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In carcere le donne incinte e con figli piccoli, la norma del governo Meloni contro le borseggiatrici

Il governo Meloni ha approvato un disegno di legge che rende possibile incarcerare donne incinte o con bambini fino a un anno di età. La misura è rivolta alle “borseggiatrici” che – nell’idea del governo – approfittano del fatto di essere incinte per commettere reati.
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A cura di Luca Pons
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Via alla possibilità di trattenere donne incinte e con figli piccoli (fino a un anno di età) in carcere. O meglio, in istituti penitenziari a custodia attenuata per madri. La novità è stata inserita nel ‘pacchetto Sicurezza‘ che il governo Meloni ha approvato ieri. Al momento, è vietato per un giudice applicare la pena della detenzione per le donne in queste condizioni: ora invece diventerà facoltativo, e persino obbligatorio se c'è il rischio che la persona commetta altri reati.

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, spiegando la misura in conferenza stampa, ha detto esplicitamente che si tratta di una misura rivolta soprattutto alle "borseggiatrici nelle infrastrutture di trasporto". Già mesi fa il centrodestra aveva provato a inserire la stessa norma in un'altra legge, cosa che aveva creato un'insurrezione delle opposizioni. La proposta era stata ritirata, ma è tornata nel disegno di legge approvato dal governo. Infatti Matteo Salvini ha commentato sui social: "Possibilità di mandare in carcere le borseggiatrici incinte. Una battaglia della Lega che negli scorsi mesi era stata bloccata dalla sinistra. Avanti così".

Il punto, secondo Piantedosi, è evitare il "fenomeno un po’ sgradevole" per cui in molti casi la maternità "usata come esimente in caso di commissione di reato". Ovvero, le donne incinte o con figli molto piccoli se ne approfittano, e commettono reati sapendo di non poter andare in carcere. Questa è l'idea del governo, riferita sopratutto alle donne che commettono furti di lieve entità sui mezzi pubblici o nelle stazioni. Quelle che Salvini aveva definito "borseggiatrici Rom che usano bimbi e gravidanza per evitare il carcere e continuare a delinquere", associando anche un'etnia al reato.

Di fatto quindi resterà alle valutazioni di ciascun giudice la possibilità di mettere una donna incinta o con un figlio piccolo in una struttura carceraria. Anche se si parla di custodia attenuata, sarà comunque una detenzione vera e propria. Fino a oggi le regole prevedevano invece che ci fosse un differimento della pena, ovvero che questa venisse rimandata fino a quando la donna non fosse più stata incinta o con la necessità di allattare il neonato, oppure fosse sostituita con gli arresti domiciliari.

Il rinvio ora non sarà più obbligatorio, anche se secondo Piantedosi la pena dovrebbe scattare "in presenza di eccezionali condizioni" valutate dal tribunale. Il ministro si è difeso dalle critiche dicendo che il governo non ha fatto altro che dare una possibilità in più ai giudici: "Dobbiamo avere fiducia nella nostra magistratura".

La norma ha causato proteste dalle opposizioni. Il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia, ha commentato: "Il Consiglio dei ministri vara il pacchetto sicurezza che mette in carcere i bambini delle donne condannate e mette in giro più armi. L’unico istinto che hanno è quello securitario, di aumentare pene e spaventare il Paese".

In parallelo, il governo ha varato anche un altro provvedimento che sembrano mirati a colpire soprattutto chi commette furti sui mezzi di trasporto. Il questore avrà la possibilità di disporre un divieto di accesso alle metropolitane, o alle stazioni ferroviarie o ai porti, per chi è stato condannato o anche solo denunciato per una serie di reati (furto, rapina, altri reati contro il patrimonio o la persona) commessi in quei luoghi.

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