Il giallo della norma che legalizza la cannabis light: cos’è successo e perché FdI l’ha ritirata

Quello che si è verificato ieri attorno all'emendamento sulla cannabis light è stato un enorme cortocircuito all'interno della maggioranza. Fratelli d'Italia è andato in tilt sulla norma che ne reintroduceva il commercio, dopo il blocco imposto dal decreto Sicurezza che dallo scorso giugno proibisce la produzione e la vendita delle infiorescenze della canapa e dei suoi derivati.
Cosa prevedeva la proposta di FdI per legalizzare la cannabis light
La proposta, firmata dal senatore Gelmetti, compariva nel fascicolo degli emendamenti alla manovra segnalati dai partiti per essere discussi al Senato, ma è stata ritirata in fretta e furia non appena il caso è scoppiato. La norma prevedeva un'imposta di consumo al 40% sulla vendita di "infiorescenze fresche o essiccate e derivati liquidi" della cannabis light per uso "da fumo o da inalazione", affidando le operazioni controllo e autorizzazione all'Agenzia delle Dogane. Dunque, i prodotti contenenti fino allo 0,5% di Thc si sarebbero potuti vendere, mai soggetti autorizzati – tabaccai e negozi specializzati – avrebbero dovuto pagare una super imposta sul prezzo di vendita.
I malumori dentro FdI, le scuse e poi il ritiro
La misura appariva chiaramente in contrasto con la stretta impressa dal governo, che tramite il decreto Sicurezza, ne ha vietato il commercio e la coltivazione, equiparandola alle droghe. Autorizzare la vendita, seppur sotto una maxi tassazione, avrebbe significato nei fatti far tornare la cannabis light legale.
Un'inversione di marcia, oltre che un evidente controsenso, impensabile per il governo che ha impostato una parte della sua campagna "contro le droghe" anche attorno al divieto della cannabis light (sebbene, come chiariscono gli esperti, non possa essere ritenuta tale). Davanti ai malumori della maggioranza, Fratelli d'Italia ha dapprima provato a giustificare l'emendamento con l'obiettivo di "contrastare la diffusione e la vendita di prodotti a base di cannabis light, introducendo una super tassazione al 40%". La proposta "non nasconde alcuna volontà occulta di legalizzazione di questi prodotti, come sostenuto da alcuni, ma l'esatto contrario".
L'ufficio stampa del partito ha annunciato "interlocuzioni con i Ministeri competenti per stabilire quale sia la strada migliore per contrastare questo business", sottolineando che "la lotta alla droga e ad ogni dipendenza è uno dei capisaldi di Fratelli d'Italia". Un tentativo maldestro di coprire il pasticcio e che non è bastato a placare le tensioni.
Le critiche delle opposizioni
Tant'è che il partito della premier è stato costretto a correre ai ripari e fare dietrofront. La proposta è stata ritirata e la norma stracciata. Ma il balletto di FdI ha fatto saltare le opposizioni che hanno ricordato "la crociata ideologica" portata avanti dal governo sul tema, che "ha devastato un settore produttivo in crescita, cancellato migliaia di posti di lavoro, perseguitato imprese perfettamente legali", ha dichiarato Chiara Appendino del M5s.
"Prima proibiscono ma poi ri-legalizzano per ri-proibire ancora. Questo sì che è davvero stupefacente, altro che cannabis light", ha commentato il segretario di +Europa Riccardo Magi. "La verità è che la maggioranza è allo sbaraglio, non sanno nemmeno di cosa parlano, tantomeno cosa fanno. L'improvvisazione produce danni e a farne le spese sono i piccoli imprenditori", ha aggiunto.