Inchiesta Garante privacy, Ruotolo (Pd): “Non è più credibile, tutto il collegio deve dimettersi”

L'inchiesta che ha coinvolto il collegio del Garante della privacy, i cui membri sono stati accusati di corruzione e peculato, ha riacceso i riflettori della politica sull'Autorità. Il responsabile comunicazione del Partito democratico, Sandro Ruotolo ha rinnovato la richiesta di dimissioni dell'intero collegio, la cui "credibilità era già stata messa seriamente in discussione nei mesi scorsi" con le inchieste condotte dal programma televisivo Report.
"Cos’altro dobbiamo aspettare per le dimissioni dei membri del collegio del Garante per la protezione dei dati personali? È notizia di poche ore fa che la magistratura ha aperto un’inchiesta e che tutti i componenti del collegio risultano indagati per corruzione. Vale, ovviamente, la presunzione di innocenza: nessuna condanna, nessuna sentenza. Ci auguriamo che le accuse si rivelino infondate", ha dichiarato l'eurodeputato dem.
Tutti e quattro i membri che compongono l'organo apicale dell'Autorità – il presidente, Pasquale Stanzione, la vice Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza – risultano indagati con l'accusa di corruzione e peculato. Gli inquirenti ipotizzano un uso improprio dei soldi pubblici e conflitti d'interesse per quel che riguarda alcuni dei dossier dell'indagine.
"Ma il punto non è – e non può essere – giudiziario", osserva Ruotolo. "La credibilità dell’Authority era già stata messa seriamente in discussione nei mesi scorsi, tanto da portarci a chiedere le dimissioni dei suoi vertici". Il riferimento è alle inchieste condotte nei mesi precedenti da Report che avevano sollevato perplessità sull'indipendenza del Garante. "In particolare quando si scoprì che, alla vigilia della multa inflitta a Report – una delle principali trasmissioni di giornalismo d’inchiesta del servizio pubblico di Rai – un membro del collegio, Agostino Ghiglia, ex parlamentare ed esponente di Fratelli d’Italia, si era recato il giorno prima in via della Scrofa, sede nazionale del partito di governo", aggiunge l'europarlamentare.
"Un fatto politicamente e istituzionalmente gravissimo, non per ciò che dimostra sul piano penale, ma per ciò che compromette sul piano dell’indipendenza e dell’imparzialità. Eppure, nonostante tutto questo, sono rimasti al loro posto. Nessuna assunzione di responsabilità, nessun passo indietro", prosegue. Già all'epoca infatti, diversi partiti avevano chiesto le dimissioni del collegio, che però aveva escluso quest'ipotesi. "Oggi però siamo oltre", insiste Ruotolo. "Con un’indagine che coinvolge l’intero collegio, la decenza istituzionale impone una scelta chiara: dimettersi. Non perché colpevoli, non perché condannati, ma perché non più credibili nel ruolo che ricoprono. Un’autorità di garanzia vive di fiducia, autorevolezza e terzietà. Quando queste vengono meno, l’organismo stesso viene messo in grave difficoltà e trascina con sé la tutela di diritti fondamentali, a partire dalla libertà di informazione", prosegue.
Secondo il dem ora le dimissioni non sono più un'opzione. "Non è una questione personale. È una questione istituzionale.E allora la domanda resta, oggi più che mai, inevitabile: cos’altro dobbiamo aspettare?", conclude.