Poco più di un mese dopo la presentazione del nuovo piano vaccinale targato Figliuolo, gli obiettivi previsti non sono mai stati raggiunti. Principalmente è colpa della carenza di dosi, ma la previsione del generale, commissario straordinario all'emergenza Covid voluto dal presidente Draghi, aveva anche altri problemi già in origine. Il piano Figliuolo è datato 13 marzo e, secondo quanto ricostruisce Pagella Politica, le somministrazioni settimanali previste non sono mai state rispettate. C'è grande disparità tra le diverse Regioni, sia per quanto riguarda il ritmo della vaccinazione, sia le categorie a cui viene somministrato. Insomma, la popolazione immunizzata aumenta sempre più velocemente, ma non quanto avrebbe dovuto secondo il piano del generale.

Le previsioni del generale Figliuolo, mai rispettate

Il piano Figliuolo prevedeva che tra il 17 e il 23 marzo si arrivasse a quota 300mila vaccinazioni al giorno. Queste cifre, invece, sono state raggiunte – in media – solo la scorsa settimana, quasi un mese dopo rispetto alla previsione originale. Ma attenzione: secondo il piano del commissario straordinario in questi giorni (14-20 aprile) si sarebbero raggiunte le 500mila somministrazioni giornaliere. Ancora una volta un passo indietro rispetto alla tabella di marcia: in sostanza indietro di un mese. Il problema principale è abbastanza evidente: mancano le dosi per vaccinare 500mila persone al giorno, che vorrebbe dire riceverne 3 milioni e mezzo a settimana (pensando di somministrare ogni singola fiala). In più gli stop ad AstraZeneca prima e a Johnson&Johnson poi hanno rallentato non di poco l'andamento della campagna.

Prima gli anziani: i frutti dell'ordinanza di Figliuolo

Dieci giorni fa il generale Figliuolo firmava un'ordinanza in cui ristabiliva l'ordine su chi vaccinare prioritariamente. Prima gli anziani e i fragili, a prescindere dalle categorie economiche. Ma a che punto è la somministrazione in queste fasce di popolazione? Ad oggi, tra gli over 80, uno su cinque ancora non ha ricevuto la prima dose. Ci sono grandi differenze, però, tra le diverse Regioni: più del 90% degli ultraottantenni in Veneto è stato vaccinato, mentre la Sicilia è sotto al 60% e la Calabria sotto al 65%. Negli ultimi giorni, però, c'è stata un'accelerazione nella fascia di età tra i 70 e i 79 anni, anche se tra gli ultraottantenni manca all'appello ancora il 20% della popolazione, con alcune Regioni, come la Toscana, che stanno recuperando perché rimaste indietro. La somministrazione agli ultrasettantenni procede, ma è ancora all'inizio: solo nelle Province autonome di Trento e Bolzano i vaccinati contro il Covid superano quota 50%.