In foto: il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco.
in foto: In foto: il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco.

Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, presenta le sue Considerazioni finali di fronte ad un pubblico di politici, banchieri e imprenditori, facendo un bilancio della salute economica e finanziari del nostro Paese nell'ultimo anno. Per buona parte del discorso Visco sottolinea l'importanza fondamentale di appartenere all'Unione europea per "tornare su un sentiero di sviluppo stabile". Senza l'Europa infatti, afferma il numero uno di Bankitalia, saremmo semplicemente più poveri: "E lo diventeremmo se dovessimo fare dell'Unione un avversario".

L'appartenenza all'Ue è fondamentale

Le difficoltà economiche che stiamo vivendo, non vanno imputate a Bruxelles, continua Visco, per cui "addossare all'Europa le colpe del nostro disagio non porta ad alcun vantaggio e distrae dai problemi reali". E ancora: "La debolezza della crescita dell'Italia negli ultimi vent'anni non è dipesa né dall'Unione Europea né dall'euro", considera Visco, rimarcando che in vent'anni di moneta unica, invece, i benefici economici per il nostro Paese sono stati molteplici. "Quelli che oggi sono talvolta percepiti come costi dell'appartenenza nell'area dell'euro sono, in realtà, il frutto del ritardo con cui il Paese ha reagito al cambiamento tecnologico e all'apertura dei mercati a livello globale", aggiunge, per poi rimandare all'Italia la necessità di maturare la consapevolezza dovuta all'affronto e alla risoluzione dei problemi. "Altri hanno saputo farlo in maniera efficace", prosegue Visco.

Il contributo dell'immigrazione alla produttività

Lo sviluppo di un sentimento di appartenenza all'Ue, insieme alla capacità di sfruttare tutto ciò che questo ha da offrire, deve quindi essere alla base della risposta "alle sfide globali poste dall'integrazione dei mercati, dalla tecnologia, dai cambiamenti geopolitici, dai flussi migratori". Guardando al fenomeno da un punto di vista prettamente economico, Visco interviene quindi anche in materia di migrazione, affermando che "da qui al 2030, senza il contributo dell'immigrazione, la popolazione di età compresa tra i 20 e i 64 anni diminuirebbe di 3 milioni e mezzo, e calerebbe di ulteriori 7 nei successivi quindici anni", con un risvolto negativo grandissimo per la capacità produttiva del nostro Paese. Va quindi riconosciuto in questo senso il contributo di chi arriva in Italia: allo stesso tempo va affrontato il problema di giovani e laureati che lasciano ogni anno il territorio, in "riflesso dei ritardi strutturali dell'economia". La prospettiva di "continuare a perdere le nostre risorse più qualificate e dinamiche" è anche resa più preoccupante "dall'incapacità del Paese di attirare lavoratori a elevata qualificazione e di integrare nella formazione chi proviene dall'estero".

Riduzione del debito, riforme strutturali e sostegno alla crescita

"Serve uno sforzo corale, la partecipazione di tutti, lungo una direzione di marcia che la politica deve indicare con chiarezza", continua Visco indicando la necessità di varare misure a sostegno del lavoro e della produttività. Il governatore di Bankitalia cita "una strategia rigorosa e credibile di riduzione del debito" e delle "riforme strutturali di ampio respiro": un aumento della spesa pubblica, così come la riduzione delle entrate, vanno inseriti in un quadro di sostenibilità finanziaria, avverte Visco, per cui vanno anche "precisati gli intenti, le priorità e le fonti di finanziamento", considerando che "affinché il bilancio pubblico possa contribuire a un aumento duraturo del tasso di crescita del prodotto servono interventi profondi sulla composizione della spesa e delle entrate". C'è inoltre bisogno di maggiore sostegno ai programmi in grado di stimolare l'attività economica, in particolare per i territori in difficoltà: "È necessario intervenire sui fattori alla base del ritardo del Sud, non ci si può solo affidare ai tentativi di compensarlo con trasferimenti monetari".