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Il Piano Mattei del governo Meloni parte, ma senza soldi per finanziarlo: cosa dice la bozza del dl

Il Consiglio dei ministri domani discuterà il primo decreto sul piano Mattei per l’Africa. Il testo crea una Cabina di regia guidata da Meloni, che nei prossimi mesi scriverà il piano vero e proprio. Soldi, però, non ci sono: né il dl né la legge di bilancio prevedono dei finanziamenti per la cooperazione con il continente africano.
A cura di Luca Pons
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Alla fine il piano Mattei per l'Africa è arrivato, o quasi. Dopo oltre un anno di annunci da parte di Giorgia Meloni, domani il Consiglio dei ministri discuterà il primo decreto che parla esplicitamente di "piano Mattei", anche se ancora in modo ancora molto embrionale. Sì, nasce ufficialmente la Cabina di regia che dovrà scrivere il piano, e ci sono le prime scadenze ufficiali: il testo è atteso tra marzo e aprile 2024. Ma manca una parte sostanziale: i soldi. Il testo del decreto, circolato come forma di bozza dopo che oggi il governo si è incontrato per la riunione preparatoria del Cdm, non parla di fondi da nessuna parte. Resta da vedere, quindi, quante risorse il governo troverà da dedicare al piano Mattei perché non resti solo un pezzo di carta.

Il dl che il governo approverà domani sottolinea che il piano serve a "potenziare le iniziative di collaborazione tra Italia e Stati del continente africano", coordinando le "iniziative pubbliche e private" che già sono in atto. Lo scopo è quello noto: cooperazione economica e commerciale, sul piano dell'energia, del clima e soprattutto del "contrasto ai flussi migratori irregolari". Come funzionerà quindi il piano?

Per il momento, il decreto getta le basi. Nascerà un'apposita Cabina di regia, presieduta da Meloni e con il ministro degli Esteri Tajani come vicepresidente. All'interno ci saranno non solo i ministri, ma anche le Regioni, enti economici (come Cassa depositi e prestiti e Sace), l'Agenzia italiana cooperazione allo sviluppo, l'Agenzia di promozione dell'Italia all'estero. In più avranno spazio le partecipate di Stato, che non sono elencate (ma non è difficile pensare a Eni e alla sua espansione nei giacimenti di gas africani), oltre a rappresentati della società civile, del terzo settore, di enti pubblici o privati esperti nelle materie. La composizione esatta sarà stabilita più avanti con un Dpcm.

Il compito della Cabina sarà di scrivere il piano Mattei vero e proprio. Questo avrà una durata di quattro anni, e si potrà aggiornare anche prima che scada. Il primo piano Mattei è atteso tra marzo e aprile 2024: infatti, nei prossimi due mesi tutti i ministeri dovranno comunicare quali iniziative sono già in corso per la cooperazione con il continente africano e dare i loro suggerimenti; poi la Cabina avrà tre mesi per stilare il testo del piano. La stessa Cabina vigilerà sulla sua attuazione, negli anni.

Come detto, non ci sono risorse per realizzare queste iniziative. In una delle prime bozze della legge di bilancio, fatta circolare poco più di una settimana fa, era previsto un Fondo per la cooperazione tra Italia e Africa che stanziava 200 milioni di euro all'anno per tre anni. Soldi tolti al Fondo italiano per il clima creato nel 2021, e che presumibilmente sarebbero serviti proprio per le iniziative coordinate dal piano Mattei. Ma poi il nuovo fondo è sparito dalla manovra.

Gli unici soldi stanziati dal decreto sono i 2,6 milioni di euro all'anno che serviranno per pagare gli stipendi della Struttura di missione. Si tratta di 17 tra dirigenti, esperti e funzionari (coordinati da una persona scelta dalla carriera diplomatica) che faranno da appoggio alla Cabina di regia, sia in termini di consulenza che di segreteria. La Struttura di missione avrà anche il compito di informare il Parlamento, ogni anno, sull'attuazione del piano Mattei con un'apposita relazione.

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