In Francia 300mila lavoratori e migliaia di studenti sono scesi in piazza: perché stanno protestando
Oltre 300mila persone sono scese in piazza ieri in Francia, secondo la CGT, la Confederazione Generale del Lavoro uno dei principali e storici sindacati dei lavoratori. Una giornata di sciopero che ha attraversato il Paese con circa 170 manifestazioni. A Parigi, dove si stimano 70mila partecipanti. Dalla capitale è arrivata anche una delle immagini più significative della giornata: circa 8mila pompieri, secondo le autorità, hanno marciato da Place d'Italie alla Bastiglia prima di unirsi alla manifestazione principale.
La protesta francese contro il bilancio per il 2027 : stipendi congelati e riarmo in crescita
Insegnanti, personale sanitario, dipendenti degli enti locali e pompieri hanno protestato contro il deterioramento delle condizioni di lavoro e del potere d’acquisto e chiedono più risorse per i servizi pubblici. La mobilitazione arriva alla vigilia della presentazione del bilancio 2027 del governo di Sébastien Lecornu, che prevede un piano di risparmi da circa 54miliardi di euro. "Pour plus de services publics, plus de salaires" (più servizi pubblici, più salari), questo è lo slogan principale della mobilitazione e con quest'idea migliaia di francesi continuano a manifestare per le strade del paese.
Per i dipendenti pubblici il nodo è soprattutto quello degli stipendi. Il governo ha annunciato il 17 settembre che i salari di base dei funzionari resteranno congelati anche nel 2027. Sarebbe il quarto anno consecutivo senza una rivalutazione generale, mentre nel frattempo il costo della vita è aumentato, e di parecchio. Il risultato, secondo i sindacati, sono stipendi che non tengono il passo con l'aumento dei prezzi.
"Chi era in prima linea quest'estate per salvare vite? I pompieri, gli ospedalieri e tutti i funzionari", ha detto la segretaria generale della CGT Sophie Binet, riferendosi all'estate segnata dalla canicola e dagli incendi. "Non è possibile che vengano ringraziati con una diminuzione dei loro salari". La sindacalista di Solidaires Gaëlle Martinez ha sintetizzato così la protesta: "I ringraziamenti non pagano la spesa né il pieno di carburante".
La questione degli stipendi si intreccia con quella del bilancio. Il governo Lecornu presenterà il 1° ottobre una manovra da 54miliardi di euro di risparmi, con l'obiettivo di riportare il deficit pubblico al 5% del Pil nel 2027. Ma nella stessa manovra la spesa per la difesa continua a crescere. Per il prossimo anno il governo ha previsto un aumento di circa 6,4miliardi di euro per le Forze armate, mentre le altre spese dello Stato dovrebbero rimanere sostanzialmente ferme. L'obiettivo del governo è chiaro: accelerare il riarmo, con più risorse per munizioni, droni, difesa aerea, spazio e deterrenza nucleare, congelando la spesa pubblica il più possibile.
Dai licei delle banlieue parte la rivolta degli studenti
A scendere in piazza, però, non sono soltanto i lavoratori. Alla protesta dei dipendenti pubblici si è affiancata quella dei liceali. Il movimento è partito il 21 settembre dal liceo Saint-Exupéry di Créteil, nella banlieue a sud-est di Parigi. Alla base c'era soprattutto la denuncia di posti di insegnanti non coperti e difficoltà nel sostituire i professori assenti. Da lì le proteste si sono estese ad altri licei dell'Île-de-France e, tra il 24 e il 25 settembre, hanno cominciato a moltiplicarsi i blocchi. L'Union syndicale lycéenne (USL) ha poi chiamato gli studenti a estendere la mobilitazione a tutti i licei francesi proprio per il 29 settembre, facendola coincidere con lo sciopero del pubblico impiego.
Le rivendicazioni sono abbastanza precise: più professori e personale, classi meno affollate, edifici scolastici meglio mantenuti, orari meno pesanti e, per alcuni studenti, anche una critica alla pressione legata a Parcoursup, il sistema di accesso all'università. C'è poi un tema molto forte nelle banlieue legato all'uguaglianza tra i licei della periferia e quelli di Parigi. Sono state registrate azioni in quasi 410 licei in tutta la Francia, mentre il ministero dell'Istruzione ha comunicato 45 blocchi completi e 46 tentativi di blocco.
La repressione della polizia contro gli studenti francesi
Nelle giornate di mobilitazione non sono mancati scontri con le forze dell'ordine, sopratutto nei licei. A Lille e Lione la polizia ha fatto uso di gas lacrimogeni, mentre a Parigi alcuni agenti hanno colpito dei giovani con i manganelli. Secondo il ministero dell'Interno, nella sola giornata di martedì sono state fermate circa 440 persone, la maggior parte minorenni. Il ministero dell'Istruzione ha inoltre riferito di 76 persone ferite dall'inizio della mobilitazione, tra studenti e personale.
Uno degli episodi più brutali è avvenuto lunedì 28 settembre davanti ad un liceo della periferia nord-ovest di Parigi. Tre agenti mentre hanno strattonato un ragazzo di 14 anni, che è stato colpito e poi raggiunto alla mandibola da un proiettile sparato da un lanciatore Cougar a distanza ravvicinata. Sono state aperte due indagini, una sul colpo sferrato dal ragazzo contro un agente e una seconda sull'utilizzo del lanciatore da parte della polizia.
Il primo ministro Sébastien Lecornu ha quindi davanti due proteste che, pur nate da motivazioni diverse, si sono ritrovate nello stesso giorno. Ora tutta l'attenzione è sul 1° ottobre, quando il governo presenterà il progetto di bilancio per il 2027.