Il trucco di Valle Castellana, come fa a vendere la benzina a prezzi stracciati: altri Comuni possono farlo?
Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato la storia di Valle Castellana, un Comune che nel 2022 ha deciso di comprare l'unico distributore del paese e che, in queste settimane di forti aumenti dei carburanti, è riuscito a vendere diesel e benzina a prezzi molto vantaggiosi. La notizia ha attirato l'attenzione di operatori del settore, distributori e non solo, che si sono chiesti più o meno la stessa cosa: ma come fa un piccolo Comune abruzzese di 800 abitanti a fare quelle cifre lì? Ora ve lo spieghiamo.
Come fa il Comune di Valle Castellana a vendere la benzina a prezzi così bassi
Ad agosto, mentre i prezzi di diesel e benzina avevano ormai superato i 2 euro, a Valle Castellana si poteva fare rifornimento pagando all'incirca, 1,75 euro al litro per la verde e 1,99 euro al litro per il gasolio. Il sindaco Camillo D'Angelo, promotore dell'iniziativa, aveva spiegato di rivendere il carburante praticamente allo stesso prezzo di acquisto e di non ricavare margini di utile, se non quei centesimi che servono a coprire i costi di gestione. Insomma il Comune non ci guadagna.
Il meccanismo però, è un po' più complesso di così. Se andassimo a guardare le quotazioni sul mercato da cui acquistano gli operatori tradizionali, scopriremmo che in questo momento benzina e diesel si aggirano, rispettivamente, attorno a 1,90 euro al litro e circa 2 euro al litro (prezzo più Iva). Ovvero a un costo di acquisto più alto delle cifre di vendita praticate dal distributore di Valle Castellana. A questo punto, verrebbe da chiedersi: ma è possibile un rivenditore riesca a vendere a un prezzo più basso di quello a cui ha acquistato? Come fa eventualmente, a colmare quella differenza?
L'escamotage del Comune: come funzionano gli acquisti sul mercato Consip
La risposta è semplice. In realtà, il Comune non compra il carburante a quelle quotazioni perché, semplicemente, non compra sul "mercato tradizionale". Ce lo siamo fatti spiegare direttamente dal sindaco: "Tutti coloro che hanno una concessione da un distributore, ad esempio IP o Eni, hanno il prezzo imposto dal distributore. Noi invece, riusciamo ad acquistare sul mercato Consip, sostanzialmente con la migliore offerta per gli enti pubblici". Le pubbliche amministrazioni infatti, possono acquistare tramite il mercato Consip – società del Ministero dell'Economia e delle Finanze – beni e servizi offerti da fornitori abilitati, per importi più vantaggiosi e inferiori ai valori economici minimi stabiliti dall'Ue per gli appalti.
"Il governo fa delle gare con il distributore di carburanti che al momento pratica la migliore offerta per i clienti pubblici. Noi, come Comune, seguiamo la gara, compriamo a un prezzo a cui lo Stato ci autorizza perché più basso rispetto a qualunque tipo di offerta commerciale locale e poi aggiungiamo quei centesimi che ci servono per pareggiare i costi di gestione", spiega.
Facciamo un esempio, per capirci meglio. Lunedì il distributore di Valle Castellana vendeva la benzina 1,82 euro al litro e il diesel 1,94 euro al litro, circa 20 centesimi in meno dei distributori "normali". A sua volta, il Comune aveva acquistato quella benzina e quel diesel a 1,80 e 1,88 euro al litro. "Quei 6-8 centesimi di differenza coprono le spese del distributore", sottolinea il sindaco. Costi di gestione molto bassi dal momento che a Valle Castellana si può fare il pieno solo in modalità self, pagando esclusivamente in contanti.
"Ho sentito dire da qualcuno che non era a conoscenza di questo che il Comune metterebbe la differenza di tasca propria. È impossibile, siamo un Comune troppo piccolo, non sopravviveremmo se prendessimo somme di bilancio. Oltretutto sarebbe illegittimo, un danno erariale", osserva.
Ecco svelato l'arcano insomma. I rincari delle settimane precedenti, che hanno inevitabilmente fatto schizzare i prezzi alla pompa, hanno contribuito a rendere il distributore di Valle Castellana molto più concorrenziale. In linea di massima infatti, le quotazioni a cui acquistano tutti gli altri distributori sono leggermente più alte ma a pesare sul prezzo finale del carburante sono soprattutto i ricarichi applicati dai diversi soggetti che fanno parte della filiera. In buona sostanza, se i prezzi aumentano per fattori esterni come un conflitto internazionale, tutte le fasi della filiera, quelle che oltre a accise e Iva vanno a comporre il prezzo finale (dall'estrazione alla vendita al dettaglio) costano di più.
Probabilmente, poiché il Comune compra il carburante più o meno a cadenza mensile, se improvvisamente ci fossero dei forti ribassi non riuscirebbe ad abbassare nell'immediato i prezzi. In quel caso l'offerta del distributore potrebbe essere addirittura più alta degli altri competitors.
Quello di Valle Castellana un modello replicabile altrove?
Ad ogni modo, l'iniziativa del piccolo paesino è piaciuta ad altri Comuni, che ora valutano se importare il modello nella loro amministrazione. In passato ci sono stati dei tentativi simili ma quella di Valle Castellana ha riscosso grande successo. Certo un'eventuale rincorsa a valanga solleverebbe un'altra questione, quella della concorrenza sleale. Per ora infatti, la situazione non è disciplinata a livello normativo. Tant'è che il distributore, nonostante abbia avviato le interlocuzioni con il ministero delle Imprese e del Made in Italy già da diverso tempo, non risulta iscritto sulla piattaforma Osservatorio Prezzi del Mimit. "Banalmente, perché la normativa attuale non ha mai previsto, finora, che un ente pubblico faccia il distributore di carburanti e non ci sono altri precedenti", spiega il sindaco.
Il primo cittadino condivide le preoccupazioni degli operatori del settore ma sul piatto della bilancia mette anche gli interessi di chi vive nelle aree interne ed è costretto ad utilizzare l'auto per spostamenti lunghi e frequenti e, di conseguenza, ad affrontare spese maggiori di vive nelle grandi città. "Il problema è che noi non stiamo dando un servizio per fare concorrenza a un un'attività economica. Noi stiamo colmando un gap, ovvero la distanza di chi abita a Teramo, il capoluogo Provincia e Valle Castellana. Chi abita in quei luoghi è costretto a utilizzare l'auto, ma non ha alcun beneficio dallo Stato circa il maggior costo che deve affrontare", sottolinea.
La soluzione di Valle Castellana insomma, potrebbe essere un modello replicabile altrove, magari in quei territori distanti dai grandi centri urbani e sempre più a rischio spopolamento. "Noi offriamo un servizio mancante che è quello della della fornitura di carburante e lo facciamo a un prezzo più basso perché di fatto andiamo a colmare i 30mila chilometri annui che un pendolare si deve fare per andare al lavoro. È facile dirlo da Milano, da Roma, da Pescara, da luoghi in cui io posso utilizzare l'autobus o vado a piedi per andare al lavoro. Difficile per chi deve prendere la macchina tutti i giorni e ogni 4 anni deve venderla perché ha superato 150mila chilometri. Noi stiamo cercando di fare l'interesse della collettività delle aree interne", conclude.