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I tempi del Ponte sullo Stretto si allungano ancora: il decreto deve tornare in Cdm, cosa è successo

“Non dò più scadenze mensili, prima voglio vedere la carta e poi partono i lavoratori” aveva detto questa mattina Matteo Salvini sul Ponte sullo Stretto di Messina. E infatti: il decreto Infrastrutture che serve per arrivare a una nuova delibera del Cipess è stato ‘bocciato’ dalla Ragioneria di Stato, che chiede una modifica. Perciò, dovrà passare nuovamente dal Consiglio dei ministri, allungando i tempi.
A cura di Luca Pons
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Ancora un intoppo, l'ennesimo, nel percorso burocratico verso il Ponte sullo Stretto di Messina. L'opera su cui Matteo Salvini, da ministro delle Infrastrutture, ha scommesso gran parte della sua credibilità politica, al momento è ferma. Il governo oltre un mese fa – il 5 febbraio – aveva approvato un decreto Infrastrutture che doveva servire per il "tempestivo completamento dell'iter approvativo", come aveva detto Palazzo Chigi. Poi il provvedimento è sparito per settimane, e oggi è emerso che la Ragioneria generale dello Stato ha chiesto una modifica. Così, dovrà tornare al Consiglio dei ministri.

Il motivo del rinvio sarebbe che i ragionieri dello Stato vogliono precisare una cosa. Ovvero che le nuove operazioni burocratiche che il ministero dei Trasporti dovrà mettere in piedi per l'approvazione non devono avere nessuno costo aggiuntivo per le casse pubbliche. Andranno usati i soldi pubblici già stanziati, eventualmente i fondi messi da parte dal ministero stesso. E basta.

Non a caso, l'amministratore delegato della società Stretto di Messina Spa Pietro Ciucci ha chiarito che "non sono previsti extracosti per il ponte". Il decreto, ha insistito, non fa altro che "modulare gli importi di ciascun anno di lavori per tener conto dello slittamento dei tempi conseguente le note delibere della Corte dei Conti".

Il nuovo stop al decreto Infrastrutture, Salvini: "Sul Ponte non do più scadenze precise"

Il decreto aveva già avuto una nascita travagliata. Dopo gli stop dei giudici contabili a novembre, e le motivazioni depositate a dicembre, il governo si era messo al lavoro per capire come risolvere i problemi sollevati. Ne era uscito un provvedimento che aveva sollevato più di una perplessità, inclusa quella del presidente della Repubblica. Alla fine, cancellati gli interventi più problematici, la norma aveva avuto il via libera del Consiglio dei ministri.

Poi però è arrivata la Ragioneria generale dello Stato, che ha il compito di ‘passare' tutti i provvedimenti del governo per verificarli dal punto di vista tecnico. E così, dopo un mese, si ritorna da capo. L'esecutivo dovrà riunirsi nuovamente e varare ancora il decreto, con le modifiche richieste.

Peraltro, la prima versione del testo prevedeva (nella relazione illustrativa che accompagnava il decreto) di ottenere la delibera del Cipess entro il 31 maggio e chiudere le pratiche burocratiche entro il 31 luglio. Resta da vedere se gli orizzonti temporali cambieranno ancora.

Fatto sta che lo stesso Matteo Salvini oggi ha rifiutato di indicare una scadenza – visto che da anni le sue previsioni vengono puntualmente smentite: "Non do più scadenze mensili, perché ho imparato che fra ricorsi, controricorsi e Corte dei Conti e comitati del no…prima voglio vedere la carta e poi partono i lavori. Il mio obiettivo è che questo sia l'anno dell'avvio dei cantieri".

Pd: "Il Ponte esiste solo sui social di Salvini"

Non sono mancate le critiche dell'opposizione. "Il governo Meloni e il ministro Salvini continuano a collezionare solo rinvii, correzioni e stop tecnici", hanno commentato i parlamentari Antonio Misiani e Andrea Casu del Pd. "Casu. "Dopo mesi di propaganda e annunci, il governo è costretto a precisare nero su bianco che tutte le procedure per il Ponte dovranno essere realizzate ‘senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica'". L'opera "sta bloccando oltre 13 miliardi di euro di risorse pubbliche", "serve solo alla propaganda del governo" e "continua a vivere solo nei comunicati stampa e nei post social del ministro", hanno aggiunto, chiedendo di usare i soldi per le "vere emergenze".

Dal Movimento 5 stelle la deputata Daniela Morfino ha attaccato: "Matteo Salvini, troppo impegnato a parlare dei poliziotti di Rogoredo o di famiglie che vivono nel bosco, su ciò che riguarda il suo ministero le sta sbagliando tutte. In questi giorni vediamo un governo inerte nel dare risposte al Paese sulle tariffe alle stelle di gasolio e gas, ma in compenso continuiamo a tenere bloccati 15 miliardi per un'opera sulla quale è tutto da rifare o quasi". Angelo Bonelli, di Alleanza Verdi-Sinistra, ha rincarato la dose: "È già successo più volte: propaganda prima, pasticci dopo. Si annunciano opere faraoniche, ma quando i testi arrivano al vaglio degli organi tecnici emergono errori e contraddizioni. Il governo continua a inseguire un'opera inutile e costosa mentre Sicilia e Calabria sono state messe in ginocchio dai cicloni Harry e Ulrike".

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