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Opinioni
28 Aprile 2014
15:27

Il debunking di miti e slogan del Movimento 5 Stelle

Un piccolo compendio delle tante, troppe, imprecisioni della propaganda del Movimento 5 Stelle: quando parole e numeri sono davvero importanti e fanno la differenza.
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Come vi stiamo raccontando da tempo, capita sempre più frequentemente che il dibattito politico sia orientato, condizionato e successivamente monopolizzato dalla propaganda delle opposte fazioni politiche. Fatti, emergenze vere o presunte, strategie e tatticismi vengono così utilizzati in maniera del tutto strumentale, "obbligando" media e opinione pubblica a discutere del nulla, a rilanciare delle "quasi – notizie", con un occhio ai "sono stato frainteso" e l'altro alle vere e proprie  bufale. È un meccanismo per certi versi paradossale, che fa leva sul senso delle parole e sulla grande distanza che spesso passa fra annunci e atti, oppure molto più banalmente sulle diverse interpretazioni che, più o meno strumentalmente, vengono date allo stesso "fatto".

Fabio Avallone sull'HuffPo spiega con precisione come nascono alcune "mobilitazioni" sui social network del Movimento 5 Stelle: "Da paladini della verità i deputati grillini si sono trasformati in creatori di bufale che poi fingono di smascherare. E' accaduto più volte, a distanza ravvicinata. Il meccanismo è abbastanza semplice: il governo annuncia un provvedimento che i grillini ritengono possa far breccia nel loro elettorato; dal Movimento parte una campagna di disinformazione volta a dimostrare che quel provvedimento è fasullo o ne nasconde un altro e, quindi, il vero scopo del governo è fregare i cittadini". Ora, al netto delle valutazioni sul modus operandi di alcuni parlamentari (che non ci interessano, almeno in questa sede), a tali considerazioni si aggiunge la reiterazione continua di concetti ed idee, per un processo di "viralizzazione delle bufale" che accresce confusione e che spesso impedisce anche una vera discussione di senso. Non siamo ancora al punto della "bugia ripetuta cento volte", ma ci stiamo avvicinando, insomma. Proviamo a vedere qualche esempio, recente e lontano.

"Abbiamo restituito 42 milioni di euro di rimborsi elettorali". Questa frase, ripetuta come un mantra da attivisti e parlamentari del Movimento 5 Stelle è semplicemente falsa. Per una serie di ragioni. Innanzitutto è chiaro che da un punto di vista strettamente pratico fino a questo momento la somma restituita è nettamente inferiore e corrisponde a poco più di un decimo del totale, dal momento che la somma complessiva che spetterebbe al Movimento 5 Stelle non viene erogata in una unica soluzione ma rateizzata. Quindi, tecnicamente, ripetiamo tecnicamente, fino a questo momento NON sono stati restituiti 42 milioni di euro. Una variante, più sensata, è "abbiamo rinunciato a 42 milioni di euro". Anche questa affermazione è falsa. Perché la cifra non è quella (e non ci si avvicina nemmeno). In primo luogo va sottolineato che, anche prima della riforma del Governo Letta, la normativa aveva cancellato l'odiosa norma che garantiva i rimborsi anche in caso di interruzione della legislatura. Ma soprattutto, con l'approvazione definitiva della riforma Letta, la somma a disposizione dei partiti (per la parte di contribuzione diretta, sia chiaro) si riduce del 25% il primo anno, del 50% il secondo, del 75% il terzo fino a sparire del tutto. Insomma, anche assumendo per buona la cifra di partenza di 42 milioni di euro (sulla quale resta qualche perplessità, derivante dalla distinzione in 4 fondi distinti), per effetto della riforma Letta il M5S avrebbe tecnicamente diritto ad una cifra di poco superiore ai 30 milioni di euro. (Ovviamente il problema in questo caso è solo di comunicazione, dal momento che in ogni caso il M5S non ha intenzione di accettare finanziamenti pubblici).

Ci sono poi le bufale storiche, quelle più resistenti. E quelle più difficilmente estirpabili dal "discorso collettivo". Se sulla questione "scie chimiche" si riesce a riportare alla ragionevolezza gran parte degli interlocutori, ciò non avviene ad esempio sulla complessa questione del "signoraggio bancario". Qui in effetti i ragionamenti devono per forza essere più articolati, proprio per l'ampiezza del tema in discussione e l'impossibilità di banalizzare in un senso o nell'altro. Una risposta la dà Mario Seminerio in una intervista a Giornalettismo, spiegando come la propaganda in questo caso serva come "ansiolitico rispetto alla complessità del mondo":

