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14 Novembre 2019
17:09

ILVA al capolinea: Arcelor Mittal chiuderà gli impianti prima di Natale

“Se ancora non fosse chiaro la situazione sta precipitando in un quadro sempre più drammatico che non consente ulteriori tatticismi della politica”: così il segretario generale della Federazione Italiana Metalmeccanici, Marco Bentivogli, sul caso di Arcelor Mittal. Bentivogli ha anche spiegato che nell’incontro fra l’amministratrice delegata di Arcelor Mittal, Lucia Morselli, e i sindacati è stato comunicato il piano di stop agli impianti. Rimane in sospeso la questione dell’indotto.
A cura di Annalisa Girardi
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"Se ancora non fosse chiaro la situazione sta precipitando in un quadro sempre più drammatico che non consente ulteriori tatticismi della politica": così il segretario generale della Fim Cisl, la Federazione Italiana Metalmeccanici, Marco Bentivogli, sul caso di Arcelor Mittal. "Le Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie, ndr), hanno chiesto in che prospettive ci si muove e se intendono fare dichiarazioni di esuberi, discussione che l'azienda ha rinviato al tavolo di domani. Il piano di fermate modifica le previsioni contenute nell'Aia, pertanto l'azienda si confronterà con il Ministero dell'Ambiente".

Bentivogli inoltre ha spiegato che nell'incontro fra l'amministratrice delegata di Arcelor Mittal, Lucia Morselli, e i sindacati è stato comunicato il piano di stop agli impianti: "Questa mattina l'AD di ArcelorMittal, Lucia Morselli, ha incontrato le Rsu di Taranto per smentire le notizie emerse dalla Regione Puglia al termine dell'incontro di ieri. La Morselli ha invece comunicato il piano di fermate degli altiforni: Afo2 il 12 dicembre, Afo4 il 30 dicembre e Afo1 il 15 gennaio mentre verrà chiuso il treno nastri2 tra il 26 e il 28 novembre per mancanza di ordini".

"Questo piano", commenta ancora Bentivogli, "modifica sostanzialmente le previsioni Aia". Per Rocco Palombella, segretario generale Uilm (Unione italiana lavoratori metalmeccanici), “che ArcelorMittal resti a Taranto sino a maggio ma con gli impianti fermi, nessuna produzione e col personale riconsegnato alle aziende da cui è arrivato" non ha alcun senso: "Se deve far morire la fabbrica, a questo punto è meglio che vada via prima, altroché".

La questione dell'indotto

Oggi è stato tenuto un presidio da parte delle aziende dell'indotto di Arcelor Mittal davanti al ministero dello Sviluppo economico, dove una delegazione guidata dal presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, ha incontrato il ministro Stefano Patuanelli al quale è stata consegnata una lettera: "Lo stesso documento sarà portato all’attenzione, nella stessa giornata, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte». La delegazione illustrerà "la situazione di emergenza in cui le aziende si ritrovano dopo che ArcelorMittal Italia ha lasciato lo stabilimento, senza aver corrisposto alle stesse aziende fornitrici l’ammontare dei crediti maturati, pari a circa 50 milioni di euro: una situazione gravissima che sta già dando luogo al ricorso alla cassa integrazione per i dipendenti delle stesse imprese. In alcuni casi si parla di licenziamenti".

Nel documento si sottolinea anche che le aziende dell'indotto "hanno già sacrificato ben 150 milioni di euro" al momento del passaggio dell'Ilva all'amministrazione straordinaria, e si chiede un impegno concreto per "la continuità della fabbrica, pur con le eventuali rimodulazioni determinate sia dalle congiunture nazionali e internazionali sia da quelle locali".

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