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Il governo non si ferma dopo la sconfitta del Sì al Referendum: “Avanti con legge elettorale e premierato”

Andrea De Priamo, senatore di Fratelli d’Italia, e Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera di Forza Italia, sono intervenuti durante la diretta di Scanner Live sul canale Youtube di Fanpage.it per commentare il risultato del referendum sulla giustizia. Entrambi hanno sottolineato che non era un voto su Giorgia Meloni, e che ora il programma del governo non rallenterà.
A cura di Luca Pons
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I risultati del referendum 2026 sulla giustizia hanno premiato il centrosinistra – che ora dovrà capire come muoversi in vista delle elezioni del prossimo anno – e hanno dato molto da pensare al centrodestra. Fanpage.it, nel corso della maratona in diretta di Scanner Live, ha intervistato due esponenti della maggioranza: il senatore di Fratelli d'Italia Andrea De Priamo e il vicepresidente della Camera di Forza Italia Giorgio Mulè. Entrambi hanno ribadito che non si è trattato di un voto su Giorgia Meloni. Poi hanno guardato al futuro: gli impegni della maggioranza sulle prossime riforme, in particolare legge elettorale e premierato, non si fermeranno.

Sconfitta del Sì, ma "non è un problema per le prossime elezioni"

"È un risultato che parla chiaro", nonostante "il dato molto positivo di una grande partecipazione al voto", ha detto De Priamo. "Dobbiamo prendere atto che non c'è stata la conferma di una riforma costituzionale che noi ci eravamo impegnati a fare, e ha prevalso una volontà conservativa rispetto alla Costituzione".

Alla domanda se si sia trattato di un voto sulla sua leader di partito Giorgia Meloni, ha chiarito nettamente: "Assolutamente no, chi nell'opposizione ha fatto valutazioni di questo tipo rischia di peccare di presunzione: ricordo che stavamo parlando di un referendum confermativo di una riforma costituzionale, e che Giorgia Meloni – diversamente da altri suoi predecessori – ha scelto di non politicizzare il voto". O meglio, "ci ha messo la faccia perché era una riforma del suo governo, ma ha anche chiarito da subito che gli italiani si dovevano pronunciare nel merito".

Il senatore di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo, in collegamento con Scanner Live
Il senatore di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo, in collegamento con Scanner Live

Mulè ha invece ammesso che "più che un referendum sulla separazione delle carriere è diventato un referendum su Meloni sì o no". Questo perché, secondo lui, il fronte del No "ha voluto, voluto, fortissimamente voluto politicizzarlo in tutti i modi". Anche se "magari anche da parte nostra si è cascati nella trappola di politicizzarlo dall'altro lato". Il vicepresidente della Camera ha comunque difeso gli interventi più controversi di Giorgia Meloni, come quelli sull'immigrazione: "Il discorso della presidente Meloni, in questo come in altri casi, riguardava una giustizia che va oltre il dettato della legge e che si impadronisce di una funzione politica".

In ogni caso, per il forzista non si pone un problema di consenso politico: "In mezzo a quei no certamente ci sono anche voti di persone di Forza Italia e altri, proprio perché non era, e guai se lo fosse stato, un referendum sul governo. Così come da questa parte abbiamo avuto voti della sinistra, di Azione, di Italia viva. Non c'entra nulla".

Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè (FI) intervistato da Marco Billeci per Scanner Live
Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè (FI) intervistato da Marco Billeci per Scanner Live

De Priamo (FdI): "Impossibile fare questa riforma lavorando con l'opposizione"

Il senatore De Priamo ha insistito sul fatto che non sia stato possibile collaborare con le opposizioni, cosa che avrebbe facilitato un successo al referendum: "Le condizioni per fare una riforma della giustizia condivisa non c'erano, non c'era un possibile punto d'incontro", per la "polarizzazione del dibattito politico in atto". E ha girato la questione: "Non so se qualche collega di Pd, M5s o Avs potrebbe dire oggi ‘avremmo potuto fare insieme una riforma della giustizia'. È una cosa fuori dal modo in cui oggi stanno facendo – legittimamente – opposizione".

Dunque, visto che "nella legislatura ci siamo impegnati a fare alcune riforme", la scelta era "tra provare a farla così e non farla". E "non farla perché si temeva il referendum sarebbe stato poco coraggioso". De Priamo ha anche sottolineato che su un'altra riforma costituzionale, quella di Roma Capitale, si sta cercando il consenso di almeno una parte dell'opposizione.

Quando gli è stato chiesto se ci fosse stato un dialogo con le opposizioni prima di presentare la riforma della giustizia, il senatore ha detto: "A livello di governo un confronto, almeno sul premierato, c'è stato sicuramente". Non ha parlato della giustizia, però. "Poi è ovvio che in Parlamento non si è riusciti a dialogare".

Ora attenzione sulla legge elettorale. E sul premierato "bisogna andare avanti"

L'attenzione ora si sposterà sulla riforma della legge elettorale, e De Priamo ha detto che si cercherà di cooperare: "Io penso che il confronto vada sempre cercato con ostinazione, quando non diventa ostruzionismo" e quindi su questo tema "va ufficialmente chiesta la disponibilità per una legge elettorale condivisa, anche modificando qualcosa rispetto alla nostra proposta iniziale. Poi se non ci saranno le condizioni, ci sarà la dinamica parlamentare di maggioranza". In altre parole, se si riesce a collaborare bene, altrimenti il centrodestra è pronto ad andare avanti da solo. "Vogliamo fare una legge elettorale per avere un vincitore poco dopo il voto. Se poi in questa direzione arrivano delle proposte dell'opposizione sarebbe sbagliato non ascoltarle".

Anche Mulè ha chiarito che non c'è intenzione di rinunciare alle riforme. Anche quelle più ambiziose, come il premierato. Un'altra ampia riforma costituzionale, che richiederebbe quasi certamente un nuovo referendum, da qui al prossimo anno quando si terranno le elezioni. Insomma, un'operazione che sembra davvero complicato mettere in piedi. Per il vicepresidente della Camera, però, non ci sono dubbi: "Questo centrodestra si distingue per la lealtà nel programma sottoposto agli elettori nel 2022. Lì c'è scritto che il premierato è una delle riforme fondanti di questa maggioranza che ha avuto il consenso degli elettori, e secondo me bisogna andare avanti".

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