Il dossier dell'ex Ilva, dopo l'annuncio della multinazionale franco-indiana Arcelor Mittal di rescindere il contratto d'affitto per la fabbrica di Taranto, è ancora aperto. Il governo, dopo l'incontro con vertici dell'azienda ha dato 48 ore di tempo per ripensare a una proposta accettabile per lo Stato, che permetta ad Arcelor Mittal di rimanere nel gruppo. Ma il braccio di ferro continua. L'esecutivo giallo rosso è disposto a concedere lo scudo penale, anche per togliere l'alibi alla multinazionale dell'acciaio, che però vuole cinquemila esuberi. Oggi intanto ci sarà lo sciopero di 24 ore negli stabilimenti ArcelorMittal.

La vicenda ha creato anche spaccature nel governo: tra i dem, favorevoli a concedere lo scudo, cresce la voglia di elezioni anticipate subito dopo la finanziaria e prima del voto in Emilia-Romagna, mentre sul fronte dei pentastellati, contrari all'immunità per l'azienda, vacilla la leadership di Di Maio. "Qui non ci sono governi attuali e precedenti – ha detto Conte – qui non c'è la maggioranza o l'opposizione, per una volta non ci dividiamo, marciamo coesi verso il salvataggio di questo polo industriale". Ma il presidente della Repubblica Mattarella, che ieri Conte ha incontrato per un colloquio al Quirinale per informarlo sullo stato dei negoziati sull'ex Ilva, in caso di rottura nella maggioranza non concederà alternative, ma scioglierà le Camere, senza cercare alternative tecniche o istituzionali.

Conte ha informato il Capo dello Stato dei suoi colloqui con i vertici di Arcelor Mittal e sulle possibili azioni che possono essere messe in atto per risolvere la crisi aziendale, che come è emerso nelle ultime ore, è frutto di una crisi industriale. In sostanza l'azienda franco-indiano ritiene che i livelli di produzione non siano più sostenibili. Ora c'è chi ipotizza un intervento di Cdp o la nazionalizzazione. "Se Mittal andrà via – ha spiegato il premier – il primo passo sarà la gestione commissariale". Mattarella, come ha riportato il ‘Corriere della Sera', è preoccupato per la situazione di Taranto, e per la sorte degli oltre 10mila dipendenti: "Dovete sbrigarvi a risolvere la crisi dell’Ilva. Trovate il modo di uscirne in fretta, tenendo insieme il problema dell’occupazione e quello della continuità industriale. Vale per l’acciaieria di Taranto, su cui bisogna che vi concentriate subito, ma anche per Alitalia, Whirpool e le tante altre crisi aziendali aperte. Non possiamo permetterci, sull’onda dell’abbandono di Arcelor Mittal, che scatti un effetto sistemico sulle nostre imprese", avrebbe detto a Conte. Secondo il presidente della Repubblica la causa principale di questa crisi è la mancanza di una legge adeguata, che ha influito negativamente sulla vertenza Ilva. Conte per il momento pensa a un nuovo incontro tra Arcelor Mittal, che per il momento sembra intenzionata a non cambiare idea.