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25 Novembre 2022
13:41

Il Parlamento Ue vota per bloccare i fondi all’Ungheria, ma Lega e Fratelli d’Italia si oppongono

La risoluzione approvata dal Parlamento chiede di mantenere una linea severa con il governo di Orbán. La maggioranza di governo in Italia si spacca: Forza Italia, come sempre fatto dal suo gruppo, ha votato a favore delle sanzioni. Fratelli d’Italia e Lega, invece, hanno entrambi votato contro.
A cura di Luca Pons
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Ieri sera, il Parlamento europeo ha votato sullo spinoso tema del rispetto dello Stato di diritto in Ungheria, e i due principali partiti di maggioranza in Italia hanno votato a difesa del governo di Orbán. Fratelli d'Italia e Lega, com'era prevedibile, si sono espressi in difesa dell'esecutivo ungherese. Dall'altra parte, Forza Italia si è schierata con il suo gruppo – il Partito popolare europeo – e con la maggioranza del Parlamento contro ‘l'autocrazia elettorale' che vige in Ungheria.

A cosa serviva il voto del Parlamento

La risoluzione da approvare era relativa al "rispetto da parte dell'Ungheria delle condizioni relative allo Stato di diritto". Non si tratta solo di una questione formale: dal 2020, un regolamento apposito prevede che l'Unione possa prendere misure nei confronti di uno Stato membro che vìola i principi dello Stato di diritto. Per stabilire questi principi, si fa riferimento al trattato di Lisbona, del 2007, che dice:

L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'ugua­glianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appar­tenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini.

Ad aprile, la Commissione ha attivato per la prima volta le procedure previste da questo regolamento nei confronti dell'Ungheria. A settembre ha proposto la sospensione di 7,5 miliardi di euro di fondi europei per il Paese, se non avesse effettuato le necessarie riforme. Non a caso la risoluzione riguardava anche "lo stato di avanzamento del piano di ripresa e resilienza ungherese", perché questo contiene sulla carta diverse riforme progressiste. Nelle prossime settimane il Consiglio dell'Unione europea dovrà decidere se accogliere questa proposta.

Si votava, insomma, per chiedere di continuare oppure bloccare le sanzioni verso l'Ungheria. A favore del Paese di Orbán hanno votato 124 parlamentari, 33 si sono astenuti e 416 hanno votato per proseguire e rafforzare il percorso di misure contro l'Ungheria.

Lega e FdI con Orbán, Forza Italia non tradisce il suo gruppo

Tra chi ha votato contro c'erano gli eurodeputati di Fratelli d'Italia e della Lega, come detto. "Il nostro voto non c'entra niente con la vicinanza ai modelli illiberali", ha dichiarato la delegazione di Fratelli d'Italia a Strasburgo.

Ma gli alleati di Forza Italia hanno scelto di votare a favore della risoluzione, che chiede alla Consiglio dell'Unione europeo di approvare il blocco dei fondi e alla Commissione di intervenire anche sulle "altre violazioni dello Stato di diritto", come quelle che riguardano "l'indipendenza del sistema giudiziario".

Insieme a loro, anche la grande maggioranza del Parlamento europeo si è schierata contro l'Ungheria. Socialisti (il gruppo di cui fa parte il Partito democratico) e Renew Europe (a cui aderiscono i parlamentari del Terzo polo) hanno votato quasi completamente a favore della risoluzione. A votare contro sono stati i Conservatori – di cui Giorgia Meloni è presidente e di cui fa parte anche il Pis, partito del presidente polacco Mateusz Morawiecki – e il gruppo Identità e democrazia, in cui sta la Lega insieme anche al partito di Marine Le Pen e ai tedeschi di AfD.

Solo un eurodeputato di Forza Italia ha votato contro la risoluzione, Massimiliano Salini. Risultava che anche una deputata leghista, Cinzia Bonfrisco, avesse votato contrariamente al proprio partito, quindi a favore della risoluzione. In realtà, il voto di Bonfrisco è stato successivamente rettificato dai tecnici del Parlamento europeo: aveva votato contro la risoluzione, in linea con il resto della Lega.

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