Stipendi bassi, poche proposte di lavoro e precarietà diffusa. Questi, secondo l'indagine Rapporto Giovani 2017, condotta dall'Istituto Toniolo con il sostegno di Intesa San Paolo e Fondazione Cariplo, sarebbero i maggiori ostacoli che i giovani italiani tra i 18 e i 32 anni si trovano ad affrontare. L'indagine, basata su un campio di 6172 giovani di tutta Italia, ha cercato di tracciare un quadro sul mondo del lavoro odierno, arrivando a definire che nel 70% dei casi, la precaria situazione lavorativa avrebbe impedito ai ragazzi di uscire da casa dei genitori e di andare a vivere da soli.

La categoria che risulta maggiormente penalizzata è quella dei cosiddetti Neet, ovvero dei giovani che attualmente non studiano e non lavorano, che risultano essere stati ostacolati dalla congiuntura economica nell'80% dei casi. I lavoratori con contratto a tempo determinato, nel 79,4% dei casi, percepiscono la propria condizione occupazionale come un motivo rilevante nel ritardare l'uscita dalla casa dei genitori (contro il 70,1% dei lavoratori a tempo indeterminato). Per la maggior parte degli intervistati, anche la nascita di un figlio è quasi impossibile da programmare, sempre a causa della precaria condizione lavorativa che pervade il mercato italiano. Tra i maggiori freni che impediscono ai giovani di emanciparsi dalla famiglia d'origine, ci sono sia la difficoltà abitativa, il caro affitti e la difficoltà nell'ottenere un mutuo, e soprattutto la mancanza di contratti stabili. Anche in questo caso i più penalizzati sono ovviamente i Neet e i lavoratori con contratto a tempo determinato, con uno scarto ancor più netto (circa 15 punti percentuali) rispetto alle altre categorie (lavoratori autonomi e occupati a tempo indeterminato). Bassa fecondità e ritardo nell'uscita dalla casa dei genitori per via dei bassi salari e del precariato continuano dunque a rappresentare la massima criticità irrisolta nel contesto italiano.

Alla luce dei dati diffusi dall'Istituto Toniolo emerge che il 92,2% dei giovani italiani dichiara di non essere riuscito a realizzare i propri desideri formulati l'anno passato di uscire dalla famiglia di origine e il Rapporto Giovani mostra inoltre che per quanto riguarda aspettative e progettualità i giovani italiani non si distinguano in modo rilevante rispetto ai coetanei europei, mentre più ampio che altrove è il divario tra ciò che vorrebbero fare e quello che riescono effettivamente a realizzare.

Secondo l'indagine il percorso formativo gioca un ruolo determinante in ambito professionale, sia sulle pratiche di partecipazione sociale e politica.Il 31% dei giovani con licenza media o titolo inferiore e il 31,6% di chi possiede una qualifica professionale ha dichiarato di aver svolto volontariato, la percentuale sale al 41,4% tra coloro che hanno concluso gli studi con il diploma di scuola superiore e al 51,7% nei laureati. Invece per quanto riguarda la partecipazione ad attività di pressione pubblica (petizioni, raccolte firme, manifestazioni di piazza, campagne di sensibilizzazione sui social network) il 69 % degli intervistati con la laurea ha dichiarato di avere preso parte, contro il 49,7% di quelli con licenza media o inferiore.

"Le basse opportunità di occupazione e le inefficienze del mercato del lavoro stanno frenano il pieno e qualificato contributo delle nuove generazioni ai processi di crescita del paese ma stanno anche tenendo in stallo da troppo tempo persone oramai trentenni che per motivi anagrafici non possono più essere considerate giovani, ma nemmeno adulte perché ancora lontani dalla conquista di una piena autonomia dai propri genitori e di formazione di una propria famiglia. I ventenni Neet (Not in Education Employment or Training) si stanno trasformando in trentenni Nyna (Not Young and Not Adult).Sprecando le capacità e la vitalità dei trentenni, sospesi in un limbo indefinito, il Paese non può crescere", ha spiegato Alessandro Rosina, docente di demografia all'Università Cattolica di Milano e coordinatore del Rapporto Giovani.