“La cosa è complessa: il signoraggio esiste ma è una frazione assolutamente infima del totale delle risorse fiscale che un paese può raccogliere nel corso dell’anno: 3-4%. Non posso rispondere in forma di slogan – sarebbe facile in questo modo ma del tutto insoddisfacente. Non si può stampare indefinitamente moneta e dire “vai e compra”. Perché arriva un momento in cui le aspettative di inflazione vengono disancorate, la gente spende sempre più questa moneta fresca di stampa aumentandone la velocità di circolazione: così si crea inflazione. Le aspettative si deteriorano e il signoraggio crolla perché nessuno vuole più detenere banconote stampate. È solo una frazione minima di ciò che uno stato può recuperare, a fianco alle risorse fiscali. Esiste un limite incomprimibile nei cosiddetti saldi reali, cioè nel rapporto tra lo stock nominale di moneta e il livello dei prezzi, dopo il quale si ha una iperinflazione. Chi sostiene che esiste una cosa che si chiama signoraggio che permetterebbe alle banche di fare ciò che vogliono, non ha capito nulla del meccanismo. Purtroppo si continua a rimasticare idiozie molto pop, convinti di aver trovato la soluzione dei mali del mondo. Questa sciocca convinzione li spinge a ripetere ossessivamente presunti colpevoli e facili soluzioni (che non esistono). È il meccanismo del nemico esterno (Bilderberg, banche, la Spectre) da rimuovere chirurgicamente. Un po’ di cospirazionismo superstizioso e un po’ di avversione al concetto di responsabilità individuale, il tutto alimentato dalla nostra matrice cattolica: il risultato è il proiettile d’argento, un riduttore di ansia rispetto alla complessità del mondo. Se sconfiggi il nemico che ti sei scelto, improvvisamente ti ritrovi con una pentola di dobloni d’oro alla fine dell’arcobaleno, montagne di marzapane e il migliore dei mondi possibili. È un potente ansiolitico, funziona sempre”.

In campo economico però il Movimento 5 Stelle dà il meglio (o il peggio di sé), proprio mischiando analisi sensate ad esagerazioni propagandistiche, intuizioni a sensazionalismi, letture di grande consistenza a mezze sciocchezze. Prendiamo due questioni esemplari: il fiscal compact che ci costerà 50 miliardi l'anno per 20 anni e il regalo alle banche del decreto Imu / Bankitalia con 7,5 miliardi di euro dei cittadini italiani. La questione fiscal compact la riassume il nostro economista Luca Spoldi: "Le condizioni del Fiscal Compact […] possono apparire severe e sono sicuramente pro-cicliche (ossia tendenzialmente peggiorano la situazione in fase di recessione), ma con un minimo di crescita sono più facilmente sostenibili di quanto non si pensi […] una crescita nominale del Pil del 2,5% basterebbe a rispettare le sopracitate condizioni quando si parta da un debito/Pil del 120%, con manovre via via più leggere man mano che si procede nella riduzione del rapporto". La tesi di Pisauro è del resto chiara: "Si può calcolare facilmente che per rispettare la regola di 1/20, con un debito al 120 per cento del Pil e il pareggio di bilancio è sufficiente che il Pil nominale cresca del 2,5 per cento; con un debito al 100 per cento del Pil basta una crescita nominale del 2 per cento; con un debito all’80 per cento è sufficiente l’1,25 per cento. In tempi appena normali sono valori bassi. Perché si verifichino basta un po’ di inflazione. Tanto per dare un’idea, nel 2000-2007, anni di crescita reale molto bassa, la crescita nominale del Pil in Italia è stata in media del 3,6 per cento l’anno". È chiaro, senza crescita e con un rapporto debito / Pil molto elevato le difficoltà del nostro Paese sono evidenti, ma in ogni caso appare davvero azzardato impostare l'intera comunicazione in termini così netti: 50 miliardi l'anno per 20 anni. Anzi, più che azzardato appare proprio una sciocchezza.

La questione del decreto Imu / Bankitalia è invece uno dei cavalli di battaglia degli ultimi mesi. Qui occorre una premessa, quasi personale: è necessario distinguere la valutazione di carattere politico dalla reale incidenza del provvedimento. Se nel primo caso anche a parere di chi scrive è evidente la forzatura operata dalla maggioranza (con la decisione contestabilissima della Boldrini di applicare la ghigliottina) e sono legittimi i tanti dubbi sulla bontà del provvedimento, allo stesso modo è chiaro che la lettura del "regalo alle banche" è almeno forzata. Ce ne parla sempre Luca Spoldi (con l'invito a leggere l'intero post, per completezza): "Si stanno forse regalando soldi alle banche? Neanche per sogno, semmai è vero l’opposto: di fatto le banche si vedono addossare un ulteriore onere fiscale certo (perché cresce il loro attivo patrimoniale, gonfiandosi il valore delle “attività finanziarie detenute per la negoziazione”), ed un domani saranno tassate su “plusvalenze” quando cederanno le quote eccedenti il 5%, senza peraltro la certezza che la Bce consideri questa rivalutazione nominale valida ai fini del calcolo del Core Tier 1". Si tratta in ultima istanza di una rivalutazione (che poteva e doveva essere fatta meglio) comunque attesa da anni e con vincoli stringenti per quel che concerne la possibilità di una "scalata" delle banche ostili. Sul complesso delle questioni economiche si veda anche l'approfondimento di Di Salvo su L'Unità.

