Per tutto il mese di aprile è confermata la stretta alle misure anti-Covid varate dal governo per contrastare l'aumento dei contagi da coronavirus e la diffusione delle varianti. In altre parole, non è ancora arrivato il momento di parlare di riaperture: bisogna mantenere la linea del rigore e della cautela per evitare una nuova ondata e dare il tempo alla campagna vaccinale di far sentire il proprio impatto. Nel concreto, questo si traduce con la proroga della sospensione della zona gialla fino al 30 aprile. Anche se, all'interno della maggioranza, non tutti ne sono felici: il centrodestra, infatti, spingeva per inserire nel decreto degli automatismi che facessero scattare le riaperture sotto una certa soglia di contagi ed era e rimane assolutamente contrario a una chiusura generalizzata per tutto il mese di aprile.

In Consiglio dei ministri non è mancato lo scontro su questo tema. E alla fine, sebbene sia prevalsa la linea del rigore che ha sospeso la zona gialla per tutto il mese, è stata inserita una clausola che ammette delle deroghe in particolari situazioni. Queste devono essere comunque sempre precedute da una delibera del Cdm: in altre parole, per tornare ad allentare le misure anti-contagio il governo dovrà riunirsi nuovamente e prendere una decisione tenendo conto di determinati parametri, ma si tratterà comunque di una scelta politica e non di meccanismi automatici come accadeva negli ultimi mesi.

Ecco cosa si legge nel decreto:

Dal 7 aprile al 30 aprile 2021, nelle regioni e Province autonome di Trento e Bolzano i cui territori si collocano in zona gialla, ai sensi dell'articolo 1, comma 16-septies, lettera d), del decreto-legge n. 33 del 2020, si applicano le misure stabilite per la zona arancione di cui all'articolo 1, comma 16- septies, lettera b), del medesimo decreto-legge n. 33 del 2020. In ragione dell’andamento dell’epidemia, nonché dello stato di attuazione del Piano strategico nazionale dei vaccini di cui all’articolo 1, comma 457, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, con particolare riferimento alle persone anziane e alle persone fragili, con deliberazione del Consiglio dei ministri, sono possibili determinazioni in deroga al primo periodo e possono essere modificate le misure stabilite dal provvedimento di cui al comma 1 nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 1, comma 2, del decreto- legge n. 19 del 2020.

Quindi, per far sì che il Cdm torni a riunirsi e attraverso una delibera decida per una deroga alla stretta sono fondamentali due elementi. Per prima cosa si deve tenere conto dello stato della campagna vaccinale, con particolare riferimento all'immunizzazione delle persone anziane e fragili: in altre parole, si potrà pensare a un allentamento delle restrizioni solo quando le categorie più vulnerabili saranno messe in sicurezza. Inoltre, ovviamente, bisognerà guardare all'andamento dell'epidemia.

In questo senso un indicatore importantissimo è sicuramente quello dell'incidenza settimanale, che fotografa la diffusione del virus nella popolazione. Un numero di riferimento nelle ultime settimane è stato 250, che indica la soglia oltre il quale scatta automaticamente la zona rossa. Guardando ai dati dell'ultimo monitoraggio della cabina di regia si vede come siano ancora molte le Regioni con oltre 250 casi di positività ogni 100 mila abitanti. In alcune Regioni, dove la situazione è più critica come in Emilia Romagna o in Piemonte, siamo a circa 350 casi ogni 100 mila abitanti: o addirittura oltre i 400 in Friuli Venezia Giulia. Ci sono però anche alcune Regione che presentano dati nettamente migliori, da questo punto di vista. Prima su tutte la Sardegna dove l'incidenza settimanale è pari a 68 casi ogni 100 mila abitanti. Ma anche il Molise, con 85 positivi ogni 100 mila persona. Ci sono poi in generale nove Regioni con un'incidenza inferiore ai 200 casi ogni 100 mila abitanti.

Al momento queste sembrerebbero le Regioni per cui, se il governo dovesse decidere di intervenire prima del 30 aprile per allentare le norme anti-contagi, potrebbero essere introdotte delle deroghe. Ma chiaramente nelle prossime settimane la situazione epidemiologica potrebbe cambiare e, ad ogni modo, siamo ancora lontani da una fase in cui la diffusione del virus appare sotto controllo. Come ha scritto anche l'Istituto superiore di sanità nell'ultimo monitoraggio: "Si osserva, dopo varie settimane di aumento, una iniziale diminuzione nella incidenza rispetto alla settimana precedente (240,3 per 100.000 abitanti (15/03/2021-21/03/2021) vs 250,0 per 100.000 abitanti (08/03/2021-14/03/2021), dati flusso ISS. L’incidenza, comunque, resta elevata e ancora lontana da livelli (50 per 100.000) che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti".