L'ingegnere padovano Alberto Gerli, 40 anni, già data scientist certificato dal ministero dello Sviluppo economico e startupper, è uno dei nuovi componenti del Cts, appena riformato. Gli esperti del Comitato tecnico scientifico sono passati da 24 a 12, e come nuovo coordinatore, al posto di Agostino Miozzo, è stato scelto Franco Locatelli. Mentre Silvio Brusaferro sarà portavoce unico.

Il ricercatore dell'Ispi Matteo Villa ha ricordato come Gerli fosse lo stesso che un anno fa disse di aver individuato un "modello predittivo" in grado di determinare l'andamento dell'epidemia di coronavirus. Un anno fa, era il 2 aprile, scrive su Twitter all'allora premier Conte e al governatore Luca Zaia. Con la speranza di una più larga diffusione del suo modello matematico lo segnala, sempre via Twitter, alla coppia Fedez e Chiara Ferragni: "Ho fatto con scienziati in prima linea un modello predittivo dell'epidemia Covid-19, sarà pubblicato in una rivista scientifica. Mi aiutate a diffonderlo?".

Gerli riteneva che un lockdown duro in quel momento non fosse più utile. Il suo studio, che venne poi rilanciato dal Corriere, in pratica diceva che bastano i primi 17 giorni successivi all’applicazione delle misure di contenimento per determinare l’entità della diffusione del contagio. Secondo il suo team di esperti la diffusione dei contagi dipendeva quasi esclusivamente dai focolai scoppiati per caso nei primi giorni della pandemia, e non dall'adozione di lockdown più o meno duri. Quindi secondo gli scienziati qualsiasi misura restrittiva applicata dopo i primi 17 giorni avrebbe inciso poco o nulla sull’andamento dei contagi e sul numero dei decessi. Perché non importa quanto siano rigide le misure, ciò che veramente incide è il momento in cui vengono varate. Se i primi 17 giorni sono decisivi, secondo Gerli, il picco arriva sempre dopo 22-23 giorni dall'inizio del contenimento.

Ma il ricercatore dell'Ispi Villa dice che lo studio era "banale", oltre che pericoloso, "Perché quando si è in lockdown ‘costante' è facile prevedere che le infezioni piegheranno e si arresteranno dopo un certo numero di giorni. Lo dice qualsiasi modello epidemiologico, non ne serve nessuno di speciale", spiega Villa.

E ancora: "Di certo non serve qualcuno che usi i dati delle infezioni ‘durante un lockdown costante' per sostenere che la forza successiva del lockdown non incida sulla curva epidemiologica". Villa cita infatti il modello della Svizzera, dove il modello ha funzionato, "semplicemente perché le misure restano identiche". Il 4 aprile 2020 Gerli avvisa anche Cuomo, governatore dello Stato di New York, prevedendo 130.000 contagi al 30 giugno. In realtà poi saranno registrate 420.000 infezioni.

E ancora a fine gennaio, subito prima della terza ondata, Gerli annuncia che In Lombardia ci saranno a marzo un quarto dei contagi, "salvo l'incognita varianti". Al 16 marzo avremmo dovuto trovarci in Lombardia con 300 casi. Eppure i dati di ieri erano inequivocabili: 5.849 nuovi casi.

Gerli si lancia anche nel prevedere una zona bianca in Veneto: è il 30 gennaio 2021, quando l'ingegnere afferma: "A fine febbraio il Veneto zona bianca". Eppure come sappiamo il Veneto è entrato in zona arancione lunedì 8 marzo, per poi passare in fascia rossa lunedì 15 marzo.

Ora il componente del Cts ha fatto dei nuovi calcoli, secondo cui nei prossimi giorni i contagi in Italia continueranno ad aumentare, con probabili picchi di 35-40 mila casi intorno al 20 marzo. A quel punto la terza ondata arriverà all'apice, ma a invertire la tendenza non saranno le zone rosse o le misure prese dal governo, perché l’epidemia "inizierà a sgonfiarsi da sola". C'è da credergli?

Anche il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni è scettico: "C'è un nuovo Cts, come la Lega chiedeva da tempo. Tra i nuovi componenti ce ne sono alcuni di indubbia autorevolezza e comprovato valore, ma altri invece fanno venire il dubbio che si sia voluto dare più spazio a coloro che nei mesi passati hanno sospinto un clima di sottovalutazione dell'emergenza sanitaria. Un paio, Palù e Greco, erano tra i firmatari della lettera cui con in estate dieci studiosi dichiararono ‘finita' l'emergenza: sappiamo tutti cosa e' accaduto poi. E poi c'e' Alberto Giovanni Gerli: in tanti si stanno legittimamente chiedendo ‘perché lui? per quali meriti ricopre questo ruolo?', ha scritto in un post su Facebook.

"Di certo Gerli usa Twitter in maniera un po' disinvolta. Il 2 Aprile 2020 scrive un tweet indirizzato a Giuseppe Conte e Luca Zaia dicendo di aver trovato un modello matematico in grado di predire l'andamento dei contagi. Non ricevendo risposta chiede a Chiara Ferragni e Fedez di aiutarlo a far conoscere la sua scoperta. Ancora niente. Il 4 Aprile scrive al Governatore dello Stato di New York, prevedendo 130mila contagi al 30 giugno. Saranno 420mila".

"‘Finalmente' il 19 aprile il Corriere della Sera pubblica un articolo sul suo modello previsionale. Nell'articolo è scritto "qualsiasi misura restrittiva applicata dopo i primi 17 giorni (come la chiusura delle industrie o i divieti alla libertà di movimento dei cittadini) inciderebbe poco o nulla sull'andamento dei contagi e sul numero finale delle vittime". Ovviamente non è vero, il modello non funziona e oggi è, purtroppo, ancora più evidente. Ma questo non lo ferma. Il 28 gennaio scorso afferma che a Marzo in Lombardia ci saranno un quarto dei contagi. Siamo passati da circa 1200 a oltre 5800 al giorno. Due giorni dopo ‘Veneto in zona bianca da fine febbraio', da ieri è in zona rossa".

"E sempre da ieri questo ingegnere fa parte del comitato tecnico-scientifico che dovrebbe guidarci fuori dalla pandemia. Torniamo alla domanda iniziale: perché è in quella posizione? Mi sembra evidente infatti – conclude Fratoianni – che, ancora una volta, il GovernoDeiMigliori abbia fatto delle pessime scelte. Che dire, buona fortuna a tutte e tutti noi".