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Ha ragione la Corte Costituzionale: in Italia serve una legge per tutelare i figli della coppie Lgbtq+

Sono più di 20 anni che si chiede una legge per tutelare le famiglie arcobaleno, il cui destino è affidato esclusivamente alla buona volontà di un sindaco o di un giudice. Il presidente della Corte Costituzionale è stato attaccato dalla destra per aver detto una cosa giusta: serve una legge per tutelare i figli delle coppie omogenitoriali nel nostro Paese.
A cura di Jennifer Guerra
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(foto David McNew/Getty Images)
(foto David McNew/Getty Images)

Il presidente della Corte Costituzionale Augusto Barbera ha definito vergognosa e inspiegabile l’assenza di una legge sul fine vita e sulla tutela dei figli delle coppie omogenitoriali nel nostro Paese. Durante la relazione annuale di fronte al presidente della Repubblica, Barbera ha ricordato che questa assenza per i bambini nelle famiglie arcobaleno sta portando “al disordinato e contraddittorio intervento dei sindaci preposti ai registri dell’anagrafe” e che è necessaria la “cooperazione tra Corte costituzionale e legislatore, ciascuno nel rispetto e nei limiti, anche procedurali, delle proprie competenze”. Le parole di Barbera arrivano pochi giorni dopo la notizia secondo cui il ministro dell’Interno ha fatto ricorso contro la sentenza emessa dal tribunale di Padova, che ha ritenuto legittimo il riconoscimento di entrambe le madri di 37 bambini nati all’estero con fecondazione eterologa.

Non si sono fatte attendere le reazioni della destra: secondo l'ex senatore leghista Simone Pillon, quella del presidente della Corte Costituzionale sarebbe un’ingerenza, un tentativo di “dettare l’agenda” del Parlamento. Il senatore di Fratelli d’Italia Lucio Malan ha invece ricordato che Barbera, oggi 85enne, è stato per molti anni militante del Partito comunista, “fin da quando riceveva i soldi dall’Unione Sovietica”, cosa che pregiudicherebbe la sua imparzialità, parole che fanno eco a ProVita e Famiglia, che ha anch’essa sottolineato l’aderenza del presidente al Pci.

In realtà, Barbera non ha fatto altro che ripetere ciò che i suoi predecessori hanno sempre fatto: Silvana Sciarra, presidente da settembre 2022 a novembre 2023 e di certo non un’esponente comunista, aveva definito “intollerabile” l’assenza di una legislazione per le famiglie arcobaleno. Anche Giuliano Amato, che l’aveva preceduta, in un’intervista a Repubblica si era espresso in modo favorevole al riconoscimento dei figli nel caso di Padova.

Da anni, le famiglie omogenitoriali lottano per avere un riconoscimento giuridico. Come ha sottolineato Barbera, la loro situazione dipende però dalla discrezionalità del sindaco della città di residenza (responsabile della trascrizione degli atti di nascita) e della procura. Una coppia formata da due donne o da due uomini accede rispettivamente alla procreazione medicalmente assistita (pma) o alla gestazione per altri (gpa) all’estero, poiché entrambe sono vietate in Italia alle coppie omosessuali. Una volta tornata nel nostro Paese, la coppia può formare o trascrivere (nel caso in cui sia già stato formato all’estero) l’atto di nascita, cosa che però non viene garantita in tutti i casi.

La situazione è precipitata a partire da giugno dello scorso anno, quando la procura di Milano, su ordine del ministero dell’Interno, ha cominciato a interrompere la trascrizione e a impugnare gli atti di nascita. Il nuovo governo, infatti, sin dalla campagna elettorale, ha fatto dell’opposizione alla gestazione per altri un suo cavallo di battaglia, con la volontà di renderla “reato universale”, cioè perseguibile anche se commessa all’estero. Se sulle trascrizioni di nascite derivanti da gpa i giudici si sono espressi in modo sfavorevole, nel caso di procreazione medicalmente assistita compiuta da due donne – come nel caso delle famiglie di Padova – sono state ritenute legittime. Si tratta quindi di un chiaro accanimento del governo nei confronti delle famiglie omogenitoriali, come dimostra la scelta del ministero di fare ricorso.

In questo scenario caotico, resta un punto fermo, che è proprio quello della Corte Costituzionale, che in più di una sentenza ha definito “indifferibile” una legge che tuteli l’interesse del minore, che è superiore a tutto. Nel caso in cui venga trascritto solo un genitore, infatti, il bambino rischia di vivere una grave discriminazione, specie nel caso di separazione o di morte del genitore biologico. L’Italia è stata anche richiamata dal Parlamento europeo per la sospensione delle trascrizioni, un atto giudicato in violazione della convenzione ONU del 1989 sui diritti dell'infanzia.

Come ha fatto notare l’associazione Famiglie Arcobaleno sono più di 20 anni che si chiede una legge per tutelare le famiglie arcobaleno, il cui destino è affidato esclusivamente alla buona volontà di un sindaco o di un giudice. Augusto Barbera non ha fatto altro che ricordare questa situazione paradossale, visto che numerose sentenze della Consulta sono rimaste inascoltate. Questo non significa essere pericolosi sovversivi che vogliono distruggere la democrazia, ma semplicemente applicare la legge in conformità al proprio ruolo. Forse, chi vuole distruggere la democrazia è proprio chi crede che esistano cittadini di serie A e cittadini di serie B, che non meritano che il Parlamento si occupi di loro.

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Jennifer Guerra è nata nel 1995 in provincia di Brescia e oggi vive in provincia di Treviso. Giornalista professionista, i suoi scritti sono apparsi su L’Espresso, Sette, La Stampa e The Vision, dove ha lavorato come redattrice. Per questa testata ha curato anche il podcast a tema femminista AntiCorpi. Si interessa di tematiche di genere, femminismi e diritti LGBTQ+. Per Edizioni Tlon ha scritto Il corpo elettrico. Il desiderio nel femminismo che verrà (2020) e per Bompiani Il capitale amoroso. Manifesto per un Eros politico e rivoluzionario (2021). È una grande appassionata di Ernest Hemingway.
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