attacchi del senatore di Italia viva Matteo Renzi per l'inchiesta sulla Fondazione Open, che ha finanziato la sua attività dal 2012 al 2018, compresa la Leopolda, la kermesse che si svolge tutti gli anni a Firenze.

La raccolta delle firme per chiedere la pratica è stata avviata questa mattina dal gruppo di Area e ai togati si è aggiunto il laico della Lega Stefano Cavanna. Le dichiarazioni di Renzi, hanno sottolineato, "alimentano un clima di delegittimazione nei confronti dei magistrati della Procura di Firenze".

"Nei giorni scorsi, a seguito delle perquisizioni disposte dalla procura di Firenze, il senatore Matteo Renzi si è espresso in più occasioni con dichiarazioni del seguente tenore: ‘Penso che siamo in presenza di un vulnus al gioco democratico, di una ferita al gioco democratico' – hanno denunciato nel documento trasmesso ai vertici di Palazzo dei Marescialli – le predette dichiarazioni non si limitano ad una critica, sempre legittima, del merito del provvedimento, ma costituiscono commenti che alimentano un clima di delegittimazione nei confronti dei magistrati della Procura di Firenze, come si evince dal contenuto dei numerosi post pubblicati sui social e delle dichiarazioni rilasciate agli organi di informazione nelle ultime ore. Per questo – hanno aggiunto – si impone l'esigenza dell'intervento del Consiglio a tutela dell'indipendenza ed autonomia della giurisdizione".

Le dichiarazioni di Renzi, relative all'indagine fiorentina sulla Fondazione Open, erano già state oggetto, la scorsa settimana, di una ferma presa di posizione da parte dell'Associazione nazionale magistrati. L'Anm aveva respinto "con fermezza l'ennesimo attacco all'autonomia ed indipendenza della magistratura e esprime piena solidarietà ai magistrati fiorentini". E aveva definito, "gravissime le dichiarazioni di un esponente delle istituzioni (Renzi ndr) che, per reagire ad un'iniziativa giudiziaria, attacca personalmente i Magistrati titolari dell'indagine" , esprimendo "indignazione".

L'ex premier, dopo le perquisizioni della Guardia di Finanza scattate in tutta Italia sui finanziatori della Fondazione, aveva detto di sentirsi "oggetto di attenzioni speciali" di certi magistrati e si era scagliato contro la procura di Firenze, parlando di "invasione del campo della politica".

La difesa di Marco Carrai

Anche Marco Carrai, amico personale di Renzi, e già membro della Open è indagato dalla procura fiorentina per finanziamento illecito. Oggi l'imprenditore è intervenuto pubblicamente con una nota in sua difesa: "Verrà il giorno in cui, finalmente terminata la caccia alle streghe, si potrà chiarire tutta la vicenda di una indagine rispetto alla quale mantengo la fiducia nella giustizia e nei magistrati. Mi auguro che i tempi siano rapidi e chi indagato possa difendersi nelle sedi opportune e non sui media".

Nella nota viene spiegato che il prestito infruttifero di 20mila euro fatto da Carrai a Matteo Renzi, "fu fatto per sue esigenze personali in data 20/4/18" e fu restituito tramite bonifico "in data 19/6/18". Nessun sospetto poi per il bonifico di 50mila euro effettuato il 4 aprile 2018 sul conto dello stesso Carrai: "Basta leggere la distinta per scoprire che a versare è stato Marco Carrai, a beneficio di Marco Carrai e che la causale è ‘accantonamento pagamento tasse'. Quei soldi servivano per pagare le tasse di Marco Carrai ed erano stati accantonati sul conto corrente usato per pagarle".

Ancora, riguardo alle notizie di stampa sulla Wadi Venture Sca Carrai ha detto di essere stato "membro del supervisory board della stessa dalla sua fondazione, nel 2012, fino alla mie dimissioni avvenute il 18/07/2016. Wadi Venture Sca è un veicolo societario che ha investito in modo del tutto tracciato in start up, nessuna della quale ha mai avuto nulla a che fare né con il senatore Matteo Renzi né con la Fondazione Open. Non conosco personalmente il dottor Valli né conosco la società di Dubai citata dai giornali come investitore di Wadi. Non ho curato io questi investimenti, non essendo nel cda della società di management e perché espressamente escluso dallo statuto sociale che un membro del supervisory board potesse interferire negli investimenti, peraltro tutti rendicontati secondo le norme vigenti in materia fino all'ultimo euro".

"Mi sia consentito di scusarmi pubblicamente – ha concluso Carrai – con i miei partners per l'increscioso pubblico ludibrio ai quali, mio malgrado, la società è stata sottoposta".