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Il monito di Mario Draghi: “Ogni Paese in Europa è troppo piccolo da solo, serve debito comune”

Di fronte a un contesto globale profondamente mutato, che porta con sé nuove sfide, “anche i più duri isolazionisti in Europa devono rendersi conto che ogni Paese in Europa è troppo piccolo da solo”. È il monito lanciato da Mario Draghi.
A cura di Annalisa Girardi
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In un ordine globale che sta cambiando, si aprono nuove sfide per le nostre economie e per le politiche messe in campo dagli Stati. Mario Draghi ha lanciato un chiaro monito durante la conferenza della National Association for Business Economics a Washington dove è stato insignito del prestigioso premio Volcker alla carriera: "L'apertura dei mercati globali ha reso possibile l'ingresso nell'economia globale di dozzine di paesi, facendo uscire dalla povertà miliardi di persone – 800 milioni solo in Cina negli ultimi 40 anni. Ha prodotto il miglioramento più ampio e veloce degli standard di vita mai visto nella storia", ha detto l'ex governatore della Banca centrale europea ed ex presidente del Consiglio, sottolineando che "in questo nuovo mondo globalizzato, tuttavia, l'impegno di alcuni dei principali partner commerciali a rispettare le regole è stato ambiguo fin dal principio". Secondo Draghi "l'ordine commerciale mondiale globalizzato è sempre stato vulnerabile alla possibilità che un qualsiasi paese o gruppo di paesi potesse decidere che seguire le regole non era il modo migliore per perseguire i propri interessi a breve termine".

L'ex presidente del Consiglio ha aggiunto che in questo contesto globalizzato i valori liberali si sono indeboliti: "Contrariamente alle aspettative iniziali, la globalizzazione non solo non è riuscita a diffondere i valori liberali – democrazia e libertà non viaggiano necessariamente insieme a beni e servizi – ma li ha anche indeboliti all'interno dei paesi che ne erano stati i principali sostenitori, finendo anzi per alimentare la crescita di forze che guardavano maggiormente alla dimensione interna".

Alla luce di tutto questo, "anche i più duri isolazionisti in Europa devono rendersi conto che ogni Paese in Europa è troppo piccolo da solo".

Draghi ha poi parlato delle interconnessioni commerciali, sottolineando che la guerra in Ucraina "ha evidenziato i pericoli di una dipendenza eccessiva, per input essenziali, da partner commerciali grandi e non affidabili che minacciano i nostri valori". E ancora, parlando sempre di Kiev: "L'Ucraina sarebbe uno dei membri più grandi dell'Unione europea con tante risorse ma anche con un enorme bisogno di ricostruire tutto quello che la Russia ha distrutto. L'Ue rappresenta l'ancora per Kiev al momento". Secondo l'ex presidente del Consiglio ora è importante che i Paesi europei coordino le spese per la difesa: "C'è un forte bisogno di coordinare le nostre spese sulla Difesa, per evitare duplicati e sprechi. Dobbiamo investire su alcuni settori della Difesa e tutto questo è possibile solo con una visione comune della Difesa e della politica estera".

I conflitti, ma anche la pandemia e il cambiamento climatico (che è sempre più urgente affrontare), portano con loro delle importanti sfide in termini di politica economica. "La natura degli shock che le nostre economie devono affrontare cambierà: è probabile che si presentino shock di offerta negativi più frequenti, irregolari e ampi, che emergeranno non solo da nuove frizioni nell'economia globale, ma ancora di più dalle politiche economiche che metteremo in atto per mitigare queste frizioni", ha proseguito Draghi.

"È vero che stiamo entrando in un'era di maggiori rivalità geopolitiche e relazioni economiche internazionali più transattive, i modelli di business basati su ampi surplus commerciali potrebbero non essere più sostenibili politicamente. Per stabilizzare il potenziale di crescita e ridurre la volatilità dell'inflazione avremo bisogno di un cambiamento nella strategia di policy complessiva, che si concentri sia sul completamento delle transizioni in corso sul lato dell'offerta, sia sullo stimolo alla crescita della produttività, campo in cui un'ampia adozione dell'intelligenza artificiale potrebbe essere d'aiuto", ha spiegato ancora l'ex governatore della Bce.

Per poi sostenere l'opportunità di emissione di un "debito comune per finanziare gli investimenti" in Europa, che "amplierebbe lo spazio fiscale collettivo a nostra disposizione, allentando così almeno in parte la pressione sui bilanci nazionali". E concludere: "In Europa, dove le politiche fiscali sono decentralizzate, possiamo anche fare un ulteriore passo avanti finanziando una quota maggiore di investimenti in modo collettivo, a livello di Unione".

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