In Italia mancano migliaia di medici e infermieri: così anche gli investimenti del Pnrr rischiano di essere inutili

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L’Italia continua ad essere nettamente sotto la soglia della media Ocse per la spesa in sanità. E nei prossimi anni dovrà affrontare un’imponente carenza di medici e infermieri, mentre il divario tra le strutture sanitarie del Nord e del Sud rimane enorme. Un rapporto curato dall’ex sottosegretario Garofoli per l’Anci chiede al governo un cambio di rotta. Altrimenti, anche gli investimenti del Pnrr potrebbero finire nel nulla.

Il rapporto annuale della Fondazione Gimbe ha riacceso lo scontro politico sul tema della sanità. L'organismo diretto da Nino Cartabellotta calcola che il governo Meloni ha applicato un taglio occulto delle risorse destinate al Fondo Sanitario Nazionale, pari a circa 18,8 miliardi tra il 2023 e il 2026. La spesa infatti sarebbe aumentata in termini assoluti, ma sarebbe scesa in rapporto al Pil. Tradotto, i fondi per la sanità sarebbero cresciuti meno di quanto avrebbero dovuto, per tenere il passo con la ricchezza complessiva del Paese, considerando anche l'impatto dell'inflazione. C'è da dire che nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica recentemente approvato dal governo, le cifre elencate sono leggermente più alte di quelle stimate da Gimbe.

Quel che è certo è che la spesa per la sanità in Italia rimane ben al di sotto della media Ocse, pari al 7,1 percento. Il Pnrr doveva servire anche per colmare questo divario, ma rischia di essere un'occasione mancata. A spiegarlo è un altro rapporto, quello scritto per l'Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) con un contributo di oltre cento esperti e coordinato da Roberto Garofoli, già alto dirigente ministeriale sotto diversi governi e da ultimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio dell'esecutivo Draghi. Nel documento di oltre 800 pagine, dal titolo "Le leve per la crescita. Coesione, competitività e modernizzazione istituzionale oltre la stagione del PNRR", si traccia una fotografia dello stato del Paese al termine del Piano di Ripresa e Resilienza. E si fanno una serie di proposte, per non disperdere il lavoro di messa a terra del programma straordinario, finanziato dall'Unione Europea.

Nel capitolo sulla sanità, il rapporto Garofoli lancia innanzitutto un allarme: senza un'imponente immissione di personale, le Case e gli Ospedali di Comunità finanziati con il Pnrr rischiano di rimanere dei gusci vuoti. Per rendere effettivamente operative le strutture territoriali – si stima – servono tra 19mila 500 e 27mila infermieri aggiuntivi e tra 6.300 e 11.600 operatori sociosanitari e addetti alla riabilitazione. A questo va aggiunta la cronica carenza di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, calcolata nei prossimi anni in circa 28mila unità. Altro dato da sommare è quello del 42 percento circa di medici di famiglia prossimi a lasciare il servizio. A pesare su questi numeri è anche l'esodo dei professionisti verso l'estero, in cerca di salari e condizioni di lavoro migliori: nel rapporto si contano circa mille medici che abbandonano il Paese ogni anno, 500 infermieri nel solo 2022.

Peraltro, la distanza tra Nord e Sud rimane profonda, nonostante il Pnrr avesse tra gli obiettivi anche quello di ridurre i divari interni. Invece, tutti gli indicatori elencati nel rapporto Garofoli descrivono uno stato di persistente arretratezza delle strutture sanitarie nel Mezzogiorno: dalle liste di attesa ai posti letto, fino agli indicatori sulla qualità dei servizi. Otto Regioni su venti – in gran parte nel Centro-Sud – non risultano pienamente adempienti sui livelli essenziali di assistenza (Lea). Una distanza che si misura anche nella fase della prevenzione: allo screening mammografico aderiscono circa nove donne su dieci in Friuli-Venezia Giulia, ma appena due su dieci in Calabria.

Di fronte a questo quadro drammatico, Garofoli e gli altri esperti che hanno curato la ricerca lanciano diverse idee. Alcune richiedono sicuramente degli investimenti, come quelli necessari a colmare i gap di medici e infermieri, anche con incentivi economici per rendere più attrattive le carriere nelle professioni sanitarie. Secondo il rapporto, però, c'è anche spazio per razionalizzare la spesa, con misure come una robusta centralizzazione degli acquisti o il potenziamento della telemedicina nell'assistenza domiciliare. Ci sono poi nel rapporto altre proposte, che per essere realizzate non necessiterebbero di nuove risorse. Tra queste, il contrasto alle prescrizioni inappropriate, che intasano le corsie degli ospedali. O la possibilità per gli utenti di consultare i tempi delle liste di attesa delle diverse strutture, tramite un'unica piattaforma telematica nazionale.

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