Il ministero della Cultura nega i fondi al documentario su Giulio Regeni. Furia Pd: “È una scelta politica?”

Neanche un euro di fondi pubblici andrà al documentario intitolato "Giulio Regeni, tutto il male del mondo", che racconta il rapimento e l'uccisione del ricercatore italiano nel 2016. Lo ha deciso il ministero della Cultura, e in particolare la commissione che si è occupata di mettere in graduatoria tutti i film candidati a ricevere 3,3 milioni di euro destinati a "documentari cinematografici, televisivi o web di particolare qualità artistica e su personaggi e avvenimenti dell’identità culturale nazionale italiana". L'esclusione ha portato a contestazioni politiche da parte delle opposizioni: il Partito democratico, Avs e +Europa hanno annunciato interrogazioni parlamentari per chiedere spiegazioni al ministro della Cultura Alessandro Giuli.
Il documentario è già uscito, prodotto da Ganesh e Fandango e realizzato dal regista Simone Manetti. Ha vinto nel 2026 il Nastro della Legalità (premio collegato ai Nastri d'argento, assegnati ogni anno dal sindacato dei giornalisti cinematografici italiani) e il 5 maggio sarà proiettato al Parlamento europeo. Il suo nome viene dalla frase che la madre di Regeni, Paola Deffendi, aveva pronunciato parlando del momento in cui vide il figlio morto per la prima volta: "Ho visto sul suo volto tutto il male del mondo".
I film che otterranno fondi pubblici al posto del documentario su Regeni
A fare scalpore è stata anche la scelta della commissione ministeriale ad altri progetti con tematiche decisamente diversa. Basta scorrere la graduatoria ufficiale: tra i fondi a disposizione 145mila euro sono andati ad Anema e Core, documentario che racconta la storia di una taverna a Capri frequentata da molte celebrità; 140mila euro a Il vero Alfredo, il re delle fettuccine; 120mila euro a L'imaginifico, film su Gabriele D'Annunzio; 50mila euro per Angelo il principe del vintage, documentario sul "pioniere del vintage in Italia" che ha costruito "il più grande archivio vintage d’Europa".
Tutte pellicole che sono state ritenute più qualificate sulla base dei criteri stabiliti dal bando. Tra questi la qualità, innovatività e originalità del soggetto (il film su Regeni ha preso appena 36 punti su 63); visione e stile del regista (10 punti su 20); e poi qualità del cast artistico e tecnico, "coerenza tra sceneggiatura e dimensione economica, finanziaria e distributiva" e così via.
La commissione del ministero: tra gli esperti l'ex leghista Fiorini
La commissione incaricata di scegliere i film ha scartato Tutto il male del mondo, risultato il primo tra gli esclusi. È tutto agli atti: gli esperti si sono incontrati per quattro volte tra fine dicembre e fine gennaio, per poi stilare una graduatoria.
I componenti della commissione (in particolare la Sezione 3, che si è occupata dei documentari e dei lungometraggi) sono decisamente eterogenei. Spicca il nome di Benedetta Fiorini, ex deputata leghista eletta nel 2018 e poi sconfitta alle urne nel 2022, che oggi siede anche nel Consiglio di amministrazione di Enac (ente per l'aviazione civile) e non ha chiari legami con il mondo del cinema.
Al tavolo sedeva la presidente e fondatrice del MedFilm Festival Ginella Vocca, con l'avvocato esperto di proprietà intelletuale Giacomo Ciammaglichella. Peraltro Ciammagliechella, come altri membri della commissione, era tra i membri che l'ex ministro Sangiuliano nominò subito prima di rassegnare le dimissioni. Il suo nome fu poi lasciato da Giuli, mentre altri furono cancellati.
Nella lista di Sangiuliano c'erano anche Pasqualino Damiani, già regista e insegnante di cinema all'Università Roma Tre, e Pier Luigi Manieri, saggista esperto di cinema, addetto alla comunicazione e curatore di eventi. Entrambi sono poi stati confermati e sedevano nella commissione che ha valutato i film quest'anno.
Pd, Avs e +Europa: "Scelta politica, il ministro Giuli venga in Parlamento a spiegare"
Il caso ha attirato l'attenzione delle opposizioni. Il Partito democratico ha annunciato un'interrogazione parlamentare alla Camera, a prima firma della segretaria Elly Schlein. "Siamo davanti a un fatto che deve essere chiarito, parliamo di un'opera di evidente valore civile e culturale, eppure esclusa dal sostegno pubblico senza motivazioni convincenti", ha detto Chiara Braga, capogruppo democratica a Montecitorio. "È un caso politico? È una valutazione di natura politica quella che ha portato all'esclusione del documentario? Sono domande a cui il ministro Giuli deve rispondere immediatamente"
Angelo Bonelli, di Alleanza Verdi-Sinistra, ha detto che si tratta di una "scelta politica: si impedisce di portare nelle sale un'opera che racconta chi e perché ha ucciso Giulio Regeni, una verità che evidentemente si preferisce non mostrare". Il governo Meloni, "a partire dal ministro Giuli, ha una responsabilità pesantissima: mentre fa affari su gas e petrolio con regimi che violano i diritti umani, di fatto censura un lavoro che chiede verità e giustizia". Anche Alleanza Verdi-Sinistra presenterà un'interrogazione parlamentare.
Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha attaccato: "O la commissione del ministero è totalmente incompetente oppure, cosa più probabile, c'è stato un mandato politico nel voler negare l'accesso al finanziamento al documentario su Regeni. In entrambi i casi, è una fatto talmente grave e incredibile che il ministro Giuli ha l'obbligo di chiarire in parlamento. Per questo depositerò già domani un'interrogazione".