Ci sono poi una serie di questioni minori, agitate con foga sui social network, che molto spesso si rivelano essere vere e proprie bolle di sapone. In questo caso non parleremmo di bufale, quanto piuttosto di pre – allarmi, frutto di interpretazioni frettolose o di considerazioni su bozze, indiscrezioni e retroscena. È una differenza sostanziale, perché spesso la rapida mobilitazione grillina "obbliga" Governo e partiti a precisazioni, chiarimenti o a veri e propri cambi di marcia. Certo è che le "bolle di sapone" fanno ormai parte della cronaca politica a 5 Stelle. Qualche esempio? Cominciamo ad esempio dalla "abolizione delle detrazioni per i coniugi a carico", denunciata dalla Ruocco e rilanciata da Grillo. Qui si passa dalla parola "abolizione" contenuta nella nota stampa del decreto Poletti del 12 marzo a quella "armonizzazione" che è invece presente nel Def (pagina 17), con una interpretazione netta dei grillini: armonizzazione significa abolizione. Tutto qui, non c'è spazio per approfondimenti o chiarimenti di senso (si veda il post di Ruffini su L'Espresso) e "per tutti" la questione diventa: Renzi dà 80 euro ai lavoratori dipendenti e ne toglie 65 a 5 milioni di famiglie. Falso, ovviamente.

C'è poi la questione delle auto blu, una vicenda che abbiamo seguito (qui il sunto) e che ci è costata più di un "rimbrotto" da parte dei lettori. Anche questa è evidentemente una bolla di sapone (che però ha il merito di aver ridestato l'attenzione sulla necessità del "controllo dei fatti oltre gli spot del Governo"). C'è poi l'aumento delle spese dopo la riforma delle province che sarebbe "causato dall'aumento del numero di poltrone nei consigli comunali e nelle giunte dei piccoli comuni": poco importa che il ddl Delrio preveda espressamente che non debba esserci aumento di spesa per la pubblica amministrazione. Una bolla di sapone storica è poi quella dell'impeachment a Napolitano, un "atto politico" di cui si conosceva l'esito e la cui inconsistenza era chiara persino ai parlamentari del Movimento. Ci sono poi le bolle "numeriche", relative alla strana concezione della matematica che hanno parlamentari ed attivisti 5 stelle: dal "dimezzamento" delle pene per il voto di scambio politico mafioso (da 7 / 12 anni a 4/10 anni, la diminuzione media è intorno al 25%), ai "20 mila euro al mese per i parlamentari contro i nostri 3mila" (un lordo "ampliato" in un caso, un netto "depurato" nell'altro"), passando per i finanziamenti pubblici ai giornali (cifre confuse, spesso citate a sproposito) e dalle "coperture" per i disegni di legge presentati.

La Cassazione che scrive a Napolitano per sciogliere le Camere e tornare alle elezioni – Questo caso particolare ha suscitato molte polemiche e rappresenta uno dei casi da manuale della confusionaria mobilitazione dei sostenitori del Movimento 5 Stelle. Tutto parte da un articolo di Affaritaliani con un titolo che sembra indicare che sia stata la Corte di Cassazione a scrivere la lettera a Napolitano (di cui si parla nel pezzo). La missiva è invece degli avvocati Bozzi e Tani, che interpretano una sentenza della Cassazione in maniera netta, come spiegheranno poi al Fatto: "È un giudicato quello della Cassazione di cui le autorità devono dare seguito […] È ben vero che la Corte Costituzionale ha affermato che la dichiarazione di incostituzionalità delle leggi elettorali non travolge, in applicazione del ‘principio di continuità dello Stato’, le passate elezioni e gli atti adottati dalle Camere. Tuttavia sulla corretta applicazione di questo principio si è espressa la Corte di Cassazione affermando che la salvezza degli effetti già prodottisi ‘non attenua la incostituzionalità che è stata accertata e dichiarata dalla Corte senza altre limitazioni (del resto non risultanti dal dispositivo della sentenza)". I parlamentari del M5S invece entrano subito a gamba tesa in una questione comunque complessa, confondendo come spesso accade il piano della valutazione politica (dal momento che resta in tutta la sua dirimenza il problema della legittimità politica di questo Parlamento), con quello della legittimità giuridica (come confermato da giuristi e costituzionalisti, non c'è possibilità che i giudici intervengano sugli atti amministrativi delle elezioni). Ma soprattutto commettendo l'errore fondante di non considerare un dato di fatto basilare: non ci sono né lettere né men che mai indicazioni della Cassazione a Giorgio Napolitano affinché sciolga le Camere e riporti il Paese al voto. Un dato di chiarezza che Grillo omette completamente.

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A Fanpage.it fin dagli inizi, sono condirettore e caporedattore dell'area politica. Attualmente nella redazione napoletana del giornale. Racconto storie, discuto di cose noiose e scrivo di politica e comunicazione. Senza pregiudizi.